La battaglia Ue sul divieto alle retrocessioni sarebbe già finita

Alberto Battaglia
18.11.2022
Tempo di lettura: 4'
Secondo quanto apprende We Wealth una bozza di compromesso parlamentare ha già espunto il controverso bando alle retrocessioni

Si preannunciava come una grande battaglia per i ridurre i costi degli investimenti a carico dei risparmiatori, ma la proposta della Commissione europea sulla messa al bando delle retrocessioni sembra essere già sparita dal tavolo. Si parla, in breve, dei compensi che percepiscono gli intermediari per la trasmissione di ordini finanziari per conto dei clienti. Divieto proposto, in una seconda fase, anche per i consulenti finanziari. 


Nonostante gli emendamenti avanzati poco tempo fa dalla stessa relatrice del testo, Danuta Huebner, la Commissione paralmentare agli Affari economici ha elaborato una “bozza di compromesso” nella quale il divieto di ricevere o sollecitare pagamenti per i flussi di ordini (Pfof) raccolti dai clienti è stato, di fatto, espunto. Ne ha dato notizia a We Wealth il managing director della Federazione europea degli investitori Better Finance, Guillaume Prache. La bozza prevede che il divieto di ricevere commissioni per i flussi di ordini dei clienti sussiste a meno che, ed è questa la novità, non vengano rispettate alcune condizioni. Fra queste: che venga offerta al cliente almeno un'alternativa sopra la quale la società che inoltra l'ordine non percepisce commissioni, che venga data al cliente “piena trasparenza sui prezzi”. Questa bozza di compromesso, ha affermato Prache leggendo in videochiamata i passaggi chiave del documento, resta ancora “insufficiente” per garantire un vero cambio di passo. L'ufficio della relatrice della Commissione parlamentare al lavoro sugli emendamenti in questione non è stato immediatamente disponibile a rilasciare un commento. 


Non è un segreto che la posizione di Better Finance sia fortemente favorevole all'eliminazione delle retrocessioni, perché queste ultime influenzerebbero il lavoro degli intermediari e dei consulenti in contrasto con gli interessi dell'investitore finale. L'esistenza di accordi di distribuzione che prevedono incentivi economici (le retrocessioni) incoraggerebbero l'advisor a proporre al cliente prodotti che sono più costosi e meno efficienti rispetto alle alternative disponibili. Di conseguenza, l'eliminazione completa del meccanismo della retrocessione dovrebbe ridurre i costi finali a carico del cliente. Su questo argomento, la Commissione europea ha fatto realizzare uno studio di oltre 350 pagine nel quale venivano messe in luce alcune di queste evidenze. 


La stessa Better Finance, nella mattina del 18 novembre, aveva messo in luce come la presidenza del Consiglio Ue, l'altro “braccio legislativo” dell'Ue ed espressione dei governi nazionali, avesse ignorato la proposta della Commissione sul divieto alle retrocessioni in un suo 'non paper' dedicato alla questione. Questo documento preparatorio non ufficiale, assumendo tutt'altra postura sulle retrocessioni rispetto al parlamento, avrebbe potuto preannunciare un intressante braccio di ferro. Se non fosse che la Commissione parlamentare si sarebbe rapidamente assestata su una posizione di compromesso che, di fronte ai grandi interessi in gioco, punta introdurre qualche paletto in più e maggiore trasparenza per i risparmiatori. Ma la la vera battaglia, quella sul divieto generale alle retrocessioni, è finita prima di cominciare. La Federazione europea degli investitori è stata molto esplicita nel definire quali forze remino contro il divieto di pagamento per i flussi di ordini, indicando le reticenze del Consiglio Ue, e dunque dei rappresentanti dei governi degli Stati membri, come il tentativo di proteggere “player nazionali” dell'industria finanziaria. 


Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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