Trimestre dopo trimestre, le azioni bancarie italiane erano state fra le più performanti del listino italiano. Il repricing obbligazionario sembra aver rotto questo modello: l’aspettativa di un rialzo dei tassi, e del potenziale aumento del margine d’interesse, non sembra sedurre gli investitori come un tempo. Nell’ultimo mese, al 27 ottobre, l’indice settoriale Ftse Italia Banche ha ceduto oltre l’11%, contro il -5% del Ftse Mib. Il calo ha così ridotto drasticamente la sovraperformance di prezzo accumulata dal settore negli ultimi 12 mesi. Basterà una nuova infornata di trimestrali esuberanti per spazzare via i dubbi sulla solidità dei bilanci, minacciati dal rialzo dello spread Btp-Bund?
Ancora a inizio mese, il 38% dei gestori di fondi europei considerava le banche il tema azionario più affollato nel Vecchio Continente, secondo il sondaggio di Bank of America. Dopo mesi di predominio, tuttavia, il settore finanziario condivideva ormai con l’healthcare il primato nelle aspettative di performance a 12 mesi.
Banche italiane, un mese in rosso
Performance dei titoli bancari e finanziari nell’ultimo mese, al 27 ottobre 2026. Per confronto, il Ftse Mib ha perso il 4,62%.
| Titolo | Ticker | 1 mese |
|---|---|---|
| Banca Mediolanum | BMED |
-1,42%
|
| FinecoBank | FBK |
-2,44%
|
| Credem | CE |
-5,75%
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| Banca Generali | BGN |
-6,79%
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| MPS | BMPS |
-8,20%
|
| BPER Banca | BPE |
-8,45%
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| Azimut | AZM |
-9,98%
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| Intesa Sanpaolo | ISP |
-11,36%
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| Unicredit | UCG |
-11,73%
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| Banco BPM | BAMI |
-16,56%
|
Fonte: TradingView. Dati al 27 ottobre 2026, ore 15:49 UTC. Le barre rappresentano l’ampiezza dei ribassi rispetto alla perdita maggiore del campione.
Banche e Btp, torna lo spettro del doom loop
La crisi francese, unita all’aumento dei rendimenti obbligazionari globali, ha acceso campanelli d’allarme che sul settore non suonavano ormai da tempo. Il rischio sovrano nei bilanci bancari, ossia la perdita di valore dei titoli di Stato detenuti dagli istituti e considerati attività a basso rischio ai fini regolamentari, potrebbe pesare sulle prospettive del settore più di quanto l’aumento dei tassi non riesca a favorirle.
È il ritorno del cosiddetto doom loop, il circolo vizioso fra debito pubblico e sistema bancario. La perdita di valore dei titoli di Stato può indebolire i bilanci degli istituti, soprattutto per le attività valutate ai prezzi di mercato, mentre il rialzo dei rendimenti può aumentare il costo della raccolta. Nei casi più gravi, le difficoltà delle banche possono rendere necessari interventi pubblici di sostegno, aggravando ulteriormente i conti degli Stati e alimentando nuove tensioni sui titoli sovrani.
Secondo un’analisi di Reuters sui dati dell’Autorità bancaria europea (Eba), alla fine di giugno le banche dell’area euro detenevano 4.300 miliardi di euro netti in titoli di Stato: il doppio rispetto ai tempi della crisi del 2011. Tuttavia, le riserve di capitale sono aumentate ancora di più, facendo scendere il rapporto fra esposizioni sovrane e capitale bancario sotto quota 2,5, rispetto a 2,7 nel 2013. Inoltre, circa il 60% dei titoli è oggi contabilizzato al costo ammortizzato, un criterio che consente di non registrare automaticamente le perdite provocate dalla diminuzione dei prezzi di mercato.
“Il settore finanziario ha sottoperformato l’indice in settembre e in ottobre, in circostanze molto difficili per il mercato italiano”, dice a We Wealth Giorgio Vintani, analista e consulente finanziario indipendente, con alle spalle una lunga carriera da fund manager. “L’innalzamento dei rendimenti del debito sovrano, a traino della crisi scoppiata in Francia, ha purtroppo impattato oltremodo i destini delle principali banche italiane, colpevoli solo di detenere Btp in portafoglio”.
La crisi energetica ha rinvigorito le attese sull’inflazione, mentre i bilanci degli Stati sembrano lontani dal poter praticare una qualche forma di austerità fiscale per provare a ridurre l’esposizione dei debiti pubblici a un aumento persistente del costo degli interessi. Lo scenario, perlomeno in Francia, ha riattivato alcune reminiscenze della crisi del 2011, quando gli spread sovrani si allargarono fra centro e periferia d’Europa.
“Diversamente rispetto al 2011-2012, però, il settore e tutto il sistema Italia si presentano davanti a questa nuova crisi del debito in condizioni molto più forti e senza le prospettive di un’uscita dall’area euro”, precisa Vintani.
Negli ultimi tre mesi il Btp decennale ha visto crescere il suo rendimento di circa 60 punti base, e quasi di un punto percentuale dall’inizio dell’anno. L’andamento dei titoli bancari italiani, tuttavia, sembra aver risentito soprattutto dell’ultima accelerazione dello spread Btp-Bund, che dal 21 settembre al 22 ottobre è passato da 88 a circa 127 punti base.
Trimestrali bancarie, il calendario
Dal 3 al 10 novembre. I risultati del terzo trimestre e dei primi nove mesi del 2026.
NOVEMBRE
Approvazione dei risultati dei nove mesi.
Conference call il 5 novembre, ore 11:30.
NOVEMBRE
Risultati dopo la chiusura dei mercati.
Resoconto al 30 settembre.
Cda e comunicato stampa.
Approvazione dei dati dei nove mesi.
NOVEMBRE
Risultati dei primi nove mesi.
Approvazione dei conti e acconto dividendi.
Fonte: calendari finanziari delle società. Date soggette a modifiche. Il 9 novembre è riportato come data di presentazione per Unicredit.
Trimestrali bancarie, cosa aspettarsi dai conti
L’appuntamento delle trimestrali potrebbe dare qualche rassicurazione agli investitori sulle prospettive delle banche. Ad averne più bisogno, a giudicare dalle performance dell’ultimo mese, sarebbero soprattutto le banche commerciali rispetto alle reti. Banco Bpm ha perso il 16,56%, Unicredit l’11,73% e Intesa Sanpaolo l’11,36%. Più contenute le flessioni di FinecoBank (-2,44%) e Banca Mediolanum (-1,42%).
“Certamente i risultati potranno dare nuovo lustro al settore; va ricordato che con tassi di interesse leggermente più alti il margine di interesse aumenta, e quindi è un ulteriore aiuto, visto che molti istituti di credito non pagano alcun interesse” ai depositanti, aggiunge il consulente. “Le valutazioni sono ancora tali da offrire un buon supporto ai titoli, anche se rendimenti del debito sovrano più alti pongono di fatto un limite ai multipli. L’eventuale crescita dei corsi dovrà essere determinata dalla crescita degli utili per essere credibile“.
Le trimestrali in arrivo, relative ai conti chiusi al 30 settembre, non incorporeranno ancora gli effetti dell’ultima accelerazione dei rendimenti obbligazionari di ottobre. Saranno quindi particolarmente importanti le indicazioni dei vertici bancari sulle prospettive del margine d’interesse, sul costo della raccolta e sull’esposizione ai titoli sovrani. Senza dimenticare il consolidamento del settore, ancora al centro delle strategie di diversi istituti.
“Sicuramente ci si concentrerà sulle fusioni in corso e bisognerà capire quali sinergie si potranno estrarre da queste combinazioni, ora che l’intelligenza artificiale minaccia di sostituirsi a diverse mansioni”, aggiunge Vintani. “La redditività sarà sotto la lente di ingrandimento, così come le prospettive future. In un momento di stress come questo, avere un’alta solvibilità e patrimonializzazione sarà molto importante. Bisognerà vedere anche quanto la valorizzazione dei titoli del debito sovrano potrà pesare sul bilancio. Gli istituti che possono contare su una forte credibilità non hanno nulla da temere. Un rialzo così significativo e così veloce dei rendimenti del debito sovrano non può non lasciare il segno, ma il settore oggi è ben posizionato per affrontare anche queste difficoltà”.


