JP Morgan tokenizza il private equity: “il futuro” per gli alternativi

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Porte di vetro con il logo "J.P. Morgan" in lettere bianche, che riflettono la luce e gli edifici circostanti, probabilmente all'ingresso di un ufficio aziendale.

La blockchain, su un mercato pieno di frizioni come quello non quotato, smette di essere una soluzione in cerca di problema: costi più bassi e più liquidità.

La banca guidata da uno dei Ceo storicamente più ostili al Bitcoin, Jamie Dimon, è diventata paradossalmente una delle capofila nell’implementazione della blockchain in processi finanziari tipicamente complessi come gli investimenti alternativi.

JP Morgan ha annunciato la tokenizzazione di un fondo di private equity, le cui quote verranno quindi scambiate su un registro blockchain. Un token è un contratto digitale che permette di scambiare sul registro non solo moneta da pari a pari (come avviene per Bitcoin) ma anche titoli di proprietà, come nel caso delle azioni tokenizzate.

La stessa JP Morgan, nel corso del 2025, aveva presentato un white paper intitolato The Future of Wealth Management, interamente dedicato all’uso dei token negli investimenti alternativi.

Quella annunciata il 30 ottobre da parte di JP Morgan, infatti, è molto più di un semplice test: il prossimo anno verrà lanciata la piattaforma di tokenizzazione dei fondi Kinexys Fund Flow di JP Morgan, fatto che prelude a un utilizzo consistente del token come strumento per scambiare la proprietà di quote di prodotti finanziari tipicamente illiquidi.

Infatti, se nei mercati quotati la tokenizzazione ha un valore marginale — i sistemi di scambio sono già rapidi e a costi prossimi allo zero — nei private market JP Morgan intravede vantaggi molto più tangibili, dalla semplificazione dei flussi operativi alla possibilità di creare nuova liquidità per asset finora illiquidi.

In particolare, la presenza, su un registro condiviso, dei dati relativi a disponibilità di cassa e quote di fondi, unita all’esecuzione automatica delle operazioni tramite smart contract, permetterebbe risparmi di tempo e di costi, riducendo il tempo di inattività della liquidità raccolta (cash drag) e, in conclusione, i costi per il cliente finale dello 0,24%. “Assumendo che un gestore mantenga in media circa il 3% di liquidità e che un portafoglio bilanciato possa generare circa l’8% in più rispetto alla cassa nel lungo periodo”, si legge nel rapporto firmato da Kinexys by JP Morgan.

Il vantaggio, però, sarebbe evidente anche per chi distribuisce i fondi di private equity con questo sistema innovativo: semplificando i processi a valle e riducendo i flussi operativi complessi, il modello consentirebbe una liquidità potenzialmente maggiore, permettendo ai gestori di portafoglio di includere fondi alternativi privati nei portafogli discrezionali.

Per la banca d’affari americana, questa innovazione potrebbe valere per i gestori e i distributori di fondi alternativi privati fino a 400 miliardi di dollari di ricavi annuali aggiuntivi.

Il tema della liquidità è da sempre un tallone d’Achille per i mercati non quotati: vendere una partecipazione in un fondo di private equity non è né rapido né immediato. Tuttavia, con la blockchain diventa molto più facile condividere informazioni tra più soggetti all’interno dello stesso registro, in questo caso sui sottoscrittori del fondo. Trasferire la proprietà non richiede lo stesso livello di lavoro manuale e di documentazione, e questo potrebbe favorire la nascita di mercati secondari più liquidi per questi asset.

Oggi, invece, la vendita di una partecipazione in un fondo alternativo sul mercato secondario è in genere un processo manuale, negoziato bilateralmente, che può risultare problematico per gli investitori individuali: spesso le loro quote non sono abbastanza grandi da attirare acquirenti, considerato il tempo e la burocrazia necessari per completare la transazione.

Se si parla di mercati che prima non avevano piattaforme di scambio veloci e trasparenti, come in questo caso, la blockchain smette di essere la proverbiale soluzione in cerca di un problema. E JP Morgan sembra convinta che, sugli alternativi, diventerà uno standard: “Per l’industria degli investimenti alternativi è solo questione di tempo prima che venga adottata una soluzione basata su blockchain,” ha dichiarato Anton Pil, responsabile globale delle soluzioni di investimento alternativi di JP Morgan Asset Management. “Si tratta, in sostanza, di semplificare l’ecosistema degli alternativi e renderlo più accessibile alla maggior parte degli investitori.”

Domande frequenti su JP Morgan tokenizza il private equity: “il futuro” per gli alternativi

Cosa ha annunciato JP Morgan riguardo al private equity?

JP Morgan ha annunciato la tokenizzazione di un fondo di private equity. Questo significa che le quote di questo fondo verranno scambiate su un registro blockchain.

Qual è il ruolo di JP Morgan nell'implementazione della blockchain nei processi finanziari complessi?

JP Morgan si è posizionata come una delle banche leader nell'implementazione della blockchain per processi finanziari complessi, come gli investimenti alternativi. Questo avviene nonostante la storica ostilità del suo CEO, Jamie Dimon, verso il Bitcoin.

Cosa si intende per tokenizzazione di un fondo di private equity?

La tokenizzazione di un fondo di private equity implica la creazione di un contratto digitale, chiamato token, che permette lo scambio delle quote del fondo su un registro blockchain. Questo facilita la negoziazione di asset finanziari.

Quali tipi di scambi sono possibili tramite un token su un registro blockchain secondo l'articolo?

Secondo l'articolo, un token è un contratto digitale che permette di scambiare sul registro blockchain non solo moneta da pari a pari, ma anche altri asset finanziari come le quote di fondi di private equity.

Come viene descritto il futuro degli investimenti alternativi da JP Morgan?

JP Morgan considera la tokenizzazione e l'uso della blockchain come 'il futuro' per gli investimenti alternativi. L'implementazione di questa tecnologia mira a semplificare e rendere più efficienti processi finanziari tradizionalmente complessi.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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