Inflazione e supply chain: l’impatto della guerra sulle imprese italiane

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
12.5.2022
Tempo di lettura: 3'
Super-inflazione e supply chain intermittenti stanno mettendo a dura prova anche le imprese italiane, con la guerra che impatterà sul pil dell'Italia per quasi il 2% nel 2022

Deloitte private ha pubblicato una nota stampa circa l'impatto della guerra in Ucraina sulle imprese Italiane/del made in Italy

I rincari di petrolio, gas e carbone determinano per l’economia italiana un aumento dei costi di produzione del 77%

Le sanzioni alla Russia avrebbero un impatto diretto complessivamente modesto, interessando solo l’8,9% dell’export italiano nel paese

Materie prime sempre più costose, prezzi energetici alle stelle e una catena di approvvigionamento sempre più intermittente. A due e mesi e mezzo dall’inizio della guerra in Ucraina, iniziano a farsi sentire gli effetti bellici anche sulle imprese italiane. Il tessuto economico italiano ne risentirà inevitabilmente, con il governo che ha quantificato l’impatto del conflitto in una riduzione della crescita del Pil nel 2022 dal 4,7% al 2,9% e nel 2023 dal 2,8% al 2,3%.

A fare il punto è un report di Deloitte Private, secondo cui le tensioni sulle imprese italiane sono in gran parte dovute all’aumento dei prezzi dell’energia, dato che Russia, Ucraina e Bielorussia ne sono tra i principali fornitori mondiali, con la conseguente crescita dei costi di produzione. “Secondo le stime fatte da Confindustria, i rincari di petrolio, gas e carbone determinano per l’economia italiana un aumento dei costi di produzione del 77%, che in euro significa una crescita della bolletta energetica di 5,7 miliardi, su base mensile, e circa 68 miliardi su base annua. Le imprese, in prevalenza, hanno assorbito questi aumenti dei costi energetici comprimendo i margini e differendo gli investimenti, mitigando l’impatto sulle fasi successive della filiera produttiva. Questo, però, non è sostenibile nel lungo periodo e ciò sta portando alcune imprese a ridurre o addirittura sospendere la produzione o a programmare di farlo nei prossimi mesi” ha commentato Ernesto Lanzillo, responsabile Deloitte Private.


Un ulteriore impatto della crisi geopolitica è rappresentato dal rischio di interruzione delle catene di approvvigionamento. Reperire materie prime e materiali sta infatti diventando sempre più difficile. “Come emerge dall’analisi degli economisti di Deloitte, le difficoltà sopraggiunte nel reperire le materie prime e alcuni materiali hanno innalzato i prezzi di riferimento del primo bimestre 2022, relativamente non solo a fonti energetiche, ma anche a frumento e mais, olio di girasole, fertilizzanti, nichel, alluminio, palladio e rame, argilla bianca, con impatto deciso sull’industria agro-alimentare e il Made in Italy della manifattura. Tali criticità da carenza di offerta delle materie prime sono accentuate anche dallo status della supply chain globale che subisce lo stress causato dall'aumento della domanda di beni in un contesto di tensione delle catene logistiche di trasporto indotta dalla pandemia”.

Guardando al tema delle sanzioni e dei rapporti commerciali con la Russia, molte imprese straniere private si sono ritirate o hanno annunciato di sospendere le proprie operazioni in Russia. Tuttavia, Francia (68%) e Italia (64%) si trovano sul podio con percentuali di “non disimpegno” dalla Russia, molto vicine a quelle cinesi (75%) e più elevate rispetto a quelle tedesche (46%).

In generale, però, le sanzioni alla Russia per l’export italiano avrebbero un impatto diretto complessivamente modesto. Infatti, il blocco riguarda 686 milioni di euro di vendite in Russia, ovvero l’8,9% dell’export italiano nel paese, il quale a sua volta rappresenta solo l’1,5% del totale dell’export italiano.

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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