Shock inflazione, ecco le 10 città più costose al mondo

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New York, Singapore e Tel Aviv sul podio delle città più costose al mondo. La nuova classifica dell’Economist, tra crisi energetica e strozzature nella catena di approvvigionamento

Indice

Singapore e New York City in cima alla classifica delle città più costose al mondo. Tel Aviv scivola dal 1° al 3° posto

Nella top10 di chi ha perso più terreno rispetto alla classifica dello scorso anno ci sono cinque città europee

Secondo una nuova indagine dell’Economist intelligence unit dal titolo Worldwide cost of living 2022, il tasso d’inflazione è impennato mediamente dell’8,1% su base annua nelle maggiori città al mondo. Un dato mai registrato nell’ultimo ventennio, che si riflette in una crisi globale del costo della vita innescata dalla guerra russo-ucraina e dalle continue restrizioni cinesi alla circolazione. Ma non solo. Ecco le 10 città più costose in cui vivere oggi.

L’analisi è stata condotta tra il 16 agosto e il 16 settembre 2022 rilevando i prezzi di oltre 200 beni e servizi in 172 città in tutto il mondo. Per calcolare l’indice di ogni città sono stati convertiti i prezzi in valuta locale in dollari Usa, motivo per cui le classifiche risultano influenzate anche dai tassi di cambio rispetto al dollaro (rafforzatosi nell’ultimo anno a causa dell’aumento dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve). La combinazione di questi fattori hanno spinto Singapore e New York City in cima alla classifica delle città più costose al mondo, mentre Tel Aviv scivola dal 1° al 3° posto. Seguono nella top10 Hong Kong, Los Angeles, Zurigo, Ginevra, San Francisco, Parigi, Copenaghen e Sydney.

A guadagnare più posizioni rispetto alla classifica dello scorso anno sono Mosca e San Pietroburgo, che con 88 e 70 salti in avanti rispettivamente si collocano al 37° e al 73° posto. “Il blocco alle importazioni e la conversione dei pagamenti del gas europeo in rubli stanno sostenendo il valore della valuta locale”, spiegano infatti i ricercatori. “Nel frattempo, i prezzi locali sono stati spinti al rialzo dalle sanzioni occidentali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022”; una situazione che ha vinto crescere il tasso d’inflazione di Mosca e San Pietroburgo rispettivamente del 17,1% e del 19,4% su base annua. A conoscere un balzo in avanti di ben 33 posizioni è anche Città del Messico che, sostenuta dai rialzi dei tassi d’interesse messicani in anticipo rispetto alle mosse della Fed, si colloca al 43° posto.

Le città più economiche sono Damasco, Tripoli e Teheran. Nella top10 di chi ha perso invece più terreno rispetto alla classifica dello scorso anno ci sono cinque città europee: Stoccolma (che ha perso 38 posizioni collocandosi 99esima), Lussemburgo (che ha perso a sua volta 38 posizioni collocandosi 104esima), Lione (che ha perso 34 posizioni collocandosi 90esima), Manchester (che ha perso 32 posizioni collocandosi 73esima) e infine Bruxelles (che ha perso 28 posizioni collocandosi 64esima). Questo perché “la crisi energetica innescata dalla crisi Ucraina sta spingendo il continente verso la recessione, deprezzando le valute rispetto al dollaro e riducendo quindi gli indici di alcune città”, precisano al proposito i ricercatori.

Inflazione: a Caracas prezzi su del +132%

Il tasso d’inflazione più elevato si registra a Caracas, in Venezuela, dove i prezzi sono schizzati del 132% in valuta locale rispetto allo scorso anno. Segue Istanbul dove sono aumentati dell’86%, Buenos Aires con il 65% e Teheran con il 57%. Il prodotto più colpito è il petrolio, i cui prezzi sono impennati mediamente del 22% in valuta locale. Per le materie prime ed energetiche si parla del +11% in valuta locale nelle 172 città analizzate, una percentuale che sale al 29% nel caso dell’Europa occidentale intenta a ridurre la propria dipendenza da petrolio e gas russo. Anche i prezzi delle auto a livello globale sono aumentati, mediamente del 9,5%, a causa delle strozzature nella catena di approvvigionamento.

“La buona notizia è che i prezzi potrebbero attenuarsi in alcuni paesi con la riduzione dei tassi d’interesse e il rallentamento dell’economia globale”, rassicurano i ricercatori. “Anche le interruzioni delle catene di approvvigionamento potrebbero ridursi, grazie al calo della domanda. A meno che la guerra in Ucraina non si inasprisca, prevediamo che i prezzi delle materie prime per l’energia, prodotti alimentari e forniture come i metalli dovrebbero diminuire bruscamente nel 2023 rispetto ai livelli del 2022, anche se è probabile che rimangano più alti dei livelli precedenti”. Complessivamente, l’Economist intelligence unit stima che l’indice globale dei prezzi al consumo scivoli a una media del 9,4% nel 2022 e del 6,5% nel 2023.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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