Da Wall Street ad Hong Kong, Usa-Cina si gioca in Borsa

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In Cina continua il giro di vite sulle aziende tech che si vogliono quotare all’estero. Dopo l’indagine avviata su Didi, ByteDance fa retromarcia: congelata l’ipo. E Washington avverte: quotarsi a Hong Kong presenta dei rischi

Secondo il Wall Street Journal, ByteDance stava considerando una ipo di tutte o parte delle sue attività negli Stati Uniti o a Hong Kong

La società con sede a Pechino ha riferito che ha deciso di rinviare i piani a tempo indeterminato dopo che i regolatori le hanno detto di concentrarsi sui rischi per la sicurezza dei dati

La notizia arriva dopo che i regolatori cinesi hanno lanciato una revisione della cybersicurezza in Didi, che si è quotata alla Borsa di New York il mese scorso

Il giro di vite di Pechino sulle società tech non accenna a fermarsi. A distanza di una settimana dal caso Didi Global, anche un altro colosso cinese deve fare i conti con i voleri del Dragone. Si tratta di ByteDance, azienda proprietaria della popolare app di video TikTok, fino a qualche giorno fa prossima alla quotazione americana e ora costretta a “concentrarsi sui rischi di sicurezza dei dati”. Nel mentre a Washington Biden non sembra volere rimanere con le mani in mano e avverte le società usa: quotarsi ad Hong Kong presenta più di un rischio.
Il congelamento dell’ipo di ByteDance ricorda la sospensione di quella di Ant Group dello scorso autunno. Se allora la questione verteva però su ragioni di politica interna, quella attuale trova le sue motivazioni fuori dai confini nazionali. Alla preoccupazione circa monopoli troppo ingombranti e ceo troppo scomodi – come Ant Group e Jack Ma – si è infatti sostituita quella della sicurezza nazionale: le quotazioni fuori confine delle big tech cinesi possono rappresentare un rischio per la Nazione. Ad esprimersi in tal senso è stata la Cyberspace Administration of China (Cac), l’agenzia di regolamentazione Internet cinese, che martedì ha annunciato un rafforzamento della supervisione sulle quotazioni offshore. Le nuove regole potrebbero consentire, al fine di tutelare la sicurezza nazionale, la vendita di azioni nei mercati esteri solo previa approvazione regolamentare.Sabato è stata proposta una prima modifica in tal senso: le aziende internet con più di un milione di utenti che vogliono quotarsi all’estero devono prima passare al vaglio dell’agenzia.
A differenza del caso Ant Group, però l’alt sembra non essere stato imposto, quanto invece essere stato una decisione presa in autonomia dal fondatore della società Zhang Yiming, che ad aprile ha ritenuto essere conveniente e/o giusto compiacere i regolatori che avevano espresso le loro preoccupazioni circa la sicurezza dei dati delle applicazioni di ByteDance in Cina. Secondo le persone vicine alla società, durante gli incontri, i regolatori erano desiderosi di capire come ByteDance ha raccolto, memorizzato e gestito i dati. ByteDance gestisce infatti applicazioni utilizzate da centinaia di milioni di persone in Cina, tra cui l’app di video Douyin e Jinri Toutiao, e Today’s Headlines. Le informazioni personali raccolte da Douyin possono includere numeri di telefono cellulare, compleanni, nomi reali e numeri di identificazione.

Secondo il Financial Times, Biden è pronto al contrattacco. La nuova amministrazione infatti è prossima, a mettere in guardia le aziende statunitensi sui crescenti rischi di quotarsi ad Hong Kong, alla luce del maggiore controllo sull’hub finanziario esercitato da Pechino. Secondo Washington i rischi sono molteplici: la capacità del governo cinese di ottenere l’accesso ai dati che le aziende straniere memorizzano a Hong Kong e una nuova legge che permette a Pechino di imporre sanzioni contro chiunque permetta di attuare sanzioni straniere contro gruppi e funzionari cinesi sono rischi non trascurabili. Fatto che potrebbe concretizzarsi a breve. Gli Stati Uniti infatti stanno valutando se imporre più sanzioni in risposta al giro di vite di Pechino sul movimento pro-democrazia a Hong Kong e al genocidio che gli Stati Uniti hanno accusato Pechino di commettere contro gli uiguri musulmani nello Xinjiang. Ad ogni modo, l’avviso di Washington sottolineerà i rischi legali che le aziende statunitensi affrontano a meno che non assicurino che le loro catene di approvvigionamento non siano implicate nel lavoro forzato nello Xinjiang. “Vogliamo chiarire alla comunità imprenditoriale che deve essere consapevole del rischio reputazionale, economico e legale del loro coinvolgimento con entità coinvolte in abusi dei diritti umani” ha dichiarato al Financial Times un funzionario. Secondo il quotidiano britannico infatti, la decisione è stata presa in parte per il fatto che le aziende non starebbero prendendo abbastanza sul serio la questione. La Camera di Commercio Americana ad Hong Kong ha più di 1.200 membri e 282 aziende statunitensi vi hanno basato la loro sede regionale nel 2020.

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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