Btp tocca il 4,5%, il confronto con i bond globali

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Un uomo in abito blu è seduto su un divano verde, con lo sguardo rivolto verso il basso e un leggero sorriso, mentre tiene in mano e legge un grande foglio di carta. Lo sfondo è luminoso, con un'opera d'arte incorniciata alla parete.

Treasury e Btp tornano sotto pressione, spinti dal rincaro del petrolio e dalle attese di una Fed più restrittiva. Oxford Economics ritiene però il rialzo dei rendimenti in gran parte temporaneo e non legato a un aumento del rischio sovrano. Per i risparmiatori, i livelli attuali potrebbero offrire l’occasione di fissare rendimenti nominali elevati e, con inflazione in calo, positivi anche in termini reali.

Indice

Una nuova “tempesta perfetta” si è abbattuta sul mercato obbligazionario globale riportando in alto i rendimenti dei Treasury Usa, così come quelli del Btp italiano. Da una parte, il nuovo irrigidimento sul fronte iraniano e l’incertezza sulla riapertura dello Stretto di Hormuz hanno riportato il Brent sopra quota 105 dollari al barile, dopo che nei giorni scorsi la quotazione si era raffreddata sotto i 100 dollari. Dall’altra parte è la forza dell’economia statunitense ad alimentare il rialzo dei rendimenti: mercoledì un rapporto sull’attività delle imprese dei servizi e del manifatturiero ha mostrato il ritmo di crescita dell’attività più rapido da oltre cinque anni, con l’occupazione in aumento al ritmo più rapido degli ultimi quattro anni.

La combinazione di costi energetici in aumento e di una forte attività economica e occupazionale aumenta le aspettative su futuri aumenti dei prezzi e l’ipotesi che la Federal Reserve, dopo il primo rialzo dei tassi deciso a settembre, sarà costretta a proseguire con gli inasprimenti. Secondo i dati del Cme FedWatch Tool, le probabilità prezzate di un nuovo rialzo dei tassi in occasione della prossima riunione di ottobre sono salite dal 55% al 75% fra il 22 e il 24 settembre.

Con il Btp al 4,5% la memoria degli investitori corre indietro al 2011, una fase in cui i rendimenti dei titoli di Stato italiani erano rimasti a livelli pari o superiori per alcuni mesi; la situazione, però, oggi è molto diversa. L’aumento dei rendimenti attuale è un fenomeno globale e non localizzato in poche economie e, soprattutto, non sembra riflettere un aumento del rischio di insolvenza degli Stati. “Riteniamo che l’impennata dei tassi d’interesse sia in gran parte temporanea e rifletta soprattutto una revisione delle aspettative sulla risposta della politica monetaria al forte aumento dei prezzi dell’energia”, hanno affermato i lead economist di Oxford Economics, Ricardo Amaro e Daniel Kral. “Considerata anche la lunga durata media ponderata dei titoli di Stato, l’aumento dei costi per il servizio del debito sarà graduale e si concentrerà soprattutto più avanti nel tempo”.

Un aumento dei rendimenti temporaneo?

Secondo gli autori, “le aspettative di una politica monetaria più restrittiva spiegano gran parte dell’aumento dei rendimenti a livello mondiale. I mercati stanno prezzando un percorso più da falco, o quantomeno meno accomodante, da parte delle banche centrali”, mentre “le aspettative d’inflazione di lungo periodo restano ancorate attorno all’obiettivo, ma è aumentata l’incertezza che le circonda”.

In Europa, poi, l’aumento dei rendimenti è favorito dal crescente disimpegno della Bce, che riduce progressivamente il proprio ruolo di acquirente sul mercato dei titoli di Stato. “Nell’Eurozona, la quota di debito pubblico detenuta dalla Bce è diminuita di oltre un terzo rispetto al picco del 33% raggiunto nel 2022, scendendo a poco più del 20% a metà 2026”, ricorda Oxford Economics. “In assenza di uno shock rilevante, non vi sono prospettive che la Bce rallenti il processo di riduzione del proprio bilancio”. Una quota crescente di debito deve quindi essere assorbita dagli investitori privati, una dinamica che contribuisce all’aumento dei premi a termine e dei rendimenti.

TITOLI DI STATO

Quanto rendono i principali bond governativi a 10 anni

Rendimento dei principali titoli di Stato benchmark globali. Dati al 24 settembre 2026.

Paese Titolo Rendimento
🇮🇳 India 10 anni 7,12%
🇵🇱 Polonia 10 anni 6,42%
🇦🇺 Australia 10 anni 5,37%
🇬🇧 Regno Unito Gilt 10 anni 5,37%
🇺🇸 Stati Uniti Treasury 10 anni 5,13%
🇫🇷 Francia OAT 10 anni 4,68%
🇮🇹 Italia BTP 10 anni 4,53%
🇰🇷 Corea del Sud 10 anni 4,41%
🇬🇷 Grecia 10 anni 4,41%
🇧🇪 Belgio 10 anni 4,24%
🇪🇸 Spagna 10 anni 4,05%
🇵🇹 Portogallo 10 anni 3,96%
🇨🇦 Canada 10 anni 3,95%
🇦🇹 Austria 10 anni 3,76%
🇮🇪 Irlanda 10 anni 3,67%
🇳🇱 Paesi Bassi 10 anni 3,65%
🇩🇪 Germania Bund 10 anni 3,57%
🇩🇰 Danimarca 10 anni 3,38%
🇸🇪 Svezia 10 anni 3,29%
🇯🇵 Giappone JGB 10 anni 3,08%
🇨🇳 Cina 10 anni 1,67%
🇨🇭 Svizzera 10 anni 0,59%
Fonte: Investing.com. Rendimenti indicativi di mercato al 24 settembre 2026.

Btp: un rendimento del 4,5% è un affare?

Se lo scenario di base ipotizzato da Oxford Economics dovesse realizzarsi, e l’aumento dei rendimenti fosse effettivamente un fenomeno temporaneo, le implicazioni operative per i risparmiatori potrebbero essere particolarmente interessanti: acquistare titoli di Stato sui livelli attuali consentirebbe di fissare per diversi anni rendimenti nominali elevati che, in uno scenario di progressiva normalizzazione dell’inflazione, potrebbero tradursi anche in rendimenti reali positivi.

Per esempio, un Btp decennale con un rendimento lordo del 4,5% offre, applicando l’aliquota fiscale agevolata del 12,5%, un rendimento netto indicativo di circa il 3,94%. Anche ipotizzando un’inflazione italiana media del 2,5% o del 3% nel prossimo decennio, ben superiore all’obiettivo Bce, il rendimento resterebbe positivo in termini reali. Nel caso in cui l’inflazione dovesse normalizzarsi con il rientro dei costi energetici, come previsto nello scenario centrale dello staff della Bce, il rendimento reale potenziale sarebbe ancora più elevato.

Domande frequenti su Btp tocca il 4,5%, il confronto con i bond globali

Quali sono i fattori che stanno causando l'aumento dei rendimenti dei bond globali, incluso il Btp italiano?

L'aumento dei rendimenti è attribuito a una 'tempesta perfetta' sul mercato obbligazionario globale. Tra i fattori scatenanti vi sono l'inasprimento delle tensioni sul fronte iraniano, che ha riportato il Brent sopra i 105 dollari al barile, e la forza dell'economia statunitense.

Come sta influenzando l'aumento del prezzo del petrolio Brent i rendimenti dei bond?

L'incertezza sulla riapertura dello Stretto di Hormuz ha spinto il prezzo del Brent sopra i 105 dollari al barile. Questo aumento del costo del petrolio contribuisce all'aumento dei rendimenti dei bond, segnalando una maggiore inflazione o rischio geopolitico.

In che modo la forza dell'economia statunitense impatta sui rendimenti dei bond governativi?

La robustezza dell'economia statunitense è un altro fattore chiave che alimenta il rialzo dei rendimenti obbligazionari. Un'economia forte può portare a aspettative di tassi di interesse più elevati da parte delle banche centrali, rendendo i bond meno attraenti rispetto ad altri investimenti.

Il Btp italiano ha raggiunto un rendimento del 4,5%. Questo livello è considerato un affare per gli investitori?

L'articolo solleva la questione se un rendimento del 4,5% per il Btp sia un affare, suggerendo che potrebbe essere un'opportunità di investimento in un contesto di rendimenti in aumento. La valutazione dipenderà dalle prospettive future e dal profilo di rischio dell'investitore.

L'aumento dei rendimenti dei Treasury Usa e del Btp italiano è da considerarsi una tendenza duratura o temporanea?

L'articolo suggerisce che l'aumento dei rendimenti potrebbe essere temporaneo, interrogandosi se si tratti di una nuova 'tempesta perfetta' o di un cambiamento strutturale. La durata di questa tendenza dipenderà dall'evoluzione dei fattori geopolitici ed economici menzionati.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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