Bce, rialzo da 50 punti base. “Liquidità alle banche se necessario”

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La Bce ha rispettato le attese procedendo con un rialzo da mezzo punto e rassicurando sulla solidità del sistema bancario – ma anche sulla disponibilità a intervenire per preservare la stabilità finanziaria

Indice

La determinazione sui futuri rialzi si è fatta più condizionata ai dati, che potrebbero risentire delle recenti instabilità finanziarie che hanno colpito il settore bancario

“Non esiste uno scambio fra la stabilità finanziaria e la stabilità dei prezzi”, ha affermato la presidente Lagarde, indicando che il board affronterà le due sfide separatamente. Il che non esclude futuri rialzi dei tassi, nonostante le tensioni su Credit Suisse e il comparto bancario

La Banca centrale europea ha tenuto fede alla rotta preannunciata sin dalla precedente riunione e ha innalzato di 50 punti base i tassi di riferimento, nonostante le tensioni sollevate dal crollo di SVB anche sui titoli bancari europei. I tasso sui depositi passa quindi al 3% mentre quello sulle operazioni rifinanziamento al 3,5%. 

Il comunicato dell’Eurotower ha ribadito nero su bianco le rassicurazioni sulla solidità del sistema bancario europeo, aggiungendo che interreverrà a sostegno degli istituti fornendo loro liquidità, se sarà necessario

“Il Consiglio direttivo segue con attenzione le tensioni in atto sui mercati ed è pronto a intervenire ove necessario per preservare la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria nell’area dell’euro”, si legge nel comunicato, “il settore bancario dell’area dell’euro è dotato di buona capacità di tenuta, con solide posizioni di capitale e liquidità. In ogni caso, la Bce dispone di tutti gli strumenti necessari per fornire liquidità a sostegno del sistema finanziario dell’area dell’euro, qualora ve ne sia l’esigenza, e per preservare l’ordinata trasmissione della politica monetaria”.

Le tensioni sul settore bancario hanno incoraggiato la Bce a ridurre i messaggi “falco” sui futuri rialzi dei tassi, che saranno dipendenti dai dati. Questi ultimi potrebbero risentire anche di una maggiore stretta sul credito da parte delle banche, contribuendo a una decelerazione più marcata dell’inflazione. Alla luce di questo contesto, la Bce non ha voluto anticipare le sue mosse, limitandosi a prendere atto che l’inflazione resta ancora proiettata ben al di sopra dell’obiettivo al 2%.  

Non è possibile in questo momento
determinare quale sarà il percorso [dei tassi] da qui in avanti, ma sarà
dipendente dai dati
”, ha dichiarato la presidente della Bce,
Christine Lagarde, rispondendo a una domanda sull’eventuale
raggiungimento del picco dei tassi con la decisione odierna. Una
risposta che non esclude del tutto che le attuali incertezze, acuite
dalla crisi di Credit Suisse, possano incoraggiare una riformulazione
più accomodante delle future decisioni sui tassi.

C’è altro terreno da coprire”, ha poi aggiunto Lagarde riferendosi allo scenario base di previsione
sull’andamento dell’inflazione, “siamo determinati a riportare
l’inflazione al 2% nel medio termine, ma il ritmo con il quale
raggiungeremo questo obiettivo sarà dipendente dai dati, alla luce
del livello di incertezza
”.  

Lagarde ha fatto capire che le tensioni sul sistema bancario, che si tradurranno in condizioni di credito ancora più strette per famiglie e imprese potrebbero far scendere l’inflazione più in fretta del previsto (“Le tensioni persistenti sui mercati finanziari potrebbero inasprire le condizioni del credito in senso lato più del previsto e frenare il clima di fiducia”). L’osservazione degli sviluppi sul mercato del credito sarà quindi alla base delle future valutazioni sui tassi. Per il momento, ha osservato Lagarde nella sua dichiarazione, “l’aumento dei costi di finanziamento e il conseguente calo della domanda, insieme all’inasprimento degli standard di credito, hanno portato a un ulteriore rallentamento della crescita dei prestiti alle famiglie. In questo contesto di indebolimento della dinamica dei prestiti, la crescita della moneta ha subito un forte rallentamento, guidato dalle sue componenti più liquide”.

Sono considerazioni che sembrano preludere, senza dirlo apertamente, a un rallentamento dei rialzi da qui in avanti. 

Sia il mercato azionario sia il cambio euro dollaro hanno visto fluttuazioni limitate in seguito alla pubblicazione del comunicato, che conferma le attese della vigilia.

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Inflazione rivista al ribasso, crescita al rialzo

Gli analisti della Bce avevano aggiornato le previsioni sull’inflazione al ribasso, prima di poter incorporare nelle stime l’eventuale impatto delle tensioni sul sistema bancario, che dovrebbero avere un effetto restrittivo ulteriore sul flusso del credito, contribuendo a ridurre le pressioni inflazionistiche. Al netto dell’impatto SVB, dunque, “gli esperti della Bce indicano ora che l’inflazione si collocherebbe in media al 5,3% nel 2023 (da 6,3%), al 2,9% nel 2024 e al 2,1% nel 2025“, si legge nel comunicato. 

“Allo stesso tempo, le pressioni di fondo sui prezzi restano intense“, ha aggiunto la Bce, “l’inflazione al netto dei beni energetici e alimentari ha continuato ad aumentare a febbraio e gli esperti della Bce si attendono una media del 4,6% nel 2023, livello più elevato di quello anticipato nelle proiezioni di dicembre. In seguito dovrebbe ridursi al 2,5% nel 2024 e al 2,2% nel 2025, via via che le spinte al rialzo derivanti dai passati shock dell’offerta e dalla riapertura delle attività economiche verranno meno e che la politica monetaria più restrittiva frenerà in misura crescente la domanda”.

La crescita per il 2023 è stata rivista al rialzo e di dovrebbe attestare all’1% (dal precedente +0,5%), per poi accelerare all’1,6% nel 2024 e mantenere lo stesso passo nel 2025 “sostenuta dal vigore del mercato del lavoro, dal miglioramento del clima di fiducia e dalla ripresa dei redditi reali. Allo stesso tempo il rafforzamento della crescita nel 2024 e nel 2025 risulta inferiore rispetto alle proiezioni di dicembre, di riflesso alla politica monetaria più restrittiva”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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