Il tema della fiducia, come asset relazionale fondamentale per il mondo della finanza e della consulenza finanziaria è al centro del dibattito in questi mesi.
La stessa Consulentia 2026 ha avuto come tema centrale “La consulenza come infrastruttura della fiducia”. Il focus appare ben centrato, come abbiamo già scritto, la fiducia è probabilmente l’asset fondamentale che determina il valore di una relazione consulenziale.
Più importante della relazione fra esseri umani, della competenza o dello stesso costo della consulenza. Questo vale nel mondo finanziario ma non solo. La fiducia verso scienziati, medici, specialisti vari, è allo stesso tempo l’asset fondamentale, ma anche il problema principale, quando i livelli di fiducia non sono sufficientemente elevati. Il problema della sfiducia verso gli esperti è infatti complesso e globale.
Il tema della perdita di fiducia verso “la scienza e la sapienza” ha creato negli Usa una definizione: lo “science denialism”, la negazione che gli scienziati e gli esperti ne sappiano realmente di più o che usino realmente quello che sanno per il bene dell’umanità. Da qui arrivano, in fondo, le derive terrapiattiste o le credenze strampalate ed alternative al sapere scientifico, sempre più diffuse nella società globale.
Fiducia in Italia: i dati 2026 e il confronto con l’estero
Qual è il quadro della situazione in Italia e non solo da noi? Le ricerche sul campo ci aiutano a capire il quadro oggettivo, senza dover ricorrere a punti di vista precostituiti. A patto ovviamente di fidarsi delle ricerche, ed anche questo sarà un tema da trattare, prima o poi.
Partiamo dall’analisi annuale che Edelman – firma globale della comunicazione – pubblica in tutto il mondo : l’Edelman Trust Barometer 2026 che misura la fiducia verso istituzioni e imprese. Nel quadro sempre più complesso del mondo, nella difficoltà di discernere le informazioni vere da quelle fake, la capacità della popolazione mondiale di fidarsi resta discreta ma non elevata.
L’indice mondiale nel 2026 è a 57 (si parla di fiducia elevata quando l’indice è sopra il 60). I paesi occidentali stanno un po’ meglio: il loro indice medio di fiducia è 66, con un piccolo miglioramento rispetto al 2025. L’Italia non sembra un paese occidentale dal punto di vista del suo bacino di fiducia: il suo indice complessivo all’inizio del 2026 quota 50, stabile negli ultimi 12 mesi.
In sintesi: gli italiani si fidano poco, meno degli altri occidentali. Si fidano un po’ di più dei loro vicini di casa e dei loro capi (in azienda, se lavorano). Più di quanto non si fidino di giornalisti, altri capi azienda o politici. In sintesi, potremmo dire che la prossimità sociale e fisica sembra determinare un certo grado di fiducia a parità delle altre condizioni.
Fiducia nella finanza: perché resta bassa rispetto ad altri settori
Considerato che i servizi finanziari sono una costante quasi quotidiana della vita delle persone potremmo aspettarci che l’indice di fiducia verso tutti i soggetti che erogano servizi finanziari alle persone sia elevata. Ma il report Edelmann non ci tranquillizza in questo. In materia di fiducia, i servizi finanziari stanno in coda rispetto a tanti altri settori, anche di minor esperienza quotidiana. Solo la credibilità dei social media sembra fare peggio.

Fiducia in banca e nel consulente: cosa dicono le ricerche
Alcune survey di settore mostrano un quadro non distante da questo: la fiducia nella propria banca e nel proprio consulente è buona ma non elevatissima. All’interno del sistema finanziario ci sono ovviamente situazioni variegate: di eccellenza (elevata fiducia) ed altre di maggiore distanza. Anche su questo punto lavorare sulla media di un mercato non racconta tutta la ricchezza esperienziale offerta dal mercato finanziario stesso. Ma la media del mercato finanziario – senza gettare la croce su alcuno – presenta dati ampiamente migliorabili.
Come aumentare la fiducia: strategie per banche e consulenti
La fiducia non è un costrutto astratto, è frutto di una chimica relazionale che ha regole ben precise, sulle quali esistono testi più o meno scientifici ed attività di formazione.
Nelle ricerche le aziende si appassionano quando ricevono voti alti (di soddisfazione, fiducia, consigliabilità, etc.), quasi nessuna azienda sembra pronta a ricevere cattive notizie (un calo nella soddisfazione dei propri clienti o dei propri dipendenti è una iattura).
Ma nella lettura delle ricerche solo poche aziende si pongono l’obiettivo di capire come migliorare i propri risultati, come cambiare di passo, come diventare leader assoluto, ad esempio di fiducia. Eppure, ci sarebbe molto da fare.
Lo stesso report Edelmann, pur essendo generalista, fornisce qualche ottimo consiglio per chi fosse interessato a lavorare sul proprio marketing e comunicazione della fiducia. Ad esempio, suggerisce di lavorare di più su una cultura condivisa con i clienti (occupiamoci di quello che interessa loro, condividiamo valori, mettendoli in pratica e non solo dichiarandoli), di ascoltare di più, capire come si possono trasformare i clienti in veri Ambassador (non remunerati da un piano di get-together-member). Ma questi sono solo alcuni consigli.
Fiducia e relazioni: perché non va mai data per scontata
Quello che può essere utile è un approccio più sistematico alla fiducia. Al di là di modelli e strumenti, l’invito rivolto a tutti è in fondo uno solo. Non diamo per scontato le nostre relazioni fiduciarie, interroghiamoci su come mantenerle o rinforzarle, la riflessione critica migliora il posizionamento di ognuno di noi nel proprio sistema di relazioni. Fidatevi.

