Come investe un family office di successo

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Da Deliveroo (prossima all’Ipo) ad AirBnb, passando per SpaceX, To Good to Go e Freeda. Qual è la scintilla che lega investimenti apparentemente così diversi fra loro? Il segreto è nelle parole di Luca Rancilio, di Rancilio Cube

Il family office Rancilio Cube investe in un portafoglio di 104 imprese, 72 delle quali possedute in via diretta e 32 tramite fondi. Fra queste, figura la società di food delivery Deliveroo, prossima alla quotazione sulla London Stock Exchange nei giorni successivi a Pasqua

Gli investimenti diretti di Rancilio Cube sono soprattutto in Germania, Regno Unito, Usa. Il portafoglio si muove secondo una logica che non è quella geografica. L’Italia in sé, per dire, ne rappresenta solo il 10%

Conta la sensazione che quella iniziativa di impresa non è seduta sulla ruggine del passato. Che guarda con chiarezza al futuro e demolisce alcune categorie

Futuro, innovazione, fede incrollabile nelle tesi di investimento. Così si potrebbe sintetizzare la visione imprenditoriale di Luca Rancilio, erede della storica azienda delle macchine professionali da caffè e oggi cofondatore del family office Rancilio Cube. Un portafoglio di 104 imprese costruito in sette anni, 72 delle quali possedute in via diretta e 32 tramite fondi. Fra queste, figura la società di food delivery Deliveroo, prossima alla quotazione sulla London Stock Exchange nei giorni precedenti a Pasqua. Una Ipo che dovrebbe portare la capitalizzazione della società a circa otto miliardi di sterline (il prezzo per azione starà nella forchetta fra i 3,90 e i 4,10 pound).
«In Deliveroo siamo entrati in due volte», ricorda Luca Rancilio. «La prima nel dicembre 2016 (tramite un acquisto di quote sul mercato secondario), la seconda a meno di un anno di distanza, nel 2017». L’idea era sembrata al family office subito vincente. «C’era uno spazio di business fra il mangiare a casa, il dover uscire al ristorante e l’andare da sé a ritirare un pasto pronto. Inoltre, fra gli investitori c’erano già fondi come Index Ventures».

Gli investimenti diretti di Rancilio Cube sono soprattutto in Germania, Regno Unito, Usa. Il portafoglio si muove secondo una logica che non è quella geografica. L’Italia in sé, per dire, ne rappresenta solo il 10%. «Per me il nostro paese è una regione dell’Europa. Né deve sembrare strano: quando producevamo macchine da caffè espresso, l’Italia rappresentava per noi il 10% del mercato. Mantengo un atteggiamento ‘agnostico’»

E qual è la scintilla che fa propendere per un investimento piuttosto che per un altro? «La sensazione che quella iniziativa di impresa non è seduta sulla ruggine del passato. Che guarda con chiarezza al futuro e demolisce alcune categorie. Perché si parla di venture capital, impact investing? Tutte queste definizioni, perché non possono stare dentro all’unica categoria che conta, che è quella dell’innovazione? L’innovazione non mi ha mai tradito. Si pensi a SpaceX, Tesla, Treedom (per restare in Italia). È lo status quo che difficilmente ha un valore da esprimere».

Stato che sicuramente società come Airbnb, Freeda, Coursera (piattaforma di corsi online), Everli (ex Supermercato24), To Good to Go (la app che permette di avere con pochissimi euro cibo che altrimenti andrebbe sprecato), SpaceX, Tesla, Treedom, Will (testata giornalistica Instagram) hanno sovvertito. «Da Airbnb usciremo con un 4x. Treedom per esempio ha ribaltato il concetto di deforestazione: va a piantare alberi là dove una volta li si tagliavano».

Il minimo comune denominatore di queste imprese è la loro carica innovativa, la capacità di intercettare i nuovi bisogni ‘liquidi’ delle persone, la loro voglia di comodità e sostenibilità.

Quali saranno allora i prossimi temi di investimento? «Ci interessa molto il cambiamento climatico, il settore sanitario, il fintech infrastrutturale. Per intenderci, non quello che crea nuove banche tech, ma quello che vuole superare il concetto di banca, aggrappandosi ai nuovi canali di fiducia creati da piattaforme come Spotify, per esempio. Tutti settori per me completamente nuovi». Alla base di tutta questa innovazione però, campeggia un valore antico: quello della relazione umana. Gli investimenti in società non quotate si fanno tramite la possibilità di accesso, che arriva solo tramite contatto personale.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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