Dividendi sotto il 10%: la stretta della Manovra. Cosa cambia

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Un quaderno con la scritta "Dividend Tax" scritta con pennarello nero su una pagina foderata, posto su una scrivania di legno accanto a una calcolatrice e a una penna. Il riferimento va alla stretta della manovra 2026 sui dividendi.

Dividendi sotto il 10%: la stretta della Manovra cambia la tassazione e impatta la pianificazione patrimoniale di famiglie e investitori privati

Indice

Una norma che sorprende i private client

Nel disegno di legge di bilancio 2026 compare una misura che sta facendo discutere il mondo della consulenza patrimoniale: l’esclusione dei dividendi relativi a partecipazioni inferiori al 10% dalla parziale detassazione prevista dal regime attuale.

Un cambiamento che non riguarda solo i tecnici del settore: tocca famiglie imprenditoriali, investitori private e polizze vita. E soprattutto arriva in un momento in cui stabilità e prevedibilità sono diventati asset strategici per attrarre capitali nel Paese.

Dividend Exemption: il pilastro che ha garantito stabilità

Da oltre vent’anni la dividend exemption rappresenta un cardine del sistema fiscale italiano.
Nata per evitare la doppia imposizione, permette a società e veicoli di investimento di tassare solo una quota minima dei dividendi ricevuti, creando una catena partecipativa efficiente e neutrale.
Per questo in una recente presa di posizione l’Associazione Italiana Dottori Commercilisti ricorda come l’attuale disciplina non sia una “agevolazione”, ma una condizione necessaria per non penalizzare gli investimenti, soprattutto quelli effettuati attraverso holding familiari e società veicolo.

La nuova soglia del 10% e l’impatto reale sugli investitori

La bozza della Manovra prevede che dal 1° gennaio 2026 i dividendi derivanti da partecipazioni inferiori al 10% vengano tassati integralmente.

L’effetto è immediato:

  • il carico fiscale complessivo può avvicinarsi al 60%,
  • molte strutture di investimento diventano meno efficienti,
  • operazioni già avviate rischiano di risultare economicamente non sostenibili.

Non solo: la norma manca di un periodo transitorio, con potenziali effetti “retroattivi” su utili già accantonati e operazioni pianificate da mesi.
È una scelta che – come osservato da più parti – potrebbe generare più incertezza che gettito, spingendo capitali verso strutture estere più stabili.

Polizze vita: l’effetto inatteso della “tripla tassazione”

Uno dei casi più delicati riguarda le polizze di ramo I investite in gestioni separate.

La nuova soglia potrebbe portare a una tripla tassazione:

  • 1) sulla società partecipata,
  • 2) sulla compagnia assicurativa che percepisce il dividendo,
  • 3) e infine sull’investitore al riscatto o alla scadenza.

Un impatto importante per un prodotto molto usato dagli Hnwi nella protezione del patrimonio, nella pianificazione successoria e nella diversificazione fiscale.
La conseguenza? Le polizze perderebbero competitività rispetto a fondi e gestioni patrimoniali, proprio in un contesto in cui la domanda di sicurezza e continuità cresce.

Holding familiari, club deal e private capital: gli attori più esposti

La soglia del 10% colpisce anche le strutture più tipiche del capitalismo italiano:

  • holding familiari con partecipazioni stratificate,
  • veicoli utilizzati da manager e imprenditori nei piani di incentivo,
  • Spv di club deal e coinvestimenti,
  • partecipazioni detenute in società target di fondi di private equity o real estate.

Per molte famiglie imprenditoriali, le partecipazioni “di lungo periodo” sotto il 10% non sono scelte speculative: sono strumenti di governance, equilibrio tra rami familiari, partecipazioni strategiche in filiere produttive o alleanze industriali.
Penalizzarle significa mettere pressione proprio su quella parte dell’economia reale che sostiene la crescita del Paese.

L’alternativa più ragionevole: premiare la detenzione stabile

Nel dibattito parlamentare emerge una proposta che sembra più coerente con la realtà degli investimenti privati: introdurre un holding period minimo, anziché una soglia percentuale.

Il tempo, infatti, è un criterio che distingue naturalmente:

  • gli investimenti speculativi da
  • investimenti “pazienti”, tipici di famiglie, assicurazioni, fondi pensione, imprese di filiera.
    È una soluzione che preserva l’efficienza del sistema senza indebolire gli investimenti che sostengono la crescita.

Conclusione

La stretta sui dividendi inferiori al 10% non è solo una questione tecnica: è un segnale al mercato. In un passaggio storico in cui l’Italia può giocare un ruolo attrattivo per Hnwi, neo-residenti e investitori di lungo periodo, le scelte fiscali dovranno tenere insieme equità, prevedibilità e competitività internazionale.

Una riforma che penalizza polizze vita, holding familiari e strutture tipiche dell’economia reale rischia di ottenere l’effetto opposto: più incertezza, meno investimenti, maggiore frammentazione. Il percorso parlamentare sarà quindi cruciale, auguriamoci che il fabbisogno di gettito possa trovare soluzioni meno impattanti sul mondo dell’imprenditoria dal quale bisognerebbe ripartire per dare entusiasmo e slancio ad una economia, quella Italiana, che ne ha disperatamente bisogno.

Domande frequenti su Dividendi sotto il 10%: la stretta della Manovra. Cosa cambia

Qual è la principale novità introdotta nel disegno di legge di bilancio 2026 riguardo ai dividendi?

Il disegno di legge di bilancio 2026 prevede l'esclusione dei dividendi relativi a partecipazioni inferiori al 10% dalla detassazione parziale attualmente in vigore. Questa modifica rappresenta una stretta fiscale sui dividendi per determinate categorie di investitori.

Chi sono i soggetti più colpiti da questa nuova normativa sui dividendi?

La nuova norma impatta principalmente famiglie imprenditoriali, investitori private e polizze vita. Questi soggetti, che beneficiano attualmente della detassazione sui dividendi, vedranno un cambiamento nella loro situazione fiscale a partire dal 2026.

Qual è l'impatto di questa misura sulle polizze vita?

Le polizze vita subiscono un 'effetto inatteso' di 'tripla tassazione' a causa della nuova normativa. Questo significa che la tassazione complessiva sui rendimenti derivanti da polizze vita potrebbe aumentare significativamente.

Perché questa norma sta generando discussioni nel mondo della consulenza patrimoniale?

La norma sta generando discussioni perché sorprende i 'private client' e mette in discussione il principio della 'Dividend Exemption', considerato un pilastro di stabilità. La sua introduzione in un momento di incertezza economica accentua le preoccupazioni.

Quali alternative potrebbero essere considerate per mitigare l'impatto della nuova tassazione sui dividendi?

L'articolo suggerisce di 'premiare la detenzione stabile' come alternativa più ragionevole. Questo implica che incentivare gli investimenti a lungo termine potrebbe essere una strategia più efficace rispetto alla tassazione generalizzata dei dividendi.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale
Illustrazione in bianco e nero di Paolo Gaeta, commercialista di terza generazione, fondatore dello Studio Paolo Gaeta & Associati.

di Paolo Gaeta

È un dottore commercialista di terza generazione, fondatore dello Studio Paolo Gaeta & Associati con sedi a Milano, Napoli, San Marino e desk a Tel Aviv e Dubai. Esperto di pianificazione patrimoniale, trust e fiscalità internazionale, ha creato il primo podcast italiano sul tema, Trust Talks. Docente universitario e consigliere in associazioni specialistiche, accompagna imprenditori e famiglie nella governance del patrimonio con un approccio tecnico, riservato e personalizzato.

Per maggiori informazioni, leggere qui.

Hai investimenti o quote societarie e vuoi capire come la manovra 2026 inciderà sui tuoi dividendi?

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