- Secondo un’analisi del World economic forum, solamente il 2% degli investimenti di venture capital nel 2022 sono andati a imprese fondate da donne
- Tosi: “È necessario creare incubatori e acceleratori pensati appositamente per le donne e, soprattutto, favorire l’accesso a finanziamenti dedicati”
Immaginate di essere alla ricerca di risorse per il vostro business e di confrontarvi con un panel di investitori di soli uomini. L’effetto che si viene a creare è noto come “mirror-tocracy”: come uno specchio, i finanziatori tendono a sostenere fondatori che rispecchiano il loro background e la loro esperienza. Il risultato? La caccia ai capitali – per le donne – diventa una corsa a ostacoli.
“Primi fra tutti ci sono sicuramente i pregiudizi legati agli stereotipi di genere, che portano a considerare le donne come meno capaci o propense a fare impresa o gestire delle attività rispetto agli uomini, influenzando negativamente la possibilità di accedere a finanziamenti”, osserva Stefano Azzalin, ceo di dpixel, venture business dell’ecosistema Fabrick del Gruppo Sella. A questi si aggiungono la mancanza di garanzie o una minore disponibilità di risorse finanziarie, ma anche impegni e responsabilità familiari che spesso vengono delegati alle donne e che ad occhi esterni risultano incompatibili con l’attività imprenditoriale. “Una sfida significativa che richiede interventi mirati”, esorta Azzalin.
Donne a caccia di capitali: il ruolo dei banker
I consulenti finanziari, in questo scenario, possono giocare un ruolo cruciale. “Possono affiancarle in diverse fasi, come l’elaborazione di un piano finanziario, la gestione del rischio e la ricerca di finanziamenti”, afferma l’amministratore delegato. Finanziamenti anche alternativi al credito bancario. “Per esempio – dice Azzalin – esistono sovvenzioni governative, spesso senza obbligo di rimborso, o programmi dedicati in maniera specifica alle donne supportati da organizzazioni governative o non profit”. Oltre alle piattaforme di crowdfunding e piattaforme di prestiti peer-to-peer.
A questi canali si aggiungono incubatori (che offrono supporto, spazi di lavoro e accesso a reti di investitori per startup nella loro fase iniziale) e acceleratori (che forniscono finanziamenti, consulenze e risorse in cambio di una partecipazione azionaria o altre forme di collaborazione). Il programma DonNa, sviluppato da dpixel, si inserisce proprio in questo contesto, mirando a coinvolgere, ispirare, formare e supportare aspiranti imprenditrici a creare la propria impresa innovativa attraverso un percorso che include formazione, incubazione e accelerazione di progetti. “I consulenti finanziari, così come i partner del programma DonNA, possono essere fondamentali nel guidare le imprenditrici attraverso il processo”.
Solo il 2% degli investimenti alle imprenditrici
Tornando al venture capital, in un recente documento del World economic forum si evidenzia come solo il 2% degli investimenti nel 2022 siano andati a imprese fondate da donne. “Tra le cause principali vi sono i bias di genere e la scarsa presenza di investitrici donne”, interviene Clelia Tosi, head of Fintech District, la community dell’ecosistema fintech e techfin nata in seno al Gruppo Sella, come dpixel. Le donne sono sotto-rappresentate tra i partner e i decision-maker nei fondi, “un elemento che può contribuire a perpetuare il bias di genere nei finanziamenti”, dice Tosi. Un tema da affrontare perché la risoluzione del gender gap non è solamente una questione di equità, ma è anche un’opportunità a livello economico.
“Sempre il Wef stima che il Pil globale potrebbe aumentare a 5mila miliardi di dollari se le imprenditrici ricevessero gli stessi investimenti dei loro colleghi maschi”, afferma Tosi. “Attraverso DonNA vogliamo promuovere e dare visibilità ai successi femminili in ambito imprenditoriale. Occorre diffondere sempre più le storie di donne leader nell’ambito tecnologico e finanziario affinché diventino modelli di riferimento e siano di ispirazione per le ragazze”, suggerisce l’esperta. Secondo Tosi, in definitiva, bisogna implementare varie strategie e iniziative per garantire alle donne un maggior accesso alle risorse: servono programmi di formazione e sviluppo delle competenze, programmi di mentorship e networking. “Allo stesso tempo, è necessario creare incubatori e acceleratori pensati appositamente per le donne”, conclude Tosi.
Articolo tratto dal n° di settembre di We Wealth.
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