Confesercenti: +32 miliardi di depositi bancari rispetto al 2019

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Gli italiani continuano ad accumulare risparmi. Secondo un’analisi di Confesercenti, nel 2020 si contano 32 miliardi di depositi bancari in più rispetto al 2019. E la ripartenza potrebbe non bastare per sanare la contrazione dei consumi. Sul piatto il taglio temporaneo dell’Iva per i comparti in maggiore sofferenza

Rispetto ai livelli pre-covid, il risparmio medio è passato da 8 a 11 euro ogni 100 euro

Previsto un calo medio della spesa di 1.879 euro a famiglia

Ai primi posti per contrazione della spesa si posizionano il Trentino, la Lombardia e l’Emilia Romagna

Che gli italiani siano un popolo di risparmiatori è già noto, ma lo shock pandemico ha dato un ulteriore impulso all’accantonamento. Secondo un’indagine di Confesercenti, rispetto ai livelli pre-covid il risparmio medio è passato da 8 a 11 euro ogni 100 euro e nel 2020 si calcolano 32 miliardi di depositi bancari in più rispetto allo scorso anno, il +20%. La spesa, infatti, continua a crollare e la ripartenza potrebbe non essere sufficiente a sanare i consumi perduti.
I conti delle pandemia rivelano un bilancio sui consumi dei primi sei mesi dell’anno ancora particolarmente negativo, al punto che si parla di un crollo medio della spesa di 1.879 euro a famiglia. La contrazione riguarda principalmente le regioni del settentrione ad alto reddito, ma anche quelle che hanno risentito di più degli effetti negativi della crisi epidemiologica. Al primo posto si posiziona il Trentino, con un calo medio della spesa per nucleo familiare di 2.227 euro. Segue la Lombardia con il -2.214, l’Emilia Romagna (-2.153), la Toscana (-2.070) e il Veneto (-2.042). Si rivela consistente anche la contrazione che ha coinvolto le regioni centrali e meridionali, ma la Calabria registra perdite inferiori alla media con un crollo di -1.294 euro a famiglia.

“Una rapida ripartenza della spesa delle famiglie è cruciale, soprattutto se si considera che il pil italiano dipende per buona parte dai consumi interni”, commenta Patrizia De Luise, presidente nazionale di Confesercenti. “Per questo, riteniamo che si debba discutere seriamente della possibilità di un taglio temporaneo dell’Iva, almeno per i comparti in maggiore sofferenza”. Secondo De Luise, un taglio “selettivo e a tempo” potrebbe rivelarsi utile per sostenere la domanda, incentivando i consumatori ad anticipare gli acquisti. “Un effetto propulsivo ottenuto senza stravolgere troppo il bilancio”, spiega.

Un’analisi di Confesercenti sulla base di una simulazione effettuata con il modello econometrico del Cer ha rivelato che un abbassamento dell’imposta sul valore aggiunto, interamente traslata sui prezzi finali, genererebbe il 25% in più di aumento della spesa delle famiglie rispetto a una pari contrazione del cuneo fiscale. Inoltre, secondo l’associazione, la riduzione dell’Iva garantirebbe una maggiore equità, essendo una “tassa piatta, pagata in uguale misura da tutti, a prescindere dal reddito”, si legge in una nota, ma bisogna fare attenzione nel prevedere una riduzione dell’Iva solo per i pagamenti elettronici che, oltre al costo delle commissioni che renderebbe nulli i vantaggi per le imprese, viene considerata una strada “impraticabile anche dal punto di vista della gestione”.

“L’attuale crollo dei consumi, inevitabilmente, porterà anche a una riduzione del gettito Iva. In questo contesto il taglio delle aliquote, soprattutto se chiaramente definito nei suoi limiti di intervento, temporali e di settore, non aggraverebbe troppo la situazione e non spaventerebbe i mercati”, continua De Luise, che conclude: “Alla fine dell’emergenza potremmo invece concentrare le risorse su una vera riforma fiscale, che cancelli le attuali iniquità impositive e stimoli la crescita e il lavoro, a partire dalla revisione dell’Irpef”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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