Donazioni, donne e giovani leader in filantropia (ma online)

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Un millennial su quattro dichiara di voler donare di più nel corso dell’anno. Mentre l’online continua a battere il contante

Il 25% dei millennial intende donare di più in futuro, una quota che scivola al 18% nel caso della Generazione X (nati tra il 1965 e il 1980)

Quanto alla tipologia di donazione, il 72% fa riferimento al crowdfunding, il 64% alle donazioni alle associazioni e il 21% ai regali solidali

Il donatore tipo? Donna e millennial. Stando all’ottava edizione dell’indagine Donare 3.0 commissionata a Bva Doxa da PayPal e Rete del Dono e condotta tra marzo e aprile attraverso 1.000 interviste rappresentative di quasi 20 milioni di internauti con un’età compresa tra i 18 e i 64 anni e oltre 30 interviste qualitative individuali a soggetti con un’età compresa tra i 25 e i 40 anni, l’84% dei giovani e delle donne dichiarano di aver donato almeno una volta lo scorso anno. Per i millennial (nati tra il 1981 e la fine degli anni ’90) e per i membri della Generazione Z (nati tra la fine degli anni ‘90 e i primi anni ‘10 del XXI secolo) si parla di un balzo di cinque punti percentuali rispetto al 79% del 2020. Un trend che non sembrerebbe essere destinato ad arrestarsi neppure nel 2022.

Il 25% dei millennial dichiara infatti di voler donare di più nel corso del 2022, una quota che scivola al 18% nel caso della Generazione X (nati tra il 1965 e il 1980). Il 61% dei giovani, tra l’altro, dona a più associazioni al contrario degli adulti che preferiscono donare a un’unica associazione. In generale, il 54% punta su “salute e ricerca scientifica”, il 35% su “emergenza e protezione civile”, il 28% su “tutela dell’ambiente e degli animali”, il 24% su “assistenza sociale” e non manca chi predilige focalizzarsi sulla “tutela dei diritti e della pace” (15%). 

Quanto alla tipologia di donazione, in linea con quanto registrato nell’anno dello scoppio della crisi pandemica, il 72% fa riferimento al crowdfunding, il 64% alle donazioni alle associazioni e il 21% ai regali solidali. Sebbene il contante guadagni qualche punto rispetto al 2020 portandosi al 37%, i filantropi prediligono sempre più le donazioni online (35%). Se si considera le donazioni verso le associazioni, escludendo i regali solidali, quelle digitali staccano il contante di ben otto punti percentuali (si parla del 35% contro il 27%).

Il conflitto russo-ucraino non ha potuto non catturare l’attenzione degli italiani, al punto che il 60% afferma di aver effettuato una donazione a favore della popolazione ucraina, puntando principalmente su vestiti e denaro (30%) ma anche cibo (24%), medicinali (18%) e giocattoli (13%). Parallelamente, l’impatto della crisi covid-19 ha spinto invece un donatore su tre a cambiare associazione di riferimento. “Il mondo delle donazioni, a causa della pandemia, ha dovuto rivoluzionare il proprio modo di relazionarsi con i propri donatori e sostenitori”, osserva Antonio Filoni, partner e head of digital di Bva Doxa. “Siamo ancora in una fase di passaggio dove il digitale sta giocando un ruolo chiave: non è solo infatti la modalità di pagamento che si digitalizza ma diventa digitale il contatto, il dialogo e la relazione”.

Secondo invece Valeria Vitali, fondatrice di Rete del Dono, positivo è il “costante coinvolgimento dei più giovani che non solo donano ma scelgono di donare a più associazioni, dimostrando grande sensibilità e interesse a sostenere più cause”. I millennial donatori, stando ai dati diffusi dalla piattaforma web di crowdfunding donation-based nata nel 2011, si stabilizzano dunque al 15% dopo aver conosciuto una crescita di cinque punti percentuali nel 2020. “Anche le donne si confermano grandi donatrici, sfiorando il 55% per l’emergenza Ucraina versus il 45% degli uomini”, conclude Vitali. 

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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