Voglia di Ipo a Piazza Affari, ma investitori più selettivi

Rita Annunziata
24.5.2022
Tempo di lettura: 3'
La voglia di Ipo, anche a Piazza Affari, non si arresta. Ma risulta notevolmente rallentata. I risultati, diffusi in anteprima da We Wealth, dell’ultima flash note di EnVent Capital Markets

Nel primo quadrimestre la performance di tutti gli indici è stata negativa, a eccezione del Ftse 100 Uk che ha messo a segno un +0,79%

Al 30 aprile 2022 sono state registrate in Italia 5 Ipo di cui 4 sull’Euronext Growth Milan (l’ex Aim) con market cap di 11,2 miliardi

Gaudenti: “Permane interesse e attenzione degli investitori per le small stock, ma è maturata un’attitudine prudente e difensiva con una ridotta propensione al rischio”

La maggiore resilienza delle piccole e medie imprese alle attuali condizioni macroeconomiche avverse (dal conflitto russo-ucraino ai lockdown cinesi, dall’inflazione alle politiche delle banche centrali) si scontra con un atteggiamento più selettivo degli investitori. Ma la voglia di Ipo, anche a Piazza Affari, non si arresta. Sebbene notevolmente rallentata. Sono i risultati, diffusi in anteprima da We Wealth, dell’ultima flash note del team ricerca&analisi di EnVent Capital Markets, società di investment banking firm pan-europea attiva nell’assistenza alle imprese italiane del mid&small market. Uno studio che compara i principali indici di tre piazze europee (Italia, Regno Unito e Francia) nei primi quattro mesi dell’anno.


Ipo: Italia, Uk e Francia a confronto

Nel primo quadrimestre la performance di tutti gli indici è stata negativa, a eccezione del Ftse 100 Uk che ha messo a segno un +0,79%. Ma, isolando l’impatto delle tensioni nell’Est Europa, i listini small cap europei sono tornati positivi confermando il ricorso al mercato dei capitali da parte delle piccole e medie imprese del continente. Al 30 aprile 2022, in questo contesto, sono state registrate in Italia 5 Ipo di cui 4 sull’Euronext Growth Milan (l’ex Aim) con market cap di 11,2 miliardi. Nel Regno Unito si parla di 22 debutti di cui 10 sull’Aim Uk con una capitalizzazione di mercato di 118,1 miliardi nello stesso periodo. Le matricole sull’Euronext sono 22 di cui 16 sull’Euronext Growth con market cap di 38,52 miliardi. 

Sei si guarda al primo trimestre, l’Euronext Growth Milan contava 177 società quotate al 31 marzo 2022 per una capitalizzazione di mercato di 11,6 miliardi contro le 139 società per una capitalizzazione di mercato di 7 miliardi nello stesso periodo dello scorso anno. Un listino fortemente contrassegnato dal settore digital&technology, che rappresenta una quota del 37%. Sull’Aim Uk, invece, le società quotate al 31 marzo 2022 erano 844 con market cap pari a 126 miliardi di sterline (in calo dell’8% rispetto al primo trimestre del 2021). Su Euronext Growth le debuttanti nel primo trimestre erano state 14 per 202 milioni di capitali raccolti, guidate da Parigi con 11.


Gaudenti: “Investitori più prudenti”

“Permane interesse e attenzione degli investitori per le small stock, ma è maturata un’attitudine prudente e difensiva con una ridotta propensione al rischio”, spiega Franco Gaudenti, presidente di EnVent. “L’analisi delle opportunità di investimento è guidata da criteri di selettività e profonda attenzione ai fondamentali delle aziende allo scopo di individuare quelle in grado di esprimere tassi di crescita sostenibili realmente e quelle profittevoli”. 


I settori dalle migliori performance

Quasi tutti i settori e i comparti quotati nei diversi mercati dei capitali internazionali di riferimento (che in anni recenti avevano messo a segno performance molto positive) risultano in contrazione, conferma l’esperto. Complice il “grande muro” di inflazione, guerra, politiche delle banche centrali, rallentamento della crescita e lockdown in Cina scagliatosi non solo sui mercati dei capitali ma sull’economia globale nel suo complesso. Di conseguenza, conclude Gaudenti, i comparti che da inizio anno hanno registrato le migliori performance o quanto meno hanno tenuto le posizioni sono quelli collegati all’energia, ai beni di prima necessità e alle utilities. In Italia, per ragioni contingenti relative a singole operazioni, si segnala anche il settore fashion system-luxury.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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