Crediti deteriorati Mps, cda approva bad bank da 8 mld

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Trova soluzione la questione dei crediti deteriorati Mps, che delibera la creazione di una bad bank tramite scissione aziendale a favore di Amco. Si tratta di una delle più grandi operazioni di cessione di npe mai avvenute sul mercato italiano. L’analisi di Equita Sim e Banca Imi

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Banca Monte Paschi sale del 4,21% dopo i primi scambi di Borsa della giornata (30/06). Dato che fa seguito all’approvazione della scissione parziale di un ramo della banca da parte del cda di Mps e di Amco – Asset Management Company. La scissione, non proporzionale e asimmetrica, comporterà la cessione di un compendio composto come segue. Crediti deteriorati (npe, non performing exposure), attività fiscali per 104 milioni (Dta, deferred tax asset: imposte differite attive), altre attività, debito finanziario, altre passività e patrimonio netto per nominali 8 miliardi di euro. Si tratta di una delle maggiori cessioni di crediti deteriorati mai avvenute sul mercato italiano.
Amco è la controllata del Tesoro guidata con alla guida Marina Natale. Si tratta della società che ha appena acquistato due miliardi di npl dalla Popolare di Bari: 4,8 miliardi di sofferenze e 3,34 miliardi di utp (unlikey to pay, inadempienze probabili). Gli azionisti Mps riceveranno azioni Amco secondo un rapporto 0,4 azioni Amco per ogni azione Mps oggetto di annullamento in quanto conferita al compendio. Il criterio di distribuzione prevede che il Ministero dell’economia e delle finanze contribuisca al 90% al patrimonio di Mps in cambio di azioni Amco.

Quali benefici per Mps dalla creazione della band bank per i suoi crediti deteriorati

. Tra gli impatti l’istituto senese segnala anche “il miglioramento del Texas ratio [altra misura dei problemi creditizi di una banca, ndr] che passa da circa 86% a circa 43% e la riduzione di alcuni ratio patrimoniali (dovuta per l’appunto alla minore rischiosità dell’attivo) con un Cet1 phase-in che scenderà dal 14,7% al 13,3% e un Cet1 fully loaded dal 12,7% all’11,1%”.

Gli analisti di Equita Sim confermano su Mps il giudizio “hold” (prezzo obiettivo 1,3). “In particolare”, dicono da Equita, “l’operazione prevede la scissione di 8,1 miliardi di npe lordi (59% npl, 41% utp) o 4,2 miliardi netti”. A fronte di un prestito ponte [Jp Morgan e Ubs, ndr] da 3,2 miliardi e “il contributo per 1,1 miliardi di capitale da parte di Mps. Il prezzo implicito di trasferimento degli npe è pari a 38 centesimi e la Dg Comp ha ritenuto l’operazione in linea con le condizioni di mercato”. Seocondo Equita, la scissione permetterà a Monte Paschi di “ridurre sensibilmente l’npe ratio dal 13,2% del primo trimestre al 4,3%”.

Cosa comporta l’opzione asimmetrica

I soci di minoranza possono non concedere azioni Mps in cambio di azioni Amco. In tale caso (opzioni asimmetrica), gli azionisti beneficeranno di un incremento della propria partecipazione nella banca (conseguente all’annullamento delle azioni in capo al Mef). Equita Sim ritiene “questa eventualità come la più probabile e nel caso di esercizio integrale dell’opzione asimmetrica il Mef si diluirebbe al 64% (dal 68%)”. È bene ricordare inoltre che le assemblee straordinarie di Monte Paschi e Amco “si terranno entro settembre, trascorsi almeno 30 giorni dal rilascio dell’autorizzazione da parte della Bce”.

Subordinata all’autorizzazione Bce, la scissione dovrà essere stipulata entro il 15 novembre. Proseguono gli analisti di Equita, “il diritto di recesso è limitato a 150 milioni (il prezzo di recesso sarà pari al prezzo medio dei 6 mesi precedenti la convocazione dell’assemblea). Riteniamo che il rischio associato al recesso dei soci sia basso visto che il prezzo di recesso dovrebbe rimanere al di sotto dei prezzi di mercato e vista la possibilità del Mef di poter intervenire acquisendo una parte sostanziale dell’eventuale receduto”.

Si spiana la strada a nuove operazioni di m&a

Nel complesso, per Equita la notizia è “positiva” perché l’operazione comporta “una significativa pulizia dell’attivo di Mps”, aumentandone l’attrattività speculativa “in quanto favorirebbe un possibile scenario di aggregazione”. Dello stesso avviso Banca Imi. “L’ammontare degli npe scorporati è inferiore rispetto a quanto recentemente riportato dalla stampa”. Tuttavia, “consente un significativo derisking della società”. Infatti “il gross npe ratio scenderebbe sotto quello dei competitor, facilitando un potenziale m&a riguardante Mps (il Ministero dell’economia e delle finanze è ancora impegnato a uscire dal capitale entro il 2021″, aggiunge Banca Imi.

Considerando poi che il prezzo di recesso calcolato fino a metà marzo 2020 (1,2 euro per azione) è inferiore a quello di Borsa e che “l’opzione di diventare azionista di minoranza di una società non quotata senza diritti di voto potrebbe non essere interessante per degli investitori istituzionali, crediamo che l’opzione asimmetrica sarà esercitata da gran parte degli azionisti di minoranza, che potrebbero beneficiare di un potenziale m&a”, prosegue Imi (rating hold, prezzo obiettivo in revisione).

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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