Con le donne crescono i laureati e cala l'età media nei board

Rita Annunziata
29.3.2022
Tempo di lettura: 3'
Sempre più donne negli organi di amministrazione delle società quotate. Aumenta il peso delle laureate, a fronte di un dato sostanzialmente invariato per la componente maschile. Tutti i numeri nel nuovo rapporto Consob

A fine 2021 si registrano 131 società che si sono adeguate alla quota di genere dei due quinti introdotta con la Legge n. 160/2019

Cresce il peso delle donne laureate (dal 76% al 93% in 10 anni) mentre resta piuttosto invariato quello relativo agli uomini (dall’84% all’89%)

Lo scorso anno la presenza femminile negli organi di amministrazione delle società quotate ha toccato il 41%. Una quota mai raggiunta dall'entrata in vigore, ormai 11 anni fa, della Legge Golfo-Mosca sulla parità di genere. E che si sposa con una maggiore presenza di laureati e una riduzione dell'età media dei consiglieri.
Secondo la decima edizione del Report on corporate governance of italian listed companies della Consob, a fine 2021 si registrano infatti 131 società che si sono adeguate alla quota di genere dei due quinti introdotta con la Legge n. 160/2019 che è andata ad aggiornare la precedente quota di un terzo prevista dalla Legge n.120/2011. Queste ultime vantano nel proprio organo amministrativo mediamente quattro donne (quasi il 44% del board). “I dati sulla presenza femminile sono solo marginalmente inferiori nelle restanti imprese che ancora non hanno applicato la nuova normativa”, si legge nel rapporto. “In particolare, nei 43 casi in cui l'ultimo rinnovo è stato effettuato ai sensi della Legge Golfo-Mosca, applicando la quota di genere di un terzo del board, le donne sono in media titolari di quattro incarichi e rappresentano circa il 38% dell'organo”.
Quanto al ruolo svolto, sulla falsa riga di quanto registrato nelle precedenti rilevazioni, resta contenuto il numero di amministratori delegati e di presidenti dell'organo amministrativo al femminile. Nel primo caso, solo 16 società (pari al poco più del 2% del valore totale di mercato) vantano un amministratore delegato donna e 30 società (pari al 20,7%) una presidente. Prevalgono invece i consiglieri indipendenti, presenti in tre realtà su quattro. Molto più frequentemente rispetto agli uomini, le donne tendono a essere titolari di più di un incarico di amministrazione (nel 30% dei casi anche se a fronte del 34,9% del 2019). L'età media delle consigliere, tra l'altro, è cresciuta da meno di 50 anni nel 2011 a circa 54 nel 2020; ma resta comunque “inferiore a quella media dei consiglieri” concorrendo in questo modo “ad abbassare lievemente il dato complessivo”, spiegano i ricercatori. Parallelamente è salito in modo consistente il peso delle donne laureate (dal 76% al 93%) mentre è rimasto piuttosto invariato quello relativo agli uomini (dall'84% all'89%).

Lo studio si estende infine ad analizzare anche le competenze degli amministratori in termini di sostenibilità e digitalizzazione, considerando le 139 società quotate a fine 2020 sugli indici Ftse Mib, Mid Cap e Star e rappresentative di circa il 64% del listino e del 98% della capitalizzazione ordinaria. In generale, indipendentemente dal genere, la quota di incarichi di amministrazione in capo a soggetti con competenze “green” risulta pari al 14,6%. Una quota che risulta più sostanziosa nel caso delle società quotate sugli indici Ftse Mib e Mid Cap (dove raggiunge rispettivamente il 19,3% e il 17,1%) e tra le donne (in questo caso si parla del 21,5% a fronte del 10,2% degli uomini). Gli incarichi ricoperti da amministratori con conoscenze o competenze digitali, invece, raggiungono complessivamente il 16% del totale. Anche in questo caso la percentuale sale al 19% per le donne e scivola al 14% tra gli uomini.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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