Finanza sostenibile, nuove regole al via: a che punto siamo?

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Sulla linea di partenza la nuova cornice regolamentare sulla rendicontazione finanziaria esg. Ma anche la tassonomia europea sulla finanza sostenibile. Ecco come si stanno preparando imprese e operatori del settore

Indice

L’80% delle imprese a livello globale riferisce sulla sostenibilità, ma la maggior parte dei report sono considerati irregolari e frammentati

Nel 2020 abbiamo assistito alla ribalta della parte “sociale” dell’acronimo esg, ma solo il 22% delle aziende include i diritti umani nel proprio set di disclosure

Moody’s: “Il sistema finanziario dovrà affrontare un nuovo panorama di requisiti di trasparenza. Un contesto che influenzerà sempre di più l’accesso al capitale”

Il prossimo 10 marzo entrerà in vigore la Sustainable finance disclosure regulation, la nuova cornice regolamentare sulla rendicontazione finanziaria esg (environmental, social, governance). Ma non solo. Sui rulli di partenza anche la Tassonomia europea sulla finanza sostenibile, con il primo blocco di criteri tecnici che diventerà operativo a partire dal 31 dicembre. Gli operatori finanziari e le imprese sono pronti a rispondere alle richieste dei regulator?
Secondo l’indagine Esg reporting di Investor update, la finanza sostenibile ha rappresentato la principale area d’interesse per tutti gli stakeholder fino agli albori del 2020, quando la pandemia ha sconvolto mercati e industrie globali. Ma, all’inizio del 2021, la divulgazione esg starebbe “già riaffermando la sua preminente influenza sul sistema imprenditoriale”. Un contesto che spingerebbe i team di gestione a fronteggiare “crescenti pressioni” da parte di investitori, autorità di regolamentazione, media e cittadini. Stando a un recente sondaggio di Kpmg, spiegano i ricercatori, l’80% delle imprese a livello mondiale riferisce sulla sostenibilità, ma la maggior parte dei report sono “irregolari e frammentati”.

“Il mancato rispetto delle aspettative degli investitori può limitare in modo significativo l’accesso delle società a nuovi investimenti, aumentare il costo del capitale o, addirittura, generare disinvestimenti”, spiegano Andrew Archer ed Elena Zharikova, rispettivamente head of esg advisory ed esg specialist oltre che autori del rapporto. “Un approccio incompleto o imperfetto alla divulgazione esg può attirare l’attenzione negativa da parte dei media, del pubblico, delle ong e degli altri portatori di interesse”, spiegano, “provocando anche potenziali danni alla reputazione”.

Solo il 22% delle aziende riferisce sui diritti umani

Tra l’altro, precisano, negli ultimi anni l’interesse si è focalizzato principalmente sulla minaccia del cambiamento climatico, ma nel 2020 abbiamo assistito alla ribalta della parte “sociale” dell’acronimo esg, riflettendo l’evoluzione dell’ambiente socio-politico e gli effetti della crisi pandemica in corso. “La rendicontazione sui fattori sociali può comprendere informazioni sul reclutamento, la diversità e l’inclusione dei dipendenti, l’ambiente di lavoro, la salute e la sicurezza, la remunerazione, l’impatto sulla comunità, la protezione dei dati e i diritti umani”, si legge nello studio, sottolineando tuttavia come solo il 22% delle aziende attualmente includa quest’ultimo punto nel proprio set di disclosure.

“Oggi le informazioni esg fornite dalla maggior parte delle società non costituiscono una descrizione adeguata delle loro performance e delle prospettive future”, spiegano i ricercatori. “Per correggere questo trend, dovrebbero riferire secondo metriche materiali, quantitative e trasparenti, stabilire obiettivi chiari e definire il percorso previsto per raggiungerli”, ma ad oggi solo il 16% delle aziende comunicherebbe per esempio i propri obiettivi climatici sulla base della scienza e la maggior parte fornirebbe “solo descrizioni vaghe delle politiche e degli impegni relativi”.

Moody’s: verso un nuovo panorama di trasparenza

Secondo l’ultima analisi di Moody’s investors service, il sistema finanziario nel suo complesso dovrà dunque affrontare un nuovo panorama di requisiti di trasparenza. Un contesto che influenzerà “sempre di più l’accesso al capitale”, esponendo i “flussi finanziari a un maggior controllo e a una maggiore supervisione”. “Ci aspettiamo – concludono gli strategist dell’agenzia di rating – che tutto questo inizi ad avere una maggiore influenza sulle decisioni d’investimento a tutti i livelli, dalle banche agli asset manager ai consumatori”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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