Tensioni Usa-Cina, lo spettro della guerra fredda allerta le Borse

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Mentre i diplomatici statunitensi abbandonano il consolato di Chengdu, i listini azionari soffrono gli strascichi delle tensioni tra le due superpotenze. Occhi puntati questa settimana sulla riunione della Fed e sulle trimestrali di Facebook, Apple, Amazon e Alphabet

La Borsa di Tokyo apre la settimana perdendo lo 0,16%

In arrivo i dati relativi al Pil americano

“Nei mesi prima delle elezioni è possibile una debolezza dei mercati legata all’incertezza degli investitori”, spiega Filippo Diodovich di IG Italia

Lo sgombero di Houston decretato la scorsa settimana dal governo americano, che ha accusato i cinesi di coordinare attività di spionaggio dalla sede diplomatica, non ha lasciato spazio alle attese: all’alba di una settimana ricca di tensioni per i mercati azionari, i diplomatici statunitensi hanno lasciato il consolato di Chengdu ed è stata ammainata la bandiera a stelle e strisce, ponendo forse le basi per quella che Pechino definisce “Xin Leng Zhan”, una nuova guerra fredda.
Risuonano ancora le parole del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che negli scorsi giorni ha sottolineato la necessità di “trionfare sulla tirannia del Partito comunista” e di reagire contro un Paese “sempre più autoritario”, accusando il presidente Xi Jinping di essere un “adepto dell’ideologia totalitaria”. “È la prima volta che sentiamo dichiarazioni così aggressive da parte dell’amministrazione Trump”, spiega a We Wealth Filippo Diodovich, senior strategist di IG Italia, secondo il quale le affermazioni di Pompeo e la chiusura reciproca dei consolati hanno avuto effetti particolarmente forti sul dollaro e sull’oro. “L’oro ha toccato i massimi, salendo in maniera vertiginosa nelle ultime settimane, mentre il dollaro si è indebolito notevolmente”, precisa. Sui mercati azionari, aggiunge, a risentirne potrebbero essere soprattutto le imprese che importano componenti e materie prime dalla Cina, come quelle del settore tecnologico, la cui catena produttiva risulterebbe inevitabilmente danneggiata da un prolungamento delle tensioni.

La Borsa di Tokyo, intanto, apre la settimana con il segno meno, chiudendo le contrattazioni a 22.715,85 punti e perdendo lo 0,16%, mentre i listini americani volgono lo sguardo verso gli appuntamenti della settimana con la riunione della Federal Reserve di mercoledì, i dati in arrivo sul Pil americano e le trimestrali di Facebook, Apple, Amazon e Alphabet. “C’è molta attesa sui risultati delle società più capitalizzate sui mercati azionari, dopo che il Nasdaq ha toccato i massimi a metà luglio per poi prendersi una leggera pausa di riflessione – aggiunge Diodovich – Ma anche sulla Fed, il principale attore del rialzo dei listini, e infine sul Congresso americano in vista della preparazione del nuovo piano di stimoli fiscali per famiglie e imprese da mille miliardi di dollari, considerato troppo modesto dai democratici”.

Intanto, continua il conto alla rovescia per le presidenziali di novembre che, secondo gli esperti, potrebbero essere legate a doppio filo alle rinnovate tensioni tra le due superpotenze. Se nel 2016 il Tycoon era riuscito a recuperare lo svantaggio con Hillary Clinton, oggi il gap con Joe Biden risulta essere più marcato (tra i cinque e i 13 punti percentuali secondo gli ultimi sondaggi). In questo contesto, spiega Diodovich, la Cina potrebbe essere “utilizzata come uno strumento di campagna elettorale”, insieme alla gestione della crisi economica e alla sicurezza pubblica, date le tensioni sociali particolarmente accese nella zona di Portland.

Ma cosa aspettarci dunque fino a novembre? “Nei mesi prima delle elezioni è possibile una certa debolezza dei mercati, perché gli Stati Uniti a guida Trump e gli Stati Uniti a guida Biden sono decisamente differenti”, continua lo strategist. Una vittoria del presidente in carica, infatti, favorirebbe “un certo tipo di industria, dalla petrolifera alla finanziaria, mentre Biden punterebbe su un’economia green”. Questo, conclude l’esperto, genera incertezza tra gli investitori, che potrebbero essere meno propensi ad “acquistare in maniera forte”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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