Blind trust: uno strumento, molteplici traguardi

Barbara Demergazzi
Barbara Demergazzi
21.7.2021
Tempo di lettura: 3'
Il trust cieco o blind trust è un tipo di trust che realizza la massima separazione tra i beni in trust e il disponente o i beneficiari. Ecco a chi e quando potrebbe essere particolarmente utile questa forma di trust
La convenzione relativa alla legge applicabile ai trust e al loro riconoscimento, conclusa all'Aia il 1° luglio 1985, individua tre caratteristiche essenziali dei trust, ossia:

  • la segregazione, per cui i beni in trust costituiscono una massa distinta e non sono parte del patrimonio del trustee;

  •  l'intestazione dei beni in trust al trustee, o a un'altra persona per conto del trustee;

  • l'obbligo del trustee, di cui deve rendere conto, di amministrare, gestire o disporre dei beni in conformità alle disposizioni del trust e secondo le norme imposte dalla legge.

Il blind trust (o trust cieco) incarna tutte queste caratteristiche, con un'importante differenza circa gli obblighi di rendiconto del trustee. In questo tipo di trust, infatti, il disponente esonera espressamente il trustee dal fornire informazioni circa la gestione del fondo in trust. L'effetto principale del cosiddetto blind trust, dunque, è quello di creare una cesura netta tra il disponente e i beni in trust, in termini di conoscenza della rispettiva composizione e delle modalità di gestione.

Questa particolare forma di trust è ideata per evitare controversie a carico di persone potrebbero trarre indebiti vantaggi dai rispettivi incarichi, pubblici o privati ed è particolarmente diffusa negli Stati Uniti, dove diversi Stati hanno approvato norme specifiche sul relativo funzionamento, ufficializzandone l'utilità per dirimere il conflitto di interessi in cui possono incorrere i funzionari della pubblica amministrazione, ad esempio quando sono chiamati a indirizzare fondi pubblici a favore del settore privato, ove potrebbero avere delle cointeressenze.

Anche in Italia sono state presentate diverse proposte di legge mirate a risolvere il tema del conflitto di interesse, che prevedono l'uso del blind trust sotto la supervisione di un'apposita Autorità di vigilanza. Queste proposte non sono ancora sfociate in un testo condiviso, ciononostante l'attenzione sulle possibili applicazioni di questo tipo di trust è concreto, tanto che in alcuni casi è stato effettivamente adottato, prendendo spunto da leggi straniere per la sua strutturazione.
Si pensi ad esempio al blind trust istituito da Mario Draghi non appena nominato a governatore di Bankitalia, o a quello voluto dal gruppo media francese Vivendi per la propria partecipazione in Mediaset al fine di ottemperare alle norme in materia di concentrazione nel settore media e delle telecomunicazioni, o ancora al blind trust creato dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, per separare affari personali e attività politica.

Tutti questi esempi attestano la fiducia di diversi soggetti, variamente coinvolti in attività di interesse pubblico, nell'efficacia del blind trust come strumento atto ad allontanarli da situazioni di potenziale conflitto di interesse, ma i vantaggi del trust cieco non si fermano qui. Le caratteristiche di questo strumento, infatti, lo rendono un trust estremamente valido anche nel settore privato.

In ambito calcistico, ad esempio, il blind trust è stato utilizzato dal presidente della Lazio, Claudio Lotito, per detenere la Salernitana, neo-promossa in serie A. Tale trust è stato infatti considerato idoneo al fine di ovviare alla norma della Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc) secondo la quale uno stesso soggetto non può possedere due squadre militanti nella stessa divisione.

Altro settore dove può essere utile questo strumento per superare situazioni di conflitto di interessi è, poi, quello delle società quotate. In seno a tali entità molti soggetti che ricoprono cariche di rilievo sono generalmente anche azionisti della società. Grazie ai loro incarichi, queste persone hanno accesso a informazioni privilegiate sulla società, motivo per cui il loro comportamento come azionisti rappresenta un segnale di fiducia nell'emittente e può influire sulle decisioni di terzi.

La normativa sugli abusi di mercato, nell'intento di limitare potenziali influenze, impone ai componenti degli organi di amministrazione e di controllo di emittenti, nonché ai soggetti che svolgono funzioni di direzione e ai dirigenti il divieto di effettuare operazioni di acquisto, vendita, sottoscrizione o scambio delle azioni o di strumenti finanziari correlati (cosiddetto internal dealing) in periodi specifici (periodi di black-out).

Divieti di negoziazione interessano poi svariati professionisti che, in ragione del proprio lavoro, vengono a conoscenza di informazioni privilegiate su clienti quotati. L'utilizzo di tali informazioni significherebbe incorrere nel reato di insider trading, severamente punito dall'art 184 del Tuf.
Da qui l'utilità di convogliare i propri investimenti in un blind trust dotato di tutte le caratteristiche necessarie per garantire una gestione dei beni svincolata da qualsiasi coinvolgimento, diretto o indiretto, del disponente.

Per essere idoneo allo scopo, il blind trust deve soddisfare numerosi requisiti. Ad esempio deve essere gestito da un trustee professionale e indipendente. Il trustee deve poi essere dotato di una strutturata organizzazione interna, sia per quanto riguarda i processi operativi, che i profili e i ruoli del personale coinvolto. Esso deve poi garantire indipendenza rispetto al disponente, pertanto non deve essere detenuto o amministrato da persone fisiche che abbiano un legame parentale con il disponente, oppure che abbiano concluso contratti con il disponente stesso, il suo coniuge, con persona stabilmente convivente o con un parente o affine del disponente.

Un blind trust correttamente strutturato e gestito garantisce l'assenza di conflitti di interesse e permette una gestione libera e diversificata degli investimenti, proteggendo contemporaneamente il disponente da possibili infrazioni strettamente correlate al suo ruolo o alla sua funzione.
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Avvocato e responsabile legal & compliance presso la trust company professionale Capital
Trustees AG (Svizzera), è esperta nella protezione e trasmissione di patrimoni familiari e nella
prevenzione di rischi legali e reputazionali. In seno a Step riveste la qualifica di Trust and estate
practitioner (Tep) ed è altresì membro del Groupement des compliance officers de Suisse
Romande et du Tessin (Gco).

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