- Analizzando un paniere stilato da Barclays che include 28 azioni europee esposte ai dazi statunitensi, risulta evidente un calo del 7% da fine settembre
- Il tycoon ha dichiarato che introdurrà forti tasse sui beni importati, che oscillano dal 20% sulle merci provenienti dall’Europa al 60% nel caso della Cina
Manca ormai una settimana alle elezioni americane. Per mesi l’evento politico dell’anno è passato in sordina sui mercati finanziari, ma qualcosa inizia a cambiare. In particolare per alcuni settori. La prospettiva di un eventuale ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, stando a un approfondimento del Financial Times, starebbe infatti trascinando verso il basso le azioni europee più sensibili ai nuovi dazi promessi dal tycoon, come automotive e beni di lusso.
Più nel dettaglio, analizzando un paniere stilato da Barclays che include 28 titoli del Vecchio Continente esposti alle tariffe statunitensi, risulta evidente un calo del 7% da fine settembre (dati al 27 ottobre). Da inizio anno la stessa manciata di azioni – che include società come Lvmh, Vokswagen e Diageo – ha lasciato a terra due punti percentuali. Secondo il quotidiano economico-finanziario britannico, i ribassi mostrerebbero come la promessa dell’ex presidente repubblicano di imporre nuovi dazi commerciali in caso di vittoria starebbe esercitando ulteriori pressioni su industrie già alle prese con economie nazionali poco brillanti e un rallentamento della domanda in Cina.

Fonte: Financial Times
Elezioni Usa: verso un’onda rossa repubblicana?
I mercati azionari europei sono in realtà già rimasti indietro rispetto a Wall Street, con l’S&P 500 in rialzo di circa il 23% da inizio anno. Ma alcuni analisti si aspettano che il piano economico di Trump possa ulteriormente dare impulso all’azionario a stelle e strisce. Il tycoon ha dichiarato infatti che introdurrà forti tasse sui beni importati, che oscillano dal 20% sulle merci provenienti dall’Europa al 60% su quelle provenienti dalla Cina. Per Emmanuel Cau, head of European equity strategy di Barclays, i mercati sarebbero attualmente guidati dal fatto che possa materializzarsi la cosiddetta “onda rossa” repubblicana (ovvero una conquista della presidenza e di entrambe le camere del Congresso). L’ultimo sondaggio condotto da Abc News e Ipsos mostra in realtà ancora un testa a testa, con il 51% dei probabili elettori che sostiene Kamala Harris e il 47% Trump.
Il “malumore” sui mercati europei è eccessivo?
Intanto, il cosiddetto “Trump Trade” ha favorito anche il dollaro nelle ultime settimane e alimentato un sell-off dei titoli di Stato statunitensi. Ma c’è chi crede che il “malumore” che circonda i mercati europei sia eccessivo. Hugh Gimber, global market strategist di JPMorgan asset management intercettato dal Financial Times, ha dichiarato che i listini europei sono scambiati a un tasso di sconto del 40% rispetto a quelli statunitensi, riflettendo in parte la minaccia di nuove ostilità commerciali. Marc Schartz, gestore di Janus Henderson, sostiene a sua volta di attendersi un rally azionario più ampio in caso di vittoria dei repubblicani, di cui beneficerebbero anche i titoli europei appunto.
L’effetto delle elezioni Usa su Wall Street
Guardando infine più in generale all’effetto delle elezioni americane su Wall Street, alcuni dati diffusi recentemente da Ubs global wealth management mostrano come – analizzando le performance dell’S&P 500 dal 1928 a oggi negli anni elettorali – le azioni statunitensi tendono a salire appena prima del voto e subito dopo. Sarà così anche quest’anno? “Oggi l’ottimismo sui mercati è elevato, così come sono elevate anche le valutazioni di alcuni settori, che però sono anche i settori che pesano maggiormente nell’indice”, racconta a We Wealth Stefano Reali, direttore investimenti di Pharus asset management intercettato in occasione dell’ultima puntata di Weekly Bell. “Credo che questo sia il rischio maggiore. Perché, quando i mercati si trovano su valutazioni così elevate, basta un pretesto per innescare una correzione”.

