Criptovaluta cinese: un’arma contro gli Usa

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La Cina e la sua banca centrale stanno sperimentando lo Yuan digitale. L’obiettivo è scontrarsi direttamente con gli Usa e indebolirne l’influenza economica

La Banca centrale cinese ha lanciato dei test sulla valuta e ha coinvolto 4 città del paese: Shenzehen, Suzhou, Huan e Chengdu

Ma la Cina non è l’unico paese che sta spingendo sulle valute digitali anche Francia, Regno Unito e Usa stanno lavorando sulle proprie valute digitali

Una finanza sempre più digitale. E a forma di criptovalute. Le monete digitali hanno sempre fatto discutere i guru dei mercati e molto spesso sono state accantonate e derise.
Ma negli ultimi anni queste hanno guadagnato terreno e sempre più stanno entrando nel cuore delle varie banche centrali in giro per il mondo. Un paese che sta puntando molto sulle criptovalute è la Cina. Questa sta infatti sviluppando lo Yuan digitale e cercando di renderlo operativo il prima possibile. Le motivazioni dietro hanno tutto un sapore a stelle e strisce. La criptovaluta è infatti “un’arma contro gli Usa. Riduce la possibilità per gli Usa di imporre sanzioni economiche a paesi terzi. Ad esempio, la possibilità di sanzionare l’Iran si basa sul fatto che gli Usa possono impedire alle banche di tutto il mondo di fare transazioni con l’Iran (pena esclusione dal circuito del dollaro)”, spiega Christian Miccoli, Ceo e co-founder di Conio

Il dragone già questa estate aveva iniziato a testare lo yuan digitale. La Banca centrale ha infatti lanciato dei test sulla valuta e ha coinvolta 4 città del paese: Shenzehen, Suzhou, Huan e Chengdu. Per cercare di rendere più facile l’uso della monta virtuale nella vita quotidiano delle persone, le autorità hanno deciso di iniziare a sviluppare lo Yuan digitale in ambito sociale e fiscale. E dunque i cittadini potranno iniziare ad usare la criptovaluta per piccole attività quotidiane come i pagamenti nelle grandi catene come McDonald’s, Subway ecc.

Le autorità cinesi stanno puntando su questa valuta digitale perché offrirebbe diversi vantaggi. Uno dei maggiori sarebbe che lo Yuan digitale rappresenterebbe un’alternativa al dollaro americano. Inoltre, con questa, si potranno accelerare i pagamenti, aumentare il numero di transazioni e i volumi. E dunque puntare anche ad aumentare il Pil. Aspetto, non secondario in un momento economico come quello attuale, che ha subito un forte colpo a causa della pandemia globale da Covid-19. C’è però da sottolineare che non sarà di così facile realizzazione. Per far si che questo avvenga lo Yuan digitale deve iniziare ad essere usato “fuori dalla Cina. Ad oggi la cosa sembra difficile per due motivi. Il primo è l’eccessivo controllo dello stato cinese sulla circolazione dello digital yuan, e la seconda il probabile lancio di Cbdc o stable coin occidentali più libere”, spiega Miccoli.

Ma la Cina non è l’unico paese che sta spingendo sulle valute digitali anche Francia, Regno Unito e Usa stanno lavorando sulle proprie valute digitali. E inoltre anche le banche centrali sembrano aver cambiato approccio in merito. Non sono infatti poche quelle che hanno mostrato un interesse attivo nei confronti della creazione di una propria valuta digitale. Un primo passo di apertura verso il mondo digitale è arrivato proprio dall’Europa e più in particolare dalla Francia. Just Eat, la piattaforma che porta il cibo direttamente a casa, accetta pagamenti in Bitcoin, Bitcoin Cash ed Ethereum. E inoltre, ad agosto si erano iniziati a diffondere dei rumor secondo i quali la banca centrale francese (Banque de France) starebbe lavorando ad una sua personale valuta digitale. Insomma in un mondo sempre più digitale anche la finanza deve iniziare a giocare la partita online. E le criptovalute sono il primo passo per un nuovo modo di vedere il mondo.

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