Granducato del Lussemburgo. Una calamita per gli investimenti esteri

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Nicola Dimitri
12.7.2021
Tempo di lettura: 5'
Pur non essendo un vero e proprio paradiso fiscale, il Lussemburgo può essere il luogo adatto per gli investitori che oltre a beneficiare di vantaggi fiscali, intendono proteggere il loro patrimonio e, al contempo, operare in regime di trasparenza fiscale

Attraverso un’accurata pianificazione fiscale, i soggetti che intendono tutelare il loro patrimonio familiare, anche in vista del passaggio generazionale, possono trovare in Lussemburgo il luogo ideale

Grazie alle Sfp, il Granducato è una giurisdizione che risulta particolarmente adatta per gli investitori privati

I paradisi fiscali, potrebbe dirsi, si caratterizzano per essere ridotti. Ridotta, solitamente, è la loro estensione geografica, ridotta è la popolazione che risiede in questi Paesi, ridotta è la fiscalità della loro giurisdizione in materia di imposte. Ridotte sono, altresì, le informazioni richieste dagli istituti finanziari ai clienti che ivi intendono trasferire patrimoni e capitali.
E invero, nonostante le dimensioni contenute siano la cifra essenziale di questi Stati, numerosi e rilevanti sono invece gli interessi che vi transitano. Tanto che si tratti di Stati situati in atolli remoti e difficilmente raggiungibili, come le Isole Cayman o le Mauritius, quanto che si tratti di Paesi più centrali, come ad esempio il Granducato del Lussemburgo. Quest'ultimo, in quanto situato nel cuore dell'Europa è crocevia tra la Francia, la Germania, il Belgio.

Ebbene, proprio con riferimento al Lussemburgo occorre spendere qualche riflessione.
Anche se, oggi, il Lussemburgo fa parte dei paesi collaborativi ed è inserito nella White list (quindi formalmente non è considerato un vero e proprio paradiso fiscale) è storicamente ritenuto un Paese fortemente propenso ad agevolare le imprese a ridurre il carico fiscale.

Sin dagli anni '30 del secolo scorso, infatti, il Granducato, ha trasposto la sua storica posizione di neutralità politica in neutralità fiscale, divenendo ben presto punto di attrazione per capitali di origine estera. In forza di un regime impositivo di assoluto favore per le imprese.

Come rilevato dalle inchieste condotte da Le Monde e IrpiMedia (all'interno del progetto OpenLux), in effetti, su 140 mila società registrate in Lussemburgo, il 90% sono, di fatto, controllate da soggetti non residenti e, ancora più nel dettaglio, il 40% di queste società sono, per così dire, inattive; in quanto costituite al solo scopo di detenere quote di altre società.

In considerazione di questo scenario, non stupisce rilevare che siano sempre di più gli italiani di stanza in Lussemburgo e che, conseguentemente, sono oltre 5 mila le società che hanno lasciato il paese d'origine, vale a dire l'Italia, per trasferire la propria sede nel Granducato.

A riprova del fatto che il Lussemburgo sta diventando la meta principale ove trasferire denaro e si appresta ad essere la cassaforte di numerose società e imprese, basterebbe prendere in considerazione il dato che i fondi d'investimento di base nel Granducato gestiscono un patrimonio di oltre 4.500 miliardi di euro, e che la maggior parte dei più influenti miliardari del mondo ha interessi riconducibili a società che hanno sede nel Granducato.

Certamente il Lussemburgo non è l'unico luogo ove i migranti fiscali trasferiscono profitti e capitali in Europa; senza dubbio, però, rientra tra le mete preferite per dirottare profitti costituendo holding e società. In effetti, secondo i dati Eurostat, la tassazione del reddito delle società straniere che si trasferiscono in Lussemburgo vale, per il piccolo Granducato, il 6% del Pil.

Incrociando quanto finora detto con i dati messi a disposizione da Tax Justice Network, emerge che il Lussemburgo è responsabile del 4% delle pratiche abusive fiscali a livello mondiale e che, nel cd. Corporate Tax Haven Index, rientra tra le sei giurisdizioni più inclini a favorire il profit shifting, vale a dire il fenomeno che spinge a spostare capitali dai paesi di origine in luoghi ove si esercita una pressione fiscale minore.
È bene però chiarire che, in linea generale, optare per una giurisdizione caratterizzata da una normativa fiscale e societaria privilegiata, non rappresenta a tutti i costi un reato o una condotta censurabile. Proprio per questo, in un'ottica di ottimizzazione fiscale, sono numerosi i soggetti che decidono di costituire nel Granducato società o ivi localizzare una filiale. Con l'intento di proteggere legalmente capitali, ridurre il carico fiscale, dilatare nel tempo l'obbligazione tributaria.

Entrando nel merito, il Granducato, anche se di recente (alla luce di alcuni scandali) ha iniziato ad adeguarsi agli standard internazionali in materia di scambio di informazioni, non ha perso la connotazione di Stato in grado di offrire vantaggi fiscali.

Pertanto, attraverso una pianificazione fiscale specifica e condotta da un professionista, è possibile ricorrere a strutture societarie idonee a ridurre l'imposizione fiscale.

Ad esempio, il Lussemburgo, grazie alla Société de gestion de patrimoine familial, (meglio nota con l'acronimo Spf) risulta essere una giurisdizione particolarmente adatta per gli investitori privati, persone fisiche, o intermediari, che - operando in un sistema trasparente e integrato con la regolamentazione internazionale - vogliono tutelare il proprio patrimonio o quello di un gruppo di individui; anche in funzione di pianificazione successoria.

La Spf è uno strumento d'investimento passivo specifico per la gestione del patrimonio privato degli investitori (persone fisiche) che – singolarmente o in gruppo – intendono gestire i propri asset finanziari e, al contempo, vedersi riconoscere un regime fiscale di favore.


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