Dubai continua a consolidare il suo status di polo mondiale per la ricchezza privata, attirando imprenditori, family office e investitori. Secondo l’ultimo Private Wealth Migration Report della società internazionale di consulenza Henley & Partners, oltre 9mila individui ad alto patrimonio netto (i cosiddetti High Net Worth Individuals) si trasferiranno nell’emirato solo quest’anno.
Dal 2014 al 2024 la ricchezza investibile detenuta a Dubai è di fatto aumentata del 102%, rendendola una delle città a più rapida crescita al mondo.
“Gli Emirati Arabi Uniti offrono una prospettiva estremamente interessante, che unisce standard di vita eccezionali, un regime fiscale a zero imposte sul reddito e una connettività globale senza soluzione di continuità”, spiega Philippe Amarante, managing partner di Henley & Partners Middle East e head of government advisory Emea. “Non sorprende quindi che, per il terzo anno consecutivo, siano destinati a registrare il più alto afflusso netto di milionari a livello globale”.
Posizionata strategicamente tra Oriente e Occidente, Dubai si configura come un hub ideale per gli imprenditori internazionali. “Il suo ambiente privo di imposizioni fiscali, il quadro normativo favorevole al business e infrastrutture di primo livello offrono un terreno fertile per la generazione e conservazione del patrimonio nel lungo termine”, dichiara Amarante.
Allo stesso tempo, la sicurezza, l’elevata qualità della vita e i servizi di istruzione e sanità di alto livello rendono l’emirato particolarmente attrattivo per le famiglie benestanti in cerca di stabilità. Da sottolineare che gli Emirati Arabi Uniti offrono un’ampia gamma di opzioni di residenza a lungo termine, tra cui il Golden Visa, dedicato proprio a investitori, imprenditori e professionisti qualificati.
Dubai, come si ottengono davvero i vantaggi fiscali?
“Dubai offre uno degli ambienti fiscali più vantaggiosi al mondo, senza imposta sul reddito personale, né imposte su plusvalenze, successioni o patrimonio”, racconta Amarante. Questa assenza di imposte è un “potente fattore di attrazione” per gli individui facoltosi che vogliono ottimizzare la propria esposizione fiscale a livello globale, aggiunge l’esperto.
Occorre però interrompere la residenza fiscale nel Paese d’origine, il che di solito implica un trasferimento effettivo. Molti investitori associano lo spostamento a una ristrutturazione societaria e a una pianificazione successoria, con l’obiettivo di ottimizzare sia l’imposizione fiscale sia la protezione del patrimonio. “Se possiedono aziende all’estero, dovranno anche valutare dove viene generato il valore e se convenga spostare le operazioni negli Emirati Arabi Uniti per beneficiare pienamente del regime fiscale locale”, specifica tuttavia Amarante.
Focalizzandosi sui vantaggi per chi vuole fare impresa, l’esperto cita innanzitutto la chiarezza normativa e le free zone settoriali – come il Dubai International Financial Centre e la Dubai Multi-Commodities Centre – che forniscono supporto su misura. “È cruciale il fatto che gli Emirati Arabi Uniti abbinano l’assenza di imposte sul reddito personale e una bassa imposta sulle società (solo il 9%) a un’amministrazione pubblica estremamente efficiente. I processi di registrazione, licenze e visti sono snelli, facilitando l’interazione con le autorità competenti. Un vantaggio spesso sottovalutato”, osserva inoltre Amarante.
Per quanto riguarda i costi, gli investitori dovrebbero tenere conto delle spese di avviamento, delle licenze, dei costi legati alle free zone e dei prezzi degli immobili di pregio nelle zone centrali. Anche sanità privata e istruzione possono rappresentare spese rilevanti ma, secondo l’esperto, resterebbero gestibili.
Dubai rappresenta tra l’altro un’alternativa anche per italiani e italiane che desiderano trasferirsi all’estero per “defiscalizzare” la pensione. L’assenza di imposte sul reddito negli Emirati Arabi Uniti significa infatti che le pensioni e altri redditi da pensionamento non vengono intaccati dalla tassazione, in netto contrasto con l’Italia dove cittadini e cittadine non possono beneficiare dei regimi fiscali agevolati previsti per i pensionati stranieri o i nuovi residenti con redditi da investimenti esteri.
“Trasferirsi a Dubai consente ai pensionati italiani di godere subito di un ambiente privo di imposte, aprendo al tempo stesso la possibilità di sfruttare gli incentivi italiani più avanti: dopo 10 anni trascorsi fuori dal Paese, potrebbero infatti rientrare come neo-residenti e accedere a tali regimi fiscali favorevoli”, suggerisce Amarante.
Poi conclude: “Oltre all’aspetto fiscale, il fascino di Dubai risiede nella sicurezza, nello stile di vita cosmopolita e nel clima caldo, senza dimenticare la sanità di livello eccellente e le infrastrutture adatte anche alla terza età. Grazie alla solida connettività aerea con l’Europa, i pensionati possono infine restare pienamente mobili a livello internazionale”.

