Carige, con Bper si riaprono le danze del risiko bancario

Teresa Scarale
Teresa Scarale
15.12.2021
Tempo di lettura: 3'
La banca genovese ha ricevuto un'offerta di acquisto da Bper. Il mercato sembra gradire. E gli analisti individuano vantaggi e criticità
Nella serata del 13 dicembre 2021 il cda di Bper Banca ha presentato una proposta di offerta pubblica di acquisto simbolica (un euro) non vincolante nei confronti di Carige al Fondo interbancario per la tutela dei depositi (Fitd) per l'acquisto del'88,3% di Carige (compresa la quota dell'8.3% di CCB). Ad ogni modo l'obiettivo di acquisizione è la totalità del gruppo. L'offerta decadrà se entro il prossimo 20 dicembre il Fitd non dovesse concedere a Bper un periodo di esclusiva e non venisse firmato entro fine anno un memorandum di intesa vincolante che preveda l'obbligo delle parti di sottoscrivere un contratto definitivo di acquisizione entro il 31 gennaio 2022.
«Se dovesse avere successo, l'operazione muoverà le acque per quanto riguarda le future aggregazioni consolidamento del sistema bancario italiano», commenta alla Rai Filippo Diodovich, senior market strategist, IG Italia. «È possibile che dopo questa mossa Bper rivolga il suo interesse alla Popolare di Sondrio per poi tornare a essere interessata a Banco Bpm». Guardando al 2022 e ai prossimi dossier sul tavolo, «rimane anche l'incognita Unicredit, che potrebbe tornare al tavolo delle trattative con Mps. La questione del consolidamento è fondamentale per far fronte al problema di redditività delle banche italiane in un sistema che è troppo frammentato».
Di «mossa efficace» parla Equita, rilevando che la mossa pone le premesse per la «creazione del terzo polo». Dal punto di vista industriale, gli analisti di Equita evidenziano in particolare che l'operazione, seppure non transformativa, permetterà a Bper di raggiungere il 10% circa della quota di mercato in termini di filiali (dall'attuale 8%), crescendo specialmente in Liguria (dove Carige ha il 37% delle filiali). Il timing della proposta è «buono». Si ritiene inoltre che «le condizioni poste da Bper sterilizzino i rischi dell'accordo sul fronte patrimoniale e dell'asset quality». Sarà poi «da verificare l'effettiva capacità di rivitalizzare la struttura commerciale» di Carige e «di generare sinergie, a fronte di un profilo di rischio potenzialmente più elevato alla luce del processo di integrazione».

Dal canto loro gli analisti di Mediobanca Securities vedono Carige «come un affare non particolarmente accrescitivo da un punto di vista industriale». Tuttavia, dal punto vista finanziario potrebbe «funzionare, soprattutto nel medio termine attraverso i modelli dta e Irb», proseguono gli analisti, aggiungendo come un accordo sull'asse Modena-Genova non impedisca «un legame» nel nuovo anno con la Popolare di Sondrio, prossima alla trasformazione in Spa.

Gli analisti di piazzetta Cuccia aggiungono che diversi buffer di capitale potrebbero proteggere Bper da ulteriori perdite aggiuntive da parte di Carige, oltre all'iniezione di capitale da un miliardo di euro. Il beneficio delle imposte ammonterebbe a 400 milioni, con minori attività ponderate per il rischio da vendite di crediti deteriorati. Le condizioni poste da Bper inoltre sterilizzerebbero i rischi sul fronte patrimoniale e della qualità degli asset, mentre sarà «da verificare l'effettiva capacità di rivitalizzare la struttura commerciale» di Carige e quella di generare sinergie, «a fronte di un profilo di rischio potenzialmente più elevato alla luce del processo di integrazione».

Anche il mercato promuove l'offerta non vincolante di Bper (+17,38% il rialzo del titolo in apertura di seduta in Borsa). Jefferies indica hold su Bper, aggiungendo che l'accordo sarebbe anche un ulteriore passo avanti nel consolidamento bancario in Italia. L'operazione permetterebbe al gruppo guidato da Piero Montani di comprare un rivale più piccolo a una valutazione convincente, anche se la creazione di valore non è evidente. Secondo gli analisti, una maggiore chiarezza sulle sinergie e sulla ripartizione dei costi di ristrutturazione aiuterebbe il mercato «a digerire meglio il deal».
Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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