Gli italiani sono sotto assicurati? Cosa dicono i numeri

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Alberto Battaglia
28.3.2022
Tempo di lettura: 3'
Gli italiani non amano i rischi, ma nemmeno le assicurazioni: la spesa in premi assicurativi è, infatti, molto più bassa della media Ocse

I confronti con gli altri Paesi sviluppati sembrano confermare un modello costituito da poca spesa per assicurazioni ed elevata liquidità

Nel 2020, la media Ocse attestava la spesa in premi assicurativi diretti a 3.600 dollari annui. Quella italiana, invece, era di soli 2.549 dollari, ossia più bassa del 29,2% rispetto alla media del mondo sviluppato

Gli italiani sono investitori particolarmente avversi al rischio; allo stesso tempo, però, vengono spesso descritti come un popolo di sotto assicurati. Il risparmiatore italiano, di conseguenza, preferisce far fronte autonomamente ai rischi, senza sottoscrivere polizze per coprirsi dalle spese riconducibili ad eventuali imprevisti. Paradossalmente, quest'ultimo sembrerebbe un atteggiamento decisamente propenso al rischio, dal momento che un soggetto non assicurato deve vedersela da solo in ogni evenienza.

La contraddizione, tuttavia, è solo apparente dal momento che gran parte della ricchezza finanziaria delle famiglie (nel 2020 il 32,6%) è accumulata sotto forma di liquidità pronta ad entrare in azione in caso di bisogno. Procedere in questo modo per far fronte alle emergenze, tuttavia, comporta un costo, dal momento che il contante sottrae una grossa quota del patrimonio all'investimento finanziario. Azioni e bond rendono mediamente di più del contante, che ogni anno, invece, perde una fetta del suo potere d'acquisto a causa dell'inflazione.

Ma è vero che gli italiani sono sotto-assicurati? I confronti con gli altri Paesi sviluppati sembrano confermare il modello sopra descritto: poca spesa per assicurazioni, elevata liquidità.

Nel 2020, la media Ocse attestava la spesa in premi assicurativi diretti a 3.600 dollari annui. Quella italiana, invece, era di soli 2.549 dollari, ossia più bassa del 29,2% rispetto alla media del mondo sviluppato. Fra i Paesi del G7 solo il Canada spende meno dell'Italia in premi assicurativi pro capite, mentre al top ci sono gli Stati Uniti, con oltre 7.900 dollari annui. Sotto la media Ocse, compaiono anche la Germania (3.232 dollari) e il Giappone (2.889 dollari). Fra il 2000 e il 2020 il confronto internazionale fra i premi assicurativi pro capite italiani e quelli del mondo sviluppato non è cambiato molto. Per tutti i Paesi, Italia inclusa, si è osservato un incremento, ma il gap della Penisola è rimasto pressoché lo stesso.



Se confrontiamo i premi assicurativi versati con il Pil, una misurazione in grado di “pesare” l'importanza del comparto sul totale dell'economia nazionale, si osserva che l'Italia resta, con il suo 8,14%, al di sotto della media Ocse (9,4%), ma supera in questa misurazione Germania e Giappone.

Sono dati che, però, possono essere ulteriormente depurati per comprendere come gli italiani spendano poco per la protezione di beni, salute e patrimonio, una volta esclusa l'RC auto.

“Il premio medio pagato da un italiano annualmente è di 300 euro – se si esclude il ramo auto – meno di un terzo di quello degli altri cittadini dei principali Paesi europei che in media spendono 937 euro”, ha affermato Nomisma citando dati Ania ed Eurostat, In prima posizione Olanda (premi per abitante 3.434 euro annui), seguita da Germania (1.131 euro) e Francia (912)”.

In conclusione, i dati confermano come la sotto-assicurazione degli italiani sia una realtà osservabile nel confronto con gli altri Paesi e che sollevi un problema di gestione efficace delle proprie finanze.

Per gli investitori italiani, come avevamo mostrato nel dettaglio in un precedente articolo, le polizze vita rappresentano una parte consistente degli asset finanziari, per l'esattezza il 18,1% - solo le famiglie danesi e francesi destinano più risparmio a questo genere di polizza. Si tratta, però, di soluzioni "ibride" per le quali prevalgono più considerazioni di pianificazione successoria che non la copertura da eventuali rischi.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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