Banche e compagnie: chi scommette sulla svolta tech

Emanuela Notari
28.2.2022
Tempo di lettura: 3'
La pandemia ha accelerato la digitalizzazione dei servizi finanziari. Una strada obbligata per assecondare i bisogni del mercato, che passa anche attraverso la collaborazione tra gli operatori tradizionali e i nuovi attori

Servono una “cultura dell'innovazione e nuovi modelli di business”, dice Marco Giorgino, direttore dell’Osservatorio fintech e insurtech del Polimi

Sarà che negli ultimi due anni le imprese più digitalizzate sono sopravvissute meglio, sarà che tutti abbiamo imparato a spostare sui device buona parte delle nostre attività, compresi i cosiddetti senior che sono parte importante della clientela finanziaria, sta di fatto che la pandemia ha impresso una forte accelerazione alla digitalizzazione di imprese e istituzioni finanziarie.
“È innegabile che ci sia stata un'accelerazione di un trend verso la digitalizzazione che altrimenti si sarebbe mosso molto più lentamente, ma il bilancio non è del tutto roseo: i player dell'innovazione digitale, sia fintech che incumbent (dominanti ndr), sono ancora pochi, seppur molto attivi, ma il resto del mercato fa ancora fatica. E non è la dimensione a dettare chi corre e chi resta indietro, quanto gli investimenti nelle nuove tecnologie ma anche, e soprattutto, la cultura di innovazione: nuovi paradigmi di servizi, attraverso nuove partnership e nuovi modelli di business”.
Cosa è successo di fatto in questi due anni e quali sono le prospettive? “Nei servizi bancari il cambio di modalità di fruizione – da fisico a digitale – ha aggiunto profondità alla relazione con il cliente, non nel senso tradizionale di rapporto fisico, ma di soft information raccolta e veicolata in modo digitale.

Mi spiego: se prima la banca incontrava il proprio cliente, fisicamente, qualche volta in un anno, adesso ha potenzialmente occasioni quotidiane di incontro online, il che significa molti più dati sulle sue preferenze ed esigenze, e sui suoi comportamenti. E si può innescare un circolo virtuoso tra servizi che la banca offre e informazioni del cliente raccolte, aspetto questo che è alla base dell'innovazione a vantaggio del mercato”.

Anche il credito ha visto cambiamenti importanti con lo sviluppo di piattaforme di finanziamento molto tempestive, cosiddette di instant lending, che sono in grado, attraverso l'intelligenza artificiale e l'uso dei big data, di valutare il rischio di credito del richiedente un prestito e dargli una risposta pressoché immediata.

“In generale, le nuove tecnologie permettono ormai di incrociare i dati per una valutazione del rischio di credito che va ben oltre l'assessment tradizionale – prosegue Giorgino - Un altro ambito che merita un'osserva zione è sicuramente quello dell'asset management, dove la digitalizzazione dei processi di gestione del risparmio, in particolare nelle fasi di profilazione dell'investitore con riferimento al livello di rischio, di definizione dell'asset allocation, di selezione e costruzione dei portafogli, ha fortemente aiutato i player, con effetti positivi sia sulla ricerca di efficienza e di efficacia sia sulla gestione della compliance”.

Tutti questi esempi sono la dimostrazione che tecnologia e fattore umano possono integrarsi, dando centralità al ruolo del consulente. Il modello che potrà risultare vincente è quello ibrido.

Infine, arriviamo all'insurtech, anch'esso sempre più indirizzato verso l'instant insurance, “la copertura del rischio quando è necessaria e per il tempo in cui è necessaria – dice il professore - Una modalità di fruizione innovativa rispetto al passato, quando la copertura dai rischi rientrava nella pianificazione della vita delle persone, e rinnovata di anno in anno. Le tecnologie hanno profondamente aiutato ad efficientare i processi interni e, insieme con la capacità di visione dei player più innovativi, hanno prodotto nuovi servizi come le assicurazioni end-to-end, con valutazione del danno istantanea attraverso meccanismi di image processing e soluzione inbound grazie alla creazione di ecosistemi che coinvolgono rami di attività non propri dell'assicurazione”.

È il caso del sinistro automobilistico per il quale il titolare della polizza che abbia subito un danno invia l'immagine del danno, questa viene istantaneamente processata dall'intelligenza artificiale e il cliente riceve in tempo reale la valutazione e l'indirizzo del carrozziere convenzionato più vicino a lui.
Insomma, per tirare le fila di questo discorso, potremmo dire di essere in presenza dell'avvio di una profonda rivoluzione, alla cui base ci sono i dati. La cui raccolta e analisi resa possibile dalla tecnologia porta alla creazione di ecosistemi che prima erano impensabili. Ma la tecnologia da sola non è sufficiente. “Serve anche - prosegue Giorgino - la capacità strategica e di visione per inventare nuovi ambiti di partnership. E questo spazio di mercato si apre a una convergenza di imprese fintech e imprese finanziarie tradizionali, che siano banche o compagnie di assicurazione, dove ognuno porti le proprie competenze all'insegna dell'innovazione dei vecchi modelli di business. Quasi un esempio di integrazione di competenze e approcci diversi, anche tra generazioni diverse, con attitudini e competenze che si mettono insieme per disegnare il futuro, anche andando a colmare eventuali inefficienze del mercato”.


Articolo tratto dal Magazine We Wealth di febbraio 2022

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