Ecco come investono i family office

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La libertà del proprio mandato rende queste società particolarmente audaci nella caccia al rendimento

Indice

Un sondaggio condotto da Goldman Sachs ha svelato le strategie d’investimento preferite dei family office nel mondo

Investimenti alternativi e azionario hanno già un peso notevole nel portafoglio di queste società, in futuro potrebbe aumentare anche la rilevanza – oggi marginale – delle criptovalute

Che cos’hanno in comune società come la Soros Fund Management, la Icahn Enterprises o la Bezos Expeditions? Certo, tutte e tre sono state fondate da celebri uomini d’affari. Ma, soprattutto, si tratta di tre family office: società legate alla gestione degli interessi di facoltose famiglie. Rispetto alle altre realtà del risparmio, sono caratterizzate da un approccio molto più audace nella caccia alle performance.

Per capire come queste società svolgano nel concreto il proprio mandato Goldman Sachs ha realizzato la sua prima indagine internazionale sul settore, intervistando circa 150 family office sparsi in tutto il mondo (il 54% dei quali negli Stati Uniti).

“In qualità di investitori agili e in gran parte senza vincoli, i family office hanno un discreto grado di flessibilità nella gestione e il loro patrimonio”, afferma Goldman Sachs, “abbiamo scoperto che, in generale, i family office tendono ad essere più aggressivi nella ricerca di rendimenti superiori, ma anche ma anche più orientati al lungo termine, data la loro mancanza di timeline definite e data l’assenza di interferenze esterne”.

Queste coordinate si traducono, operativamente, nella forte presenza degli investimenti alternativi nei rispettivi portafogli: il 45% dell’allocazione, in media, è rappresentata dalla sommatoria di private equity, real estate, private credit e hedge fund.

Più nel dettaglio, il private equity viene inserito nel portafoglio per la quasi totalità dei family office, mentre un forte 90% punta anche sul venture capital. “Un numero significativamente maggiore di intervistati dell’area Emea e dell’Asia ha dichiarato di rivolgersi agli investimenti in private equity attraverso i manager, al contrario degli intervistati in America, molti dei quali investono direttamente”, ha sottolineato Goldman Sachs.

Un altro 31% dell’allocazione, poi, è destinato alle azioni quotate, una percentuale che secondo Goldman è coerente con la propensione degli individui ultra-high-net-worth verso questo ramo del mercato. La liquidità e il reddito fisso, invece, costituiscono in media il 19% del portafoglio dei family office. Questa componente meno volatile viene mantenuta per consentire un’adeguata flessibilità nel cogliere rapidamente le opportunità di acquisto nel momento in cui si presentano.

Come potrebbe cambiare l’allocazione dei family office

Nei confronti del contesto di mercato atteso per i prossimi anni i family office affermano di voler, più di ogni altra cosa, incrementare la propria esposizione al mercato azionario (lo afferma il 72%) e ridurre la liquidità così come la componente a reddito fisso (53%). Con particolare riferimento, invece, al rischio di un’inflazione più alta il 42% dei family office dichiara di voler investire in asset digitali come le criptovalute. Ad oggi, però, solo il 15% di queste società ha già acquistato monete digitali: chi non l’ha ancora fatto giustifica la sua decisione sulla base della scarsa fiducia nel fatto che questi asset possano essere considerati una riserva di valore.

Infine, l’attenzione per le tematiche ambientali per la sostenibilità non ha risparmiato nemmeno questo comparto del mondo finanziario. Nel mondo, il 60% dei family office afferma di aver implementato le strategie Esg nei propri portafogli. La quota sale nettamente in Europa e in Asia, portandosi intorno ai due terzi, mentre nelle Americhe questa sensibilità risulta inferiore alla media.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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