Mercato digitale verso il +3,5%: pmi e startup fautrici della svolta

Rita Annunziata
14.5.2021
Tempo di lettura: 3'
Secondo uno studio di Anitec-Assinform e InfoCamere, nel 2021 è atteso un rimbalzo del mercato digitale del +3,5%. Occhi puntati su startup e pmi innovative del settore ict

Marco Gay: “I prossimi mesi saranno cruciali per accelerare l’entrata di nuove aziende e la crescita di quelle esistenti, anche nel contesto dei nuovi progetti che saranno supportati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza”

Le startup e pmi innovative dell’ict iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese sono 6.663, pari al 47,8% del totale (13.935 al 28 febbraio 2021). Il 75% opera nel comparto software e consulenza It

Si tratta principalmente di microimprese, con quattro addetti al massimo, un capitale proprio inferiore a 10mila euro e un valore della produzione fino a 100-150mila euro. Fondate per il 19,9% da under-35

L'anno della crisi, secondo il presidente di Anitec-Assinform Marco Gay, ha affidato alle mani dei cittadini italiani un paese molto più digitalizzato. E l'evoluzione ma anche il controllo dell'emergenza, insieme al “recupero di fiducia nel clima economico complessivo”, lasciano scorgere un rimbalzo del mercato entro la fine del 2021 del +3,5%. Un contesto che vede startup e pmi innovative tricolori assumere un ruolo chiave nella costruzione dei progetti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per la trasformazione digitale della Penisola. A partire dal settore dell'information and communication technology (ict).

La fotografia del settore


Stando a un'analisi condotta in collaborazione con InfoCamere, sono oggi 6.663 le startup e pmi innovative dell'ict iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese, pari al 47,8% del totale (13.935 al 28 febbraio 2021). Il 75% opera nel comparto software e consulenza It e il 16% nei servizi It. Malgrado la crisi, solo nel 2020 hanno raggiunto quota 2.006, registrando una crescita superiore rispetto alla media complessiva delle nuove registrazioni in tutti i settori (si parla del +17,9% contro il +13,3%). Considerandone la distribuzione territoriale, la Lombardia ne ospita il 29,5%, seguita da Lazio (13,5%), Campania (8%), Veneto (7,3%), Emilia Romagna (7,1%), Piemonte (5,9%), Puglia (4,6%) e Toscana (4,3%). Sul versante opposto si posizionano Valle d'Aosta (0,2%), Basilicata (0,9%) e Abruzzo (1,3%).

Pochi giovani e donne


Si tratta principalmente di microimprese, con quattro addetti al massimo, un capitale proprio inferiore a 10mila euro e un valore della produzione fino a 100-150mila euro. Il 19,9% sono fondate da under-35 (si parla di una prevalenza giovanile “esclusiva”, “forte” o “maggioritaria” rispettivamente per il 9,0%, 8,1% e 2,8%) mentre il 10,7% da donne (contro una media complessiva delle startup e pmi innovative ict e non ict del 13,1%). Chiudono il cerchio quelle a prevalenza straniera, pari a 222 (3,3%). Quanto ai filoni di attività a elevato contenuto digitale (informazione disponibile per il 77% delle startup e pmi innovative attive in ambito ict), si segnala in primo luogo l'iot (indicata da 644 aziende, pari al 12,6%), ma anche l'artificial intelligence & machine learning (599 aziende, pari all'11,7%), mobile app (457 aziende, pari al 9%) e big data & data science (295, 5,8%). Poco diffusa l'attività brevettuale, indicata da 1.085 aziende (il 16,3% del comparto). Sulla stessa linea d'onda anche il personale altamente qualificato, presente in 1.735 casi (26,6%) mentre risulta decisamente più diffusa la spesa in ricerca e sviluppo (4.986, pari al 74,8%).

Indicatori economici positivi


Positivi gli indicatori economici e finanziari. In particolare, tra le startup e pmi innovative del settore iscritte nella sezione speciale del Registro imprese tra il 2017 e il 2019, il valore della produzione complessivo è balzato da 239,3 milioni nel primo anno di rilevazione a 481,5 milioni. Per il valore aggiunto complessivo, invece, si passa da 87 milioni nel 2017 a 130,6 milioni nel 2018 fino a 166,6 milioni nel 2019. Un'impennata ancor più marcata per le aziende con un focus su industria 4.0 e “digital enabler” (come artificial intelligence, blockchain e cybersecurity). “I prossimi mesi saranno cruciali per accelerare l'entrata di nuove aziende e la crescita di quelle esistenti, anche nel contesto dei nuovi progetti che saranno supportati dal Pnrr, e, soprattutto al sud, per colmare il gap di diffusione promuovendo ecosistemi università-ricerca-impresa sempre più fertili per la creazione di nuove startup innovative”, osserva Gay.

“Mai come in questo momento è necessario realizzare un'Italia consapevolmente digitale, capace di mettere le sue energie migliori al servizio dell'innovazione”, aggiunge Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere, sottolineando come dallo studio emergano “segnali incoraggianti che vanno valorizzati dalle politiche nazionali, soprattutto per il contributo che l'universo delle startup e pmi innovative può offrire alla costruzione dei progetti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza del Next Generation Italia”. Poi conclude: “Emerge chiaramente come l'universo dell'innovazione del Paese sia stato in grado di fronteggiare il cambiamento, sia quello legato all'innovazione e alla sostenibilità che quello causato dagli shock sistemici come la pandemia. Seguire da vicino questi fenomeni, attraverso i dati del Registro delle imprese, è un tassello della strategia che deve accompagnare lo sviluppo di queste realtà sul mercato”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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