Bye bye contanti: la crisi mette il turbo alle donazioni digitali

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Lo shift innescato dalla pandemia ha indotto un italiano su tre a prediligere gli strumenti digitali per fare beneficenza. Crollano, invece, le donazioni in contanti

Antonio Filoni, head of bu digital & social media di Bva Doxa: “Sarà interessante osservare anche l’onda lunga di questo fenomeno: se gli strumenti tradizionali recupereranno o il desiderio di digitalizzarsi entrerà nell’indole dei donatori”

Tra i donatori più attivi nell’anno della crisi si distinguono gli under 40 con l’84%, contro il 79% degli over 55. Nel 2019, invece, si parlava dell’87% dei baby boomer, l’82% della generazione X e il 79% dei millennial

Sapevate che sono circa 35 milioni gli italiani che oggi si collegano a internet quasi esclusivamente da smartphone e tablet? E che 25 milioni sono coloro che dichiarano di aver effettuato un acquisto online? Ma l’aspetto più interessante, nel nuovo orizzonte “tech”, è che la crisi non ha inibito il loro desiderio di donare. Soprattutto tra i più giovani, che fanno proprio del digitale il viatico del “fare bene”.
Secondo la settima edizione dello studio Donare 3.0 commissionato da PayPal e Rete del dono a Bva Doxa, l’82% degli italiani ha effettuato una donazione in qualsiasi forma nel 2020, un dato rimasto stabile nell’ultimo triennio. Più della metà, tra l’altro, non sono donatori occasionali (il 15% sono “regolari” e il 27% dona anche più volte all’anno) e circa due terzi dedicano le proprie risorse a più di un’associazione. A tal proposito, al mese di marzo 2021, il 55% punta su salute e ricerca (contro il 54 e il 58% rispettivamente nel 2020 e nel 2019), il 23% sull’assistenza sociale (in questo caso si parla del 24 e del 28% nei due anni precedenti) e il 27% sulla tutela dell’ambiente e degli animali (contro il 24 e il 25%). Si calcola un importo medio superiore ai 50 euro l’anno per il 42% degli intervistati, di cui il 32% tra i 51 e i 200 euro, l’8% tra i 201 e i 500 euro e il 2% oltre i 500 euro.

Passando alle modalità di donazione, come anticipato, lo shift innescato dalla pandemia ha indotto un donatore su tre a utilizzare strumenti digitali per fare beneficenza (contro il 22% del 2019). Un dato che, per la prima volta, ha raggiunto il contante (crollato al 34% contro il 44% dell’anno precedente). “La crisi ha dato uno scossone al denaro contante, mentre il digitale sta guadagnando terreno in modo sano e stabile”, spiega Antonio Filoni, head of bu digital & social media di Bva Doxa in occasione dell’evento di presentazione del report. “Sarà interessante osservare anche l’onda lunga di questo fenomeno, se gli strumenti tradizionali recupereranno o il desiderio di digitalizzarsi entrerà nell’indole dei donatori”.

Dello stesso avviso Valeria Vitali, cofounder di Rete del dono, che evidenzia tre parole chiave frutto delle evidenze del rapporto. “Innanzitutto l’importanza del digitale, che funziona solo nella misura in cui esiste la consapevolezza del fatto che rappresenti uno strumento imprescindibile per lavorare in modo concreto. Poi la cultura digitale: vincono quelle organizzazioni che lo accolgono in modo trasversale, integrandolo nella propria strategia, dalla fase di ascolto dei bisogni sul territorio al disegno delle varie progettualità. E, infine, la sperimentazione. Solo cambiando approccio si potrà entrare in una nuova logica per iniziare a presidiare il digitale in modo virtuoso, trovando anche degli spazi in cui i propri sostenitori possano dialogare e confrontarsi”, conclude l’esperta. “Sappiamo che parte delle accelerazioni cui abbiamo assistito sono frutto dell’anno pandemico, che ha generato un boom che in tempi normali sarebbe avvenuto in tre o cinque anni”, aggiunge Maria Teresa Minotti, direttrice di PayPal Italia. “Ma confermiamo in ogni caso la teoria dell’irreversibilità: tornare al punto di partenza è una possibilità remota”.

Intanto, resta una fetta di popolazione che dichiara di non donare. Ma perché? Uno su due, secondo la ricerca, sembrerebbe non fidarsi (sebbene si tratti di una percentuale in calo, dal 61% del 2019 al 51% nel 2020). Ma anche la crisi economica gioca la sua parte, con il 47% che afferma di non donare a causa di essa o dell’aumento delle tasse (contro il 38% dell’anno precedente). Inoltre, il 40% ammette di non aver donato a qualche associazione proprio per il covid-19: il 31% perché in passato donava esclusivamente al banchetto in contanti, il 25% perché non sapeva come farlo escludendo il contatto personale e il 25% perché non aveva le modalità per farlo online, una percentuale che sale al 31% per i millennial. Ed è considerando questa fetta di popolazione che emerge un’altra tendenza contrastante: contrariamente al 2019, tra i più attivi si trovano gli under 40 con l’84% contro il 79% degli over 55. Nell’edizione precedente, a donare erano invece l’87% dei baby boomer, l’82% della generazione X e il 79% dei millennial.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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