Le condizioni definitive saranno note soltanto il 16 ottobre, ma sulla base di quanto già comunicato dal Mef è possibile iniziare a chiedersi quale dei due nuovi titoli possa essere più conveniente: il Btp Valore o il Btp Valore Insieme?
Per il momento il Tesoro ha fatto sapere che i due Btp offriranno rendimenti “finanziariamente equivalenti”, ma la scansione dei pagamenti sarà completamente diversa. Il Btp Valore tradizionale continuerà a distribuire cedole trimestrali, mentre il Btp Valore Insieme remunera l’investitore soltanto alla scadenza, attraverso un unico “cedolone” finale e senza alcun pagamento intermedio.
Quale delle due formule conviene di più?
Btp Valore Insieme: perché rinunciare alle cedole può convenire
Agli italiani piace vedere la cedola e il ministero ne ha preso nota: una delle caratteristiche distintive delle precedenti emissioni di Btp Valore è stata proprio la frequenza trimestrale dei pagamenti, contro quella generalmente semestrale dei Btp tradizionali. Con il Btp Valore Insieme l’approccio viene ribaltato. La nuova formula può essere più adatta a chi bada maggiormente all’accumulazione e all’efficienza fiscale che alla disponibilità periodica di reddito.
Le cedole rendono immediatamente tangibile il guadagno derivante dall’investimento, ma presentano anche un limite: prima di arrivare sul conto corrente vengono tassate. Su una cedola lorda di 100 euro, con l’aliquota agevolata del 12,5% prevista per i titoli di Stato, l’investitore incassa 87,50 euro. Se volesse reinvestire il flusso, quindi, potrebbe farlo soltanto per l’importo netto.
“Nella versione ‘tradizionale’ del Btp Valore l’investitore incassa le cedole ogni trimestre e deve decidere come reinvestirle. Il rendimento a scadenza presuppone implicitamente di reinvestirle allo stesso tasso, ma questo non è mai garantito”, ha commentato a We Wealth Federico Pigatto, analista dell’ufficio studi e ricerche di Consultique Scf.
“Nella pratica un risparmiatore retail difficilmente dispone di capitali sufficienti per reinvestire in modo efficiente importi così piccoli e, in ogni caso, quanto incassato è già stato tassato al 12,5%, quindi si reinveste solo il netto”.
A queste inefficienze può aggiungersene un’altra. Un piccolo investitore che volesse reinvestire ogni cedola attraverso il conto titoli della propria banca potrebbe dover sostenere anche i costi di transazione di ciascuna operazione, con un’incidenza potenzialmente significativa soprattutto sui controvalori più contenuti.
“Nella versione ‘Insieme’ l’interesse matura e viene capitalizzato al tasso fissato all’emissione perché non esce ‘cassa’ fino alla fine. Per questo il cedolone finale deve essere più alto della semplice somma dei tassi annui”, precisa Pigatto. Dal punto di vista economico, è come se la remunerazione rimanesse investita all’interno del titolo fino alla scadenza, senza che il risparmiatore debba materialmente incassare e reinvestire le singole cedole e, soprattutto, senza anticipare la tassazione sui flussi intermedi.
Btp Valore e Btp Valore Insieme: il rendimento netto stimato
“Partendo dalla curva dei rendimenti attuale, con il Btp a cinque anni al 4,10%, e secondo quanto contenuto nell’informativa del Mef, il rendimento lordo dovrebbe essere almeno equivalente per entrambi”, afferma Pigatto. “Con un rendimento annuo stimato intorno al 4,10% su cinque anni, la somma semplice darebbe circa il 21% del nominale, mentre la capitalizzazione porterebbe a circa il 23%, coerentemente con l’equivalenza finanziaria dei due titoli”.
Supponendo quindi, a titolo puramente esemplificativo, che il rendimento lordo del Btp Valore classico si collochi intorno al 4,1% annuo nell’arco dei cinque anni, il Btp Valore Insieme potrebbe presentare una cedola finale nell’ordine del 23% del capitale nominale.
Attenzione però a non confondere i due numeri: quel 23% non rappresenterebbe il rendimento annuo del Btp Valore Insieme, bensì la remunerazione complessiva corrisposta alla fine dei cinque anni. Il valore più elevato rispetto alla semplice somma delle cedole serve proprio a compensare il fatto che l’investitore rinuncia a ricevere i flussi durante la vita del titolo.
“La formula ‘Insieme’ trasforma tutto in accumulo. Poiché l’interesse viene capitalizzato al lordo e l’imposta del 12,5% si paga una sola volta alla scadenza, a parità di rendimento lordo il rendimento netto effettivo risulta più alto per ‘Insieme’”, spiega Pigatto.
È questo il principale vantaggio fiscale della nuova struttura: il pagamento differito dell’imposta consente anche alla quota che sarebbe stata destinata al Fisco sulle cedole intermedie di continuare a contribuire alla capitalizzazione fino alla scadenza.
Più efficienza, ma anche maggiori oscillazioni di prezzo
La differenza fra Btp Valore e Btp Valore Insieme, però, non riguarda soltanto la fiscalità e la distribuzione delle cedole. C’è anche un tema di sensibilità ai movimenti dei tassi.
Concentrando quasi interamente il flusso finanziario alla scadenza, il Btp Valore Insieme avrà una duration maggiore rispetto a un titolo della stessa durata che distribuisce cedole trimestrali. Di conseguenza, a parità di altre condizioni, il suo prezzo sul mercato secondario tenderà a reagire più intensamente alle variazioni dei rendimenti.
Se nei prossimi anni i tassi dovessero aumentare, per esempio, chi possiede il Btp Valore tradizionale potrebbe reinvestire progressivamente le cedole ricevute alle nuove e più favorevoli condizioni di mercato. Con il Btp Valore Insieme, invece, la remunerazione rimane concentrata nel meccanismo stabilito all’emissione. Sul mercato secondario questa caratteristica si traduce in oscillazioni di prezzo potenzialmente maggiori.
Il rovescio della medaglia vale naturalmente anche in caso di discesa dei rendimenti: una maggiore duration rende il prezzo più sensibile anche ai movimenti favorevoli dei tassi.
Chi non ha bisogno di ricevere cedole per integrare il proprio reddito e prevede di conservare il Btp fino alla scadenza dei cinque anni potrebbe trovare più efficiente la formula Insieme, beneficiando della capitalizzazione e del differimento fiscale. Al contrario, afferma Pigatto, “chi cerca reddito periodico o vuole poter vendere senza grandi oscillazioni troverà più coerente il Btp Valore classico”. La variante Insieme, invece, “ha senso per chi accumula ed è disposto a subire maggiori variazioni di prezzo in cambio di maggiori vantaggi fiscali e operativi”.
Il Tesoro propone due modi differenti di ottenere, almeno nelle intenzioni dichiarate, lo stesso rendimento finanziario: incassarlo progressivamente oppure lasciarlo accumulare fino alla fine.

