Famiglia Agnelli: ecco quanto è costato fare pace con il fisco

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Nicola Dimitri
21.2.2022
Tempo di lettura: 3'
Gli eredi della famiglia Agnelli verseranno nelle casse dell'Erario quasi un miliardo di euro per definire ogni pendenza fiscale

La exit tax è una tassa una tantum dovuta allo Stato quando il trasferimento della sede all'estero di un'impresa residente in Italia comporta anche la perdita della residenza fiscale

Il regime della Participation Exemption consente di rendere parzialmente irrilevanti dal punto di vista fiscale le plusvalenze maturate come conseguenza della cessione di partecipazioni

L'Olanda è da molti anni una delle mete più ambite per le società che operano o intendono operare nel mercato europeo fruendo, al tempo stesso, di regimi fiscali particolarmente vantaggiosi.
Sono del resto note le vicende di alcune delle principali società italiane che, nel tempo, per pagare meno tasse, o per armonizzare, a loro dire, i sistemi di governance con altre società controllate estere, hanno deciso di trasferire la sede legale oltre confine, e in particolare nel paese dei tulipani.
Gli eredi Agnelli, particolarmente inclini a orientare i propri affari verso l'Olanda – giurisdizione in cui hanno sede anche altre società riconducibili alla dinastia, come Stellantis – hanno recentemente raggiunto un accordo multimilionario con il fisco, al fine di evitare controversie lunghe e, potenzialmente, ancora più costose.

E invero, prima di soffermarsi sul valore dell'accordo transattivo, occorre porre l'attenzione sulla vicenda Exor-fisco, che può essere semplificata prendendo in considerazione due diversi momenti, tra loro collegati. Uno risalente al 2016 e l'altro al 2021.

Nel 2016, l'italiana Exor Spa si fondeva con la controllata Exor Holding N.V. dando vita all'attuale Exor N.V., holding finanziaria del Gruppo Fiat con domicilio olandese. Questa operazione di fusione transazionale per incorporazione veniva effettuata anche beneficiando della Participation Exemption (Pex), vale a dire fruendo di un regime che consente di rendere parzialmente irrilevanti dal punto di vista fiscale – dunque di escludere dal reddito imponibile (nella misura del 95%) – le plusvalenze realizzate come conseguenza della cessione di partecipazioni.

Nel 2021, l'Agenzia delle entrate pubblicava il “Principio giuridico 10/2021” documento con il quale, in segno opposto a quanto fatto nel 2016 dal Gruppo Fiat, riteneva non applicabile il regime Pex nei casi in cui – proprio come nella vicenda Exor – una holding trasferisce il proprio domicilio fiscale all'estero senza mantenere una stabile organizzazione in Italia.

Ebbene, è evidente che la questione che vede coinvolta Exor e che ha spinto quest'ultima a optare per un accordo transattivo con il fisco ha a che fare con la cd. exit tax, vale a dire la tassa di espatrio richiesta alle società (o persone fisiche) che cessano di essere residenti in un determinato paese.

L'exit tax è una tassa che lo Stato pretende a titolo di compenso, una tantum, da quelle società che dopo essere cresciute anche grazie alle normative italiane, decidono, più o meno strumentalmente, dunque per godere talvolta di determinati vantaggi fiscali, di trasferire all'estero la propria residenza.
In questi termini, a fronte della discrasia tra l'operazione effettuata nel 2016 da Exor fruendo della Pex e la posizione nel 2021 assunta dall'Agenzia delle entrate che, invece, ne ha escluso l'applicabilità, la famiglia Agnelli-Elkann ha preferito risolvere in anticipo ogni possibile controversia, chiudendo, lo scorso 18 febbraio 2022, un accordo da 746 milioni di euro, di cui 104 milioni a titolo di interessi.

Ma la questione di Exor non è l'unica che la famiglia Agnelli ha dovuto affrontare in quest'ultimo periodo. A chiudere un accordo con l'amministrazione finanziaria italiana è stata anche la società Giovanni Agnelli Bv, anche questa con domicilio olandese.

In conclusione, se si considera l'esborso sostenuto per chiudere ogni possibile vertenza con Exor e quello corrisposto per definire la pendenza con Giovanni Agnelli Bv, si rileva come la dinastia torinese abbia staccato un assegno pari a 949 milioni di euro.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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