Filantropia, donazioni in criptovalute più che decuplicate nel 2021

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La donazione in criptovalute, grazie alla forte efficienza fiscale, è diventato un importante trend negli Stati Uniti

Indice

Fidelity Charitable, la più importante fondazione per la beneficenza in America, ha ricevuto 331 milioni di dollari in asset digitali nel 2021, dai 28 milioni del 2020

Alcune grandi realtà della beneficenza come Save the children hanno dedicato ai propri supporter una pagina sulla donazione in criptovalute

Mentre le criptovalute acquisiscono sempre maggiore popolarità fra gli investitori, cresce anche la loro rilevanza nel mondo delle donazioni a scopo di beneficenza.

Fidelity Charitable, la più importante fondazione per la beneficenza in America, ha ricevuto 331 milioni di dollari in asset digitali nel 2021, dai 28 milioni del 2020: un incremento vicino alle 12 volte nel giro di un solo anno. La gran parte di queste donazioni è stata compiuta in bitcoin (88%) ed ether (11%).

Nei mesi scorsi la stessa Fidelity Charitable aveva messo in luce quali fossero i vantaggi di una donazione in criptovaluta. Tenendo conto della grande corsa al rialzo sperimentata l’anno scorso, i possessori di queste monete digitali avevano di fronte a sé un’alternativa per passare alla presa di beneficio. Convertirle in dollari, pagandoci sopra la tassa sul capital gain. Oppure, donarle direttamente a un donor advised fund, portare il controvalore in deduzione – come consente la legge Usa – ed evitare l’imposta sul capital gain. In questo modo il donatore può, contemporaneamente, favorire le cause che gli stanno a cuore e ridurre il suo carico fiscale.

Realtà come la Fidelity Charitable permettono ai donatori di effettuare la propria beneficenza anche attraverso la donazione di asset che, altrimenti, le associazioni benefiche non sarebbero in grado di accettare. Nel 2021 Fidelity Charitable ha ricevuto due terzi delle donazioni in forme diverse dal cash. Nel complesso, la fondazione ha ricevuto 15,3 miliardi di dollari, il 43% in più rispetto rispetto al 2020. Pertanto, le donazioni in criptovalute hanno rappresentato circa il 2% del totale: ancora una piccola fetta. Non tutti i donatori appartengono all’élite più facoltosa: il donor advised fund mediano di Fidelity contiene meno di 25mila dollari.

Un nuovo modo di donare, e più trasparente

Alcune grandi realtà della beneficenza come Save the children hanno dedicato ai propri supporter una pagina sulla donazione in criptovalute. “Donare bitcoin e altre criptovalute è uno dei modi più efficienti dal punto di vista fiscale per sostenere la tua causa preferita”, si legge sul sito ufficiale della Ong, “l’aggiunta di questo tipo di donazione emergente è un passo per imparare di più su come le tecnologie blockchain DeFi e Dlt possono aiutarci a fare di più per raggiungere i bambini più emarginati del mondo”.

L’Unicef ha iniziato ad accettare donazioni in crypto sin dall’ottobre 2019, prima fra le agenzie delle Nazioni Unite. Le motivazioni specificate sul suo sito non sono solo fiscali. “Negli ultimi anni abbiamo visto aumentare il desiderio dei donatori di contribuire usando la criptovaluta e di vedere la loro donazione usata come criptovaluta (cioè senza convertirla in valuta fiat locale)”, ha fatto sapere l’Unicef, “mantenendo la criptovaluta nella sua forma nativa” si può “tracciare dove va il denaro e come viene speso, fornendo un livello di trasparenza senza precedenti nello spazio dei finanziamenti e delle Ong”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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