Una nuova “tempesta perfetta” si è abbattuta sul mercato obbligazionario globale riportando in alto i rendimenti dei Treasury Usa, così come quelli del Btp italiano. Da una parte, il nuovo irrigidimento sul fronte iraniano e l’incertezza sulla riapertura dello Stretto di Hormuz hanno riportato il Brent sopra quota 105 dollari al barile, dopo che nei giorni scorsi la quotazione si era raffreddata sotto i 100 dollari. Dall’altra parte è la forza dell’economia statunitense ad alimentare il rialzo dei rendimenti: mercoledì un rapporto sull’attività delle imprese dei servizi e del manifatturiero ha mostrato il ritmo di crescita dell’attività più rapido da oltre cinque anni, con l’occupazione in aumento al ritmo più rapido degli ultimi quattro anni.
La combinazione di costi energetici in aumento e di una forte attività economica e occupazionale aumenta le aspettative su futuri aumenti dei prezzi e l’ipotesi che la Federal Reserve, dopo il primo rialzo dei tassi deciso a settembre, sarà costretta a proseguire con gli inasprimenti. Secondo i dati del Cme FedWatch Tool, le probabilità prezzate di un nuovo rialzo dei tassi in occasione della prossima riunione di ottobre sono salite dal 55% al 75% fra il 22 e il 24 settembre.
Con il Btp al 4,5% la memoria degli investitori corre indietro al 2011, una fase in cui i rendimenti dei titoli di Stato italiani erano rimasti a livelli pari o superiori per alcuni mesi; la situazione, però, oggi è molto diversa. L’aumento dei rendimenti attuale è un fenomeno globale e non localizzato in poche economie e, soprattutto, non sembra riflettere un aumento del rischio di insolvenza degli Stati. “Riteniamo che l’impennata dei tassi d’interesse sia in gran parte temporanea e rifletta soprattutto una revisione delle aspettative sulla risposta della politica monetaria al forte aumento dei prezzi dell’energia”, hanno affermato i lead economist di Oxford Economics, Ricardo Amaro e Daniel Kral. “Considerata anche la lunga durata media ponderata dei titoli di Stato, l’aumento dei costi per il servizio del debito sarà graduale e si concentrerà soprattutto più avanti nel tempo”.
Un aumento dei rendimenti temporaneo?
Secondo gli autori, “le aspettative di una politica monetaria più restrittiva spiegano gran parte dell’aumento dei rendimenti a livello mondiale. I mercati stanno prezzando un percorso più da falco, o quantomeno meno accomodante, da parte delle banche centrali”, mentre “le aspettative d’inflazione di lungo periodo restano ancorate attorno all’obiettivo, ma è aumentata l’incertezza che le circonda”.
In Europa, poi, l’aumento dei rendimenti è favorito dal crescente disimpegno della Bce, che riduce progressivamente il proprio ruolo di acquirente sul mercato dei titoli di Stato. “Nell’Eurozona, la quota di debito pubblico detenuta dalla Bce è diminuita di oltre un terzo rispetto al picco del 33% raggiunto nel 2022, scendendo a poco più del 20% a metà 2026”, ricorda Oxford Economics. “In assenza di uno shock rilevante, non vi sono prospettive che la Bce rallenti il processo di riduzione del proprio bilancio”. Una quota crescente di debito deve quindi essere assorbita dagli investitori privati, una dinamica che contribuisce all’aumento dei premi a termine e dei rendimenti.
Quanto rendono i principali bond governativi a 10 anni
Rendimento dei principali titoli di Stato benchmark globali. Dati al 24 settembre 2026.
| Paese | Titolo | Rendimento |
|---|---|---|
| 🇮🇳 India | 10 anni | 7,12% |
| 🇵🇱 Polonia | 10 anni | 6,42% |
| 🇦🇺 Australia | 10 anni | 5,37% |
| 🇬🇧 Regno Unito | Gilt 10 anni | 5,37% |
| 🇺🇸 Stati Uniti | Treasury 10 anni | 5,13% |
| 🇫🇷 Francia | OAT 10 anni | 4,68% |
| 🇮🇹 Italia | BTP 10 anni | 4,53% |
| 🇰🇷 Corea del Sud | 10 anni | 4,41% |
| 🇬🇷 Grecia | 10 anni | 4,41% |
| 🇧🇪 Belgio | 10 anni | 4,24% |
| 🇪🇸 Spagna | 10 anni | 4,05% |
| 🇵🇹 Portogallo | 10 anni | 3,96% |
| 🇨🇦 Canada | 10 anni | 3,95% |
| 🇦🇹 Austria | 10 anni | 3,76% |
| 🇮🇪 Irlanda | 10 anni | 3,67% |
| 🇳🇱 Paesi Bassi | 10 anni | 3,65% |
| 🇩🇪 Germania | Bund 10 anni | 3,57% |
| 🇩🇰 Danimarca | 10 anni | 3,38% |
| 🇸🇪 Svezia | 10 anni | 3,29% |
| 🇯🇵 Giappone | JGB 10 anni | 3,08% |
| 🇨🇳 Cina | 10 anni | 1,67% |
| 🇨🇭 Svizzera | 10 anni | 0,59% |
Btp: un rendimento del 4,5% è un affare?
Se lo scenario di base ipotizzato da Oxford Economics dovesse realizzarsi, e l’aumento dei rendimenti fosse effettivamente un fenomeno temporaneo, le implicazioni operative per i risparmiatori potrebbero essere particolarmente interessanti: acquistare titoli di Stato sui livelli attuali consentirebbe di fissare per diversi anni rendimenti nominali elevati che, in uno scenario di progressiva normalizzazione dell’inflazione, potrebbero tradursi anche in rendimenti reali positivi.
Per esempio, un Btp decennale con un rendimento lordo del 4,5% offre, applicando l’aliquota fiscale agevolata del 12,5%, un rendimento netto indicativo di circa il 3,94%. Anche ipotizzando un’inflazione italiana media del 2,5% o del 3% nel prossimo decennio, ben superiore all’obiettivo Bce, il rendimento resterebbe positivo in termini reali. Nel caso in cui l’inflazione dovesse normalizzarsi con il rientro dei costi energetici, come previsto nello scenario centrale dello staff della Bce, il rendimento reale potenziale sarebbe ancora più elevato.

