Fed, ma non solo: in Usa fari puntati sul piano da 1000 miliardi

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In attesa della riunione della Fed che nella giornata di martedì ha già annunciato la proroga dei prestiti d’emergenza fino alla fine del 2020, le Borse volgono lo sguardo sul piano da 1000 miliardi proposto dai repubblicani. Ma non solo. Il punto con Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim

La Fed ha prorogato sette delle nove linee di credito dal 30 settembre al 31 dicembre 2020

L’Heals Act prevede che i sussidi aggiuntivi alla disoccupazione siano contratti da 600 a 200 dollari settimanali

Secondo Cesarano, è possibile un “temporaneo storno delle Borse tra agosto e settembre”

Mentre la Johns Hopkins University continua a registrare negli Stati Uniti dati drammatici sull’andamento dell’epidemia con quasi 1.600 vittime in 24 ore, il numero più alto degli ultimi due mesi e mezzo, la Federal Reserve nella giornata di martedì ha annunciato la proroga dei prestiti d’emergenza fino alla fine del 2020. Un’estensione, ha spiegato la banca centrale statunitense, per “sostenere la ripresa economica”. Ma nel mirino delle Borse questa settimana ci sono anche altri fattori. Tra gli altri, l’Heals Act, il piano da mille miliardi di aiuti proposto dai repubblicani, che ha fin da subito provocato l’opposizione dei democratici. We Wealth ne ha parlato con Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim.
“L’attesa maggiore in riferimento alla Fed è già stata sciolta, con la proroga di sette delle nove linee di credito dal 30 settembre al 31 dicembre 2020 – spiega Cesarano – ma restano due aspetti da tenere in considerazione. Innanzitutto, la banca centrale statunitense sta per completare la revisione della sua politica monetaria che, stando al calendario reso noto alla fine del 2018, sarebbe dovuta avvenire verso la metà del 2020”. Secondo lo strategist, a tal proposito, la Fed dovrebbe pronunciarsi in merito all’inflazione anche se, spiega, “è più realistico che accada a settembre, quando verranno aggiornate le stime su crescita e inflazione”. L’altro tema è quello del controllo della curva dei rendimenti, una tecnica già utilizzata negli anni ’40 tra la prima e la seconda guerra mondiale, poi ripresa dalla Bank of Japan alla fine del 2016 e introdotta nel mese di marzo del 2020 dalla Banca centrale australiana.
Una volta superata la riunione della Fed e i dati trimestrali di Alphabet, Amazon e Apple che “rappresentano il 30% del Nasdaq 100”, precisa Cesarano, il mercato volterà pagina e tornerà a concentrarsi su tre aspetti: il piano da mille miliardi, il prossimo aggiornamento della Fed a settembre e l’andamento della pandemia. Quanto all’Heals Act, la nuova proposta prevede che la maggior parte dei fondi siano destinati alle scuole, i sussidi aggiuntivi alla disoccupazione siano contratti da 600 a 200 dollari settimanali, con un nuovo assegno da 1.200 dollari per ogni cittadino americano, ma anche 190 miliardi di dollari di nuovi prestiti agevolati per le piccole e medie imprese e 100 miliardi a favore delle aziende attive stagionalmente o in zone a basso reddito. Il piano è stato tuttavia considerato insufficiente dai democratici, che nel mese di maggio avevano proposto un pacchetto da 3mila miliardi.

Tutto questo, spiega lo strategist, potrebbe portare a un “temporaneo storno delle Borse tra agosto e settembre”, per non dimenticare poi il tema delle presidenziali. “Trump è in bilico e Biden, anche se ha più probabilità di vincere, non è amato dai mercati perché vuole aumentare le tasse alle aziende, vuole più regolamentazione e ha dichiarato che gli Stati Uniti non sono stati fondati dagli amministratori delegati delle banche né da Wall Street”. Tra l’altro, continua Cesarano, la diffusione del coronavirus sta aumentando negli Stati in cui il presidente in carica vinse nel 2016 e i toni con la Cina “sono diventati ancora più accesi, non solo dal punto di vista diplomatico”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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