Dopo due anni di rallentamento, la finanza alternativa italiana rialza la testa. Nel primo semestre del 2025 le pmi hanno raccolto oltre 2 miliardi di euro attraverso canali non bancari – dai minibond al crowdfunding, dal private equity alle piattaforme fintech – segnando un incremento superiore al 30% rispetto allo stesso periodo del 2024.
È quanto emerge dall’8° Quaderno di Ricerca sulla Finanza Alternativa per le pmi in Italia, curato dal Politecnico di Milano in collaborazione con Unioncamere e Innexta, che documenta il ritorno di interesse del capitale privato verso l’economia reale. I minibond emessi da piccole e medie imprese hanno superato i 333 milioni di euro, il venture capital ha mobilitato 454 milioni in soli sei mesi, mentre il fintech credit e l’invoice trading tornano a crescere a doppia cifra.
Durante il Finance Day di Milano, Giancarlo Giudici, professore ordinario alla School of Management, ha osservato che «il 2025 mostra ottimi segnali di ripresa nei comparti legati al private capital e agli investitori istituzionali». Un’inversione di tendenza netta rispetto al biennio 2023-2024, quando il rialzo dei tassi e la volatilità dei mercati avevano frenato l’appetito per gli strumenti alternativi.
Per i wealth manager, l’indicazione è chiara: la finanza complementare non è più una nicchia per pionieri, ma un mercato maturo, con strumenti regolamentati, rendimenti reali e un impatto diretto sull’economia del Paese. È qui che oggi si gioca la partita tra chi cerca rendimento e chi crea valore.
Private debt e minibond: il ritorno della fiducia
Nel primo semestre 2025 il mercato dei minibond ha registrato 54 emissioni da parte di PMI italiane per un controvalore complessivo di 333 milioni di euro, in aumento rispetto ai 202 milioni del primo semestre 2024. Il valore medio delle emissioni è salito a 6,17 milioni, segno di una crescente maturità del mercato, mentre la cedola media si è attestata al 7,11% (5,78% per i titoli a tasso variabile) e la durata media a 4,9 anni. Le regioni più attive restano la Lombardia, con il 39% delle emissioni, seguita da Emilia-Romagna e Veneto.
La cedola, pur in leggero calo rispetto ai picchi del 2023 (8,94%), resta appetibile per chi cerca rendimento reale con duration contenuta e rischio di credito gestibile. Per i wealth manager, i fondi di private debt e i minibond rappresentano una fonte di rendimento alternativo ideale per portafogli bilanciati: cedole medio-alte, bassissima correlazione con il mercato azionario e un impatto diretto sull’economia reale.
Crowdfunding: una pausa di consolidamento
Nel 2025 il crowdfunding vive una fase di selezione. Nei dodici mesi chiusi a giugno, la raccolta complessiva in Italia è stata di 261 milioni di euro, in calo del 14% rispetto all’anno precedente. Il comparto equity ha registrato 47 milioni di capitali raccolti (-19%), con ticket medi di 1,15 milioni per le campagne immobiliari e di 251mila euro per quelle non immobiliari. Le piattaforme di lending crowdfunding hanno movimentato 142 milioni di euro, di cui 118 milioni legati a progetti immobiliari (-18%) e 24 milioni a prestiti diretti alle imprese (-1%).
Nonostante la flessione, il crowdfunding resta una vetrina per startup e pmi innovative e un terreno d’esplorazione per gli investitori retail evoluti, family office e club deal. I rendimenti offerti nel lending variano mediamente tra il 10% e il 12% annuo lordo, con durata breve e rischio frazionato su molteplici progetti. Un comparto che, seppur in fase di consolidamento, continua a rappresentare una componente ad alto potenziale per chi cerca esposizione al tessuto imprenditoriale italiano.
Fintech e invoice trading: la nuova linfa per la liquidità delle pmi
Nel 2025 il fintech italiano si consolida come infrastruttura essenziale per la liquidità delle imprese. Dopo un 2023 complesso, i volumi su piattaforme come Workinvoice, Cashme, Anticipay e MyCreditService tornano a crescere a doppia cifra, sostenuti da fondi di credito e investitori istituzionali.
Secondo lo European Payment Report 2025 di Intrum, il 54% delle imprese italiane paga i fornitori in ritardo e oltre una su cinque è penalizzata da insolvenze dei clienti. In questo scenario, l’invoice trading consente di ridurre i tempi d’incasso da 60 a 15 giorni, con sconti medi tra 2,5% e 3% a fattura. Casi come Rapitex, che ha ceduto oltre 8 milioni di euro di crediti commerciali su MyCreditService, o Stampaggio Canavesano Favria, con 1,5 milioni di fatture smobilizzate nel 2025 su Workinvoice, mostrano come il fintech sia diventato una leva di liquidità strutturale per il tessuto produttivo.
Per il wealth management, queste piattaforme rappresentano una nuova asset class a breve scadenza, con rendimenti medi tra il 7% e il 10% annualizzato e duration inferiore a dodici mesi. La possibilità di accedere a flussi di cassa reali, decorrelati dai mercati azionari e obbligazionari, sta spingendo family office e fondi di private debt a includere il fintech lending nei portafogli multi-asset, come strumento di rendimento reale e di impatto diretto sull’economia reale italiana.
Private equity e venture capital: capitale paziente, rendimenti reali
Il 2024 si è chiuso con 927 milioni di euro investiti su 437 operazioni di venture e growth capital, un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2023. Nel primo semestre del 2025 il comparto venture capital ha registrato 454 milioni di euro di investimenti in 236 deal, mentre il growth capital si è fermato a 270 milioni per 30 operazioni. Torna invece a crescere l’attività dei business angel, che nel 2024 hanno investito 74,5 milioni di euro, quasi il doppio rispetto ai 39 milioni del 2023.
Per il wealth management, i fondi di private equity e venture capital restano la colonna portante dei portafogli alternativi. La loro capacità di offrire ritorni non correlati ai mercati pubblici, unita al ruolo sempre più attivo nel sostenere innovazione e crescita industriale, li rende una componente chiave nelle strategie di lungo periodo dei clienti Hnwi e dei family office.
Tokenizzazione e crypto-asset: la frontiera digitale del private market
Nel 2025 la finanza privata fa un salto tecnologico. Con il MiCAR, il DLT Pilot Regime e il Decreto Fintech, l’Italia è tra i primi Paesi UE a consentire l’emissione di strumenti finanziari tokenizzati su blockchain. La Consob ha già autorizzato quattro operatori – CDP, Fleap, Milano Global Advisors e ClubDeal – a gestire titoli digitali.
Proprio ClubDeal, piattaforma milanese per investitori Hnwi, ha tokenizzato il proprio capitale su blockchain Polygon, aprendo la strada a un mercato secondario digitale per minibond, equity e fondi privati.
Per il wealth management è una svolta: i private asset diventano più liquidi e frazionabili, con accesso anche per investitori non istituzionali e costi di emissione ridotti. La tokenizzazione può ridurre il tradizionale “premio di illiquidità”, rendendo il private market più trasparente, efficiente e vicino alle esigenze di rendimento reale dei portafogli moderni.
Il capitale torna all’economia reale
Dal Finance Day emerge un messaggio netto: la finanza alternativa non è più una nicchia sperimentale, ma una leva strutturale della crescita italiana. L’interesse del capitale privato per le PMI segna un cambio di passo, che apre agli investitori un mercato fatto di rendimento reale, impatto economico e opportunità tangibili.
«La sfida – ha concluso Giancarlo Giudici – sarà far dialogare la finanza tradizionale e quella alternativa. Le pmi italiane hanno bisogno di capitali pazienti, e gli investitori di lungo periodo hanno bisogno di un’economia reale solida in cui credere».
Per il wealth management, significa molto più che diversificare: significa integrare l’economia produttiva nei portafogli, trasformando gli strumenti alternativi – dai minibond ai fondi fintech, fino ai token digitali – in componenti centrali della strategia patrimoniale.

