L’Ermitage e gli Nft di Leonardo, la serigrafia si fa digitale

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Il museo di San Pietroburgo ha comunicato di aver tradotto in non fungible token alcuni dei maggiori capolavori albergati nelle sue stanze, «aprendo un nuovo capitolo nella storia dell’arte»

Un innovatore come Leonardo ne sarebbe stato entusiasta. L’Ermitage di San Pietroburgo sta coniando Nft per i suoi maggiori capolavori, fra cui la Madonna Litta (1490 circa) dello stesso genio vinciano, i Lillà di Van Gogh (1889), Il giardino di Hoschedé a Montgeron (1877) di Monet, la Giuditta di Giorgione. Non si tratta del primo museo di rango globale a effettuare l’operazione.

Era infatti il maggio 2021 quando i nostri Uffizi mettevano in vendita una copia digitale Nft del dipinto di Michelangelo Doni Tondo (1505-1506) incassando una quota pari a 70.000 euro. Un modo per rientrare dalle perdite del lockdown. Operazione subito replicata per la Madonna del Granducala Velata e la Madonna del Cardellino di Raffaello, La Nascita di Venere, la Primavera e la Calunnia di Botticelli, L’Annunciazione e il Battesimo di Cristo di Leonardo, l’Eleonora da Toledo del Bronzino, il Bacco di Caravaggio, I quattro filosofi di Rubens, la Leda e il cigno di Tintoretto, la Venere di Urbino di Tiziano, la Veduta di Palazzo Ducale a Venezia di Canaletto.

Un innovatore come Leonardo ne sarebbe stato entusiasta. L’Ermitage di San Pietroburgo sta coniando Nft per i suoi maggiori capolavori, fra cui la Madonna Litta (1490 circa) dello stesso genio vinciano, i Lillà di Van Gogh (1889), Il giardino di Hoschedé a Montgeron (1877) di Monet, la Giuditta di Giorgione. Non si tratta del primo museo di rango globale a effettuare l’operazione.

L'Ermitage e gli Nft di Leonardo, quando la serigrafia si fa digitale

Leonardo, Madonna Litta, 1490

Era infatti il maggio 2021 quando i nostri Uffizi mettevano in vendita una copia digitale Nft del dipinto di Michelangelo Doni Tondo (1505-1506) incassando una quota pari a 70.000 euro. Un modo per rientrare dalle perdite del lockdown. Operazione subito replicata per la Madonna del Granducala Velata e la Madonna del Cardellino di Raffaello, La Nascita di Venere, la Primavera e la Calunnia di Botticelli, L’Annunciazione e il Battesimo di Cristo di Leonardo, l’Eleonora da Toledo del Bronzino, il Bacco di Caravaggio, I quattro filosofi di Rubens, la Leda e il cigno di Tintoretto, la Venere di Urbino di Tiziano, la Veduta di Palazzo Ducale a Venezia di Canaletto.

Tornado al museo di Stato russo, l’iniziativa prende il nome di “Il tuo token è custodito all’Ermitage”. I codici saranno messi in vendita su Binance a fine agosto. La corsa all’oro degli Nft è appena iniziata. Il museo di Stato russo dovrà fare i conti con la severa regolamentazione fiscale nazionale per lo scambio di criptovalute, ma l’operazione – perfettamente legale, dice lo stesso ente – ha preso il via.

Il direttore generale dell’Hermitage Mikhail Piotrovsky ha dichiarato entusiasticamente che la trovata «ha aperto un nuovo capitolo nella storia del mercato dell’arte» e che «la vendita sarà un importante passo verso lo sviluppo di una migliore relazione fra persone e denaro, persone e cose. Gli Nft creano democrazia, rendono il lusso più accessibile, ma nello stesso momento serbano un che di eccezionale ed esclusivo». Dichiarazioni a parte, l’iniziativa si inserisce in una strategia di portata maggiore, ovvero quella di ampliare l’accessibilità alle collezioni del prestigioso museo (soprattutto in tempi pandemici, verrebbe da aggiungere) e di enfatizzare l’importanza della digitalizzazione nel mondo del collezionismo. Continua Piotrovsky: «Espanderemo altre opportunità, in particolare digitali, in modo da presentare il palazzo e le sue collezioni. Grazie alle nuove tecnologie, faremo esperimenti».

La firma del direttore è apposta su ogni non fungible token. Le basi d’asta non sono state rese note. I proventi andranno al museo, ma Piotrovsky dice che l’Ermitage non sta producendo Nft per guadagnarci. «Non è chiaro in che modo potremmo farlo», dice diplomaticamente. Non resta che aspettare la fine di agosto per valutare il successo dell’iniziativa. E chissà che per quella data dal Cremlino non arrivi qualche benestare.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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