Nessuno si aspetta colpi di scena nella prima riunione da presidente della Fed di Kevin Warsh, l’uomo gradito a Trump per essersi espresso a favore dei tagli ai tassi alcuni mesi fa, ma storicamente ancorato a una ferrea difesa dell’indipendenza della banca centrale dalle decisioni governative. I numeri parlano chiaro: al momento i mercati dei derivati, secondo il CME FedWatch Tool, prezzano il primo intervento della Federal Reserve non prima del gennaio 2027. E non si tratterebbe di un taglio, bensì di un rialzo dei tassi.
L’attenzione si concentra dunque tutta sul tono di Warsh e sulle nuove proiezioni macroeconomiche dello staff della Fed, in particolare su inflazione e crescita. Per quanto riguarda la comunicazione, le attese aggregate dei gestori globali sondati da Bank of America nell’ultimo Fund Manager Survey indicano al 55% uno scenario di tassi fermi con tono da falco, mentre un più modesto 33% crede che il messaggio sarà accomodante.
La base macro, d’altro canto, non aiuta la retorica dei tagli. A maggio il CPI headline è salito dello 0,5% su base mensile, dopo il +0,6% di aprile, portando il tasso annuo al 4,2% dal 3,8% precedente. La parte più rilevante dell’aumento resta però concentrata sull’energia, cresciuta del 3,9% nel mese e responsabile di oltre il 60% del rialzo complessivo dell’indice. Al netto di alimentari ed energia, invece, l’inflazione di fondo è aumentata solo dello 0,2% su base mensile, in rallentamento rispetto allo 0,4% di aprile, pur risalendo al 2,9% su base annua dal 2,8%. Se il raffreddamento dei costi energetici dovesse essere confermato, e se la pace sul terreno iraniano e libanese dovesse consolidarsi, potrebbe aprirsi in futuro uno spazio per una narrativa più accomodante. Per il momento, però, gli analisti non sembrano scommetterci.
Fed ferma, ma senza promessa di tagli
“Non mi aspetto variazioni del tasso dei Fed Funds e prevedo una breve dichiarazione di politica monetaria che non includa un orientamento verso un allentamento”, ha dichiarato in una nota Blerina Uruci, chief U.S. economist di T. Rowe Price. Secondo Uruci, “la Federal Reserve rimarrà ferma nel corso dei prossimi 12 mesi” e, “se l’inflazione dovesse sorprendere al rialzo, il rischio di un ulteriore inasprimento potrebbe essere maggiore di quanto molti investitori apprezzino attualmente”.
La posizione è coerente con un’economia statunitense che resta resiliente, sostenuta da un mercato del lavoro ancora solido, da bilanci di famiglie e imprese relativamente robusti e da un ciclo di investimenti alimentato dall’intelligenza artificiale. Il punto, dunque, non è tanto che la Fed debba alzare subito i tassi, quanto che non abbia più spazio per promettere tagli imminenti.
Per Tiffany Wilding, economista di PIMCO, “questa riunione arriva troppo presto per qualsiasi cambiamento di politica monetaria”, ma le nuove previsioni macroeconomiche dovrebbero muoversi in senso più restrittivo, con un’inflazione attesa più alta. “Il rischio principale da monitorare è una discrepanza tra un comitato che tende a un approccio più restrittivo e un presidente il cui istinto sull’inflazione appare più costruttivo”, ha spiegato Wilding.
La prima riunione di Warsh, in altre parole, potrebbe non cambiare i tassi ma cambiare il linguaggio della Fed. E per i mercati, in questa fase, il linguaggio può contare quasi quanto la decisione.
Meno forward guidance, più volatilità sui bond
Uno dei temi centrali sarà infatti il rapporto di Warsh con la forward guidance. Il nuovo presidente della Fed si è mostrato in passato critico verso un eccesso di indicazioni prospettiche, cioè verso l’idea che la banca centrale debba guidare il mercato passo dopo passo sulle mosse future. Questo può rafforzare l’immagine di una Fed più dipendente dai dati, ma anche rendere più difficile per gli investitori anticiparne le decisioni.
“Una minore dipendenza dalla forward guidance potrebbe rendere le decisioni della Fed una fonte di volatilità, perché gli investitori dovrebbero inferire le mosse future da un numero minore di indizi”, hanno scritto gli analisti di BlackRock. “Questo potrebbe aggiungere ragioni perché gli investitori richiedano un premio a termine più elevato per detenere obbligazioni a lungo termine, mantenendo pressione al rialzo sui rendimenti lunghi”.
Anche Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, si concentra su questo punto. “Il nuovo presidente della Fed si è dimostrato un critico schietto sia delle indicazioni prospettiche sia del dot plot”, ha dichiarato Thozet. “Ciononostante, Warsh dovrebbe assumere un tono meno accomodante, con la mediana delle proiezioni dei membri del Fomc che attualmente prevede un solo taglio dei tassi nel 2026 e due ulteriori tagli entro la fine del 2027”.
Una previsione che il mercato, come evidenziato in apertura, sembra avere ormai quasi completamente ribaltato in senso restrittivo. La domanda centrale non è più quando arriverà il primo taglio, ma se la prossima mossa della Fed possa essere, al contrario, un nuovo rialzo.
Il nodo AI nella nuova Fed di Warsh
Un ultimo elemento di attenzione riguarda il modo in cui Warsh interpreterà le implicazioni economiche dell’intelligenza artificiale per la politica monetaria. Già nel 2025 l’attuale presidente della Fed aveva sostenuto che gli incrementi di produttività generati dall’AI avrebbero potuto contribuire a giustificare tassi d’interesse più bassi. La logica è semplice: se l’intelligenza artificiale consente di produrre più beni e servizi a costi inferiori, l’economia può crescere senza generare la stessa pressione sui prezzi. In questo scenario, la banca centrale avrebbe in prospettiva più spazio per ridurre il costo del denaro.
Per BlackRock, proprio per questo, i commenti di Warsh sui guadagni di produttività legati all’AI “saranno cruciali”. Ma il punto è più ambiguo di quanto sembri. Da un lato, l’AI può diventare una forza disinflazionistica se aumenta la produttività e riduce i costi unitari. Dall’altro, il ciclo di investimenti in data center, semiconduttori, infrastrutture digitali ed energia sta già alimentando domanda di capitale, contribuendo a sostenere crescita, investimenti e rendimenti.
Warsh potrebbe ribadire che l’AI renderà l’economia americana potenzialmente più produttiva e meno inflazionistica nel lungo periodo, ma nel breve termine dovrà fare i conti con un’inflazione ancora elevata e un mercato del lavoro resistente. Per i mercati la Fed ha già archiviato la stagione in cui il prossimo movimento dei tassi sembrava destinato a essere un taglio: la prossima riunione potrebbe confermarlo, oppure lasciare aperto lo spiraglio.

