Fazi (Azimut): analisi profonde con l’Ai, anche dei potenziali clienti

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Marco Fazi, Azimut Capital Management

L’intelligenza artificiale abilita una maggiore profondità di analisi, in particolare nella consulenza patrimoniale. Marco Fazi, amministratore delegato di Azimut Capital Management: “Esigenze evolute richiedono l’integrazione di diverse tipologie di dati. L’Ai accorcia i tempi”

Indice

  • L’intelligenza artificiale, nell’esperienza di Azimut Capital Management, consente di elaborare proposte commerciali immediatamente fruibili, legando le caratteristiche dei clienti ai prodotti più idonei e fornendo output graficamente spendibili
  • Fazi: “Abbiamo investito nel supportare i nostri consulenti e nel potenziare la consulenza in profondità e in velocità. Sia nei confronti di clienti più piccoli, che così possono essere maggiormente serviti, sia nei confronti di clienti più importanti”

Il futuro della consulenza, come quello di molti altri settori, passa per l’intelligenza artificiale. L’industria del wealth ne è consapevole. Per Azimut Capital Management, in particolare, il cammino è iniziato diversi anni fa: prima addestrando i modelli in ambito investimenti, poi nella gestione patrimoniale. Ma quali sono le potenzialità lato banker?

“L’intelligenza artificiale aiuta i consulenti a svolgere il loro lavoro in minor tempo e con una maggiore profondità di analisi”, racconta a We Wealth Marco Fazi, amministratore delegato della società di gestione del risparmio intercettato a margine dell’evento Ai Revolution: il futuro del wealth management passa da qui organizzato in partnership con Accenture. “Fare consulenza, soprattutto una consulenza patrimoniale, richiede competenze finanziarie in termini di prodotti ma anche di normative, agevolazioni fiscali e fattori legali. Integrare tutti questi aspetti all’interno di un unico framework è qualcosa che l’Ai riesce a fare molto bene, leggendo i testi e interpretando i numeri”.

Così l’Ai aiuta i banker con i prospect

In termini pratici, nell’esperienza di Azimut, l’Ai può agevolare il banker nella clusterizzazione della clientela, in una logica ampia di analisi di diversi parametri che vanno dal rapporto rischio-rendimento all’educazione finanziaria fino ai comportamenti potenziali dei risparmiatori. In più, continua Fazi, consente di elaborare proposte commerciali immediatamente fruibili, legando le caratteristiche del cliente ai prodotti più idonei e fornendo output anche graficamente spendibili. Una capacità che assume rilievo in ambito prospect, ovvero nel rapporto con i potenziali clienti. “Noi abbiamo investito nel supportare i nostri consulenti e nel potenziare la consulenza in profondità e in velocità. Sia nei confronti di clienti più piccoli, che così possono essere maggiormente serviti, sia nei confronti di clienti più importanti. E devo dire che è su quest’ultimo fronte che abbiamo ottenuto al momento il maggiore riscontro, proprio perché esigenze più evolute richiedono l’integrazione di diverse tipologie di dati. Questa capacità di personalizzazione, offerta dall’Ai, è qualcosa che i clienti private percepiscono”, dichiara Fazi.

Verso nuovi rilasci, anche nel metaverso

Azimut, come anticipato in apertura, ha avviato il suo viaggio nell’Ai diversi anni fa, intraprendendo un percorso graduale e modulare di rilasci. “Come dicevo prima, siamo partiti dalla clusterizzazione dei clienti e dall’individuazione di proposte commerciali immediatamente spendibili. Adesso stiamo passando alla misurazione e al miglioramento del benessere finanziario, quindi all’estensione delle basi dati sia per i già clienti che per i prospect. Tutto questo all’interno di una piattaforma ampia e attraverso una serie di partnership che abbiamo stretto e che vedranno ulteriori rilasci nei prossimi anni, anche nel metaverso”, anticipa a We Wealth Fazi. La tecnologia e l’intelligenza artificiale generativa nello specifico, secondo il ceo, daranno un boost alla competitività. Ma restano comunque quella che l’amministratore delegato definisce “una condizione necessaria, ma non sufficiente” nella consulenza patrimoniale. Necessaria, perché chi resterà fuori avrà inevitabilmente un gap da colmare, sia in termini economici che di tempo. Non sufficiente, perché non basta la sola elaborazione di dati. “Il nostro mestiere si basa anche sui rapporti umani, sulla capacità di capire i clienti”, afferma Fazi. “Su questo la mente umana è e resterà imbattibile”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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