Si chiude il sipario sull’emissione del Btp Valore del marzo 2026 e come anticipato il Tesoro è dovuto intervenire sulle cedole per garantire ai sottoscrittori un rendimento premiante rispetto alle nuove condizioni di mercato.
I tassi cedolari definitivi, ha comunicato il Mef, sono fissati a:
- 2,60% per il 1° e 2° anno;
- 3,20% per il 3° e 4° anno;
- 3,80% per il 5° e 6° anno.
Questo nuovo profilo di remunerazione, assommato al premio fedeltà finale dello 0,8% che andrà ai sottoscrittori che manterranno il Btp Valore fino alla scadenza, porta il rendimento netto finale al 2,92% – un miglioramento pari circa allo 0,2% annuo.
Il rendimento di un Btp a sei anni, consultato il 5 marzo, ha infatti raggiunto il 3,25%, con un balzo di circa 40 punti base rispetto ai valori del 27 febbraio, quando il Tesoro ha comunicato le cedole minime garantite del Btp Valore. Al netto delle tasse ciò si traduce in un rendimento netto del 2,84%, poco inferiore a quello del Btp Valore la cui emissione si è conclusa venerdì alle 13.
Il premio di circa 15 punti base che si poteva ipotizzare venerdì 27 febbraio, insomma, non è evaporato del tutto, ma si è leggermente ridotto. In ogni caso, il Tesoro ha evitato di invischiare i sottoscrittori in una emissione che, dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente, era diventato penalizzante rispetto al mercato.
Il confronto con i Btp di mercato e il ritocco delle cedole
Grazie alla revisione delle cedole, già incorporata in questa tabella aggiornata il Tesoro è riuscito a preservare il premio di rendimento rispetto al Btp tradizionale di pari durata presente sul mercato: una mossa che sgombera il campo dal rischio paventato nelle ultime ore, ossia che il nuovo Btp potesse rivelarsi il meno conveniente della generazione “Valore”.
“La raccolta del BTP Valore si è conclusa con 16,2 miliardi raccolti, appena al di sotto della scorsa edizione (ottobre 2025), che aveva raccolto 16.6 miliardi; sale però il numero di contratti, da 507 a 522mila. I dati di raccolta sono stati in linea con le attese dunque, il che era tutt’altro che scontato visti gli eventi dell’ultima settimana. Infatti, dallo scoppio del conflitto in Iran l’intera curva dei tassi si è alzata, e i rendimenti minimi annunciati solo venerdì scorso erano ormai del tutto inadeguati”, afferma Jacopo Gerosa, Head of Investment Advisory di Vontobel Wealth Management SIM, “se da un lato il meccanismo per cui il Tesoro comunica i tassi definitivi solo al termine del collocamento serve proprio a tutelare i risparmiatori contro inattesi movimenti al rialzo della curva, coloro che hanno sottoscritto negli ultimi giorni non avevano la certezza di conservare il sovra-rendimento preventivato rispetto ai titoli già in circolazione. In effetti, il rendimento finale appare in proporzione un po’ meno generoso”.

