Borse: la periferia d’Europa alla riscossa. La corsa può proseguire?

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Come investire su Italia, Spagna, Portogallo e Grecia

Italia, Spagna, Portogallo e Grecia – i cosiddetti “Pigs” – stanno trainando la crescita europea, mentre la locomotiva tedesca è in lenta ripresa. Un sorpasso temporaneo o un trend destinato a perdurare? We Wealth lo ha chiesto a Marco Vailati, responsabile ricerca e investimenti di Cassa Lombarda

Indice

  • La Commissione europea alza allo 0,9% le previsioni di crescita dell’economia italiana nel 2024. Il Portogallo è atteso in crescita dell’1,7%, la Grecia del 2,2%, la Spagna del 2,1%, a fronte dello 0,1% della Germania
  • Vailati: “Uno spread a 130 punti è impegnativo, perché riflette una successione di eventi favorevoli che tendenzialmente non sono delle costanti. Il Pnrr, per esempio, avrà un impatto marginale decrescente”

Gli ultimi dati della Commissione europea mostrano una rivincita dei cosiddetti “Pigs”, se ancora possono essere definiti come tali. Termine coniato alla fine dello scorso secolo per indicare quelli che allora erano i paesi meno virtuosi del Vecchio Continente – Portogallo, Italia, Grecia e Spagna – ora riflette economie tutt’altro che deludenti. Almeno se confrontate con la parte “core” dell’eurozona, ovvero una Germania in lenta ripresa. Ma si tratta di un sorpasso temporaneo o un trend destinato a perdurare?

Secondo Marco Vailati, responsabile ricerca e investimenti di Cassa Lombarda intercettato da We Wealth, i fattori alla base di questo balzo in avanti sono innanzitutto due. In primis, un tema di posizionamento. “Le economie mediterranee sono economie più legate ai servizi, mentre la componente core dell’eurozona (in particolare la Germania ma non solo) è più legata all’industria”, spiega l’esperto. “Nel momento in cui a livello mondiale si è registrato una maggior rallentamento del manifatturiero rispetto ai servizi, ben illustrato dalla dinamica degli indici PMI, un’ovvia conseguenza è stata una migliore performance della periferia”. A incidere, dice Vailati, è stato in prima battuta il covid, unitamente a una modifica negli stili di vita: la quota di spesa dei risparmiatori destinata ai consumi in beni è andata di fatto riducendosi rispetto alla quota destinata ai servizi, complici anche le riaperture post-lockdown.

Il ruolo del Pnrr nella rivincita dei Pigs

“Tutto ciò è stato accentuato dal contributo arrivato finora all’economia dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, di cui i paesi periferici – l’Italia soprattutto – ne sono stati i principali benefattori”, afferma Vailati. Mentre il modello di sviluppo della Germania entrava in crisi per una concomitanza di elementi negativi, tra cui la dipendenza dall’energia russa. “Di conseguenza, abbiamo registrato degli effetti anche sui mercati e un premio delle obbligazioni governative dei paesi periferici che è andato restringendosi rispetto a quella che è sempre stata la locomotiva dell’eurozona”, racconta l’esperto. “Detto questo, uno spread a 130 punti è impegnativo, perché riflette una successione di eventi favorevoli che tendenzialmente non sono delle costanti. Una costante è certamente la diversa impostazione dei diversi paesi (alcuni più orientati ai servizi e altri al manifatturiero), ma il resto no. Il Pnrr, per esempio, avrà un impatto marginale decrescente”.

Un’ulteriore remora che richiede cautela di fronte a certi livelli di spread, continua Vailati, riguarda l’Italia nello specifico, che ha beneficiato finora anche della spinta del Superbonus. Senza dimenticare infine il ruolo della Banca centrale europea. “I riacquisti fatti dalla Bce in merito al portafoglio accumulato con il Quantitative easing stanno andando diminuendo. Un ulteriore step ci sarà a luglio e a fine 2024 termineranno del tutto. Negli ultimi mesi questo aspetto ha dato un enorme vantaggio all’Italia rispetto alla Germania sul mercato, mentre altri paesi come il Portogallo o la Grecia hanno il beneficio di una notevole minore liquidità”. Il Portogallo, osserva nel dettaglio Vailati, ha approfittato dei tassi particolarmente bassi migliorando il rapporto debito-pil nell’ordine dell’8-10% all’anno. La Grecia è agevolata dal fatto di poter contare su una parte del debito finanziata ai tassi particolari del piano di salvataggio, mentre nel caso della Spagna si fotografa una situazione debitoria meno a leva rispetto a quella italiana che giustifica un tasso più basso.

Come investire su Portogallo, Italia, Grecia e Spagna

A questo punto, ci si chiede come investire sulle economie mediterranee, nell’ambito di uno scenario di questo tipo. Per Vailati la parola chiave è quella della cautela. “Sicuramente vanno considerati perché esprimono un premio di rendimento rispetto al paese di riferimento, la Germania. Ai tassi di oggi, prendendo il decennale come riferimento, abbiamo un 2,50-2,51 del tedesco contro un 3,80 dell’italiano. E questo, in termini di remunerazione, è comunque interessante. Ma nella nostra composizione del portafoglio rispetto a un benchmark ideale tendiamo comunque a sottopesarlo rispetto al benchmark perché temiamo possa essere nel momento migliore della sua evoluzione”.

A questi livelli, continua l’esperto, le attese sono per uno spread che più facilmente possa allargarsi piuttosto che restringersi. Il che, in un contesto di tassi fermi come quello attuale, non aiuta. “Certo, abbiamo un buffer di differenziale di rendimento che ci protegge in parte in termini di variazione di prezzo per allargamento di spread. Però, non avendo previsioni particolarmente rosee sull’evoluzione dello spread, riteniamo non sia saggio farsi troppo ingolosire da questo premio di rendimento, che tra l’altro è migliore in Italia rispetto ad altri paesi (il decennale spagnolo gira a 3,27, quello portoghese a 3,13 e quello greco a 3,50). In altre parole, vanno considerati in una composizione di portafoglio equilibrata e più solida in prospettiva”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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