I numeri e lo sviluppo di Azimut: da 7 anni superiore ai concorrenti

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Azimut prevede di chiudere il 2021 con il miglior utile netto consolidato della sua storia, oltre 600 milioni, e una raccolta netta di 18,7 miliardi. Tra le novità nel mondo fintech: una piattaforma di intelligenza artificiale per i consulenti finanziari e una nuova app per le generazioni y e z

Dalla quotazione (luglio 2004) ad oggi il titolo Azimut ha reso il 1.193% (risultando il terzo titolo della Borsa italiana e il primo tra i finanziari, bancari e assicurativi) rendendo all’azionista oltre il 68% all’anno da oltre 17 anni

Per i consulenti finanziari, Azimut ha lanciato una piattaforma di intelligenza artificiale che permette di ottimizzare i portafogli della clientela, portando un rendimento medio atteso dal 4,5 al 6%

Per i giovani dai 12 ai 27 anni, Azimut lancia Beewise, un’applicazione mobile di investimento che consente alle generazioni y e z di iniziare a investire sfruttando la blockchain

“Nel 2021 il rendimento netto che abbiamo generato ai nostri clienti è stato del 6,5%, contro una performance dei nostri concorrenti del 4,9% e un vantaggio dell'1,6%. Se guardiano agli ultimi 25 anni, lo stesso paragone porta a una differenza, sempre a favore dei clienti Azimut, dello 0,8% per ogni anno”. Ha iniziato così, Pietro Giuliani, presidente del gruppo Azimut, la conferenza annuale sui risultati di pre-chiusura del bilancio 2021 del gruppo con focus sul mondo fintech, in modo da “spazzare via” – con i numeri realizzati - tutte le considerazioni e i discorsi fatti in passato sui costi dei loro prodotti. “I nostri costi, non l'ho mai negato, sono nella fascia medio-alta – ha spiegato - perché ci servono quei soldi per investire in gestori e tecnologie migliori degli altri, per aprire nuove società di gestione in giro per il mondo e dare ai nostri clienti quell'1% in più l'anno che diamo da 25 anni ad oggi. E questo lo facciamo grazie alla passione e alla professionalità dei nostri consulenti finanziari, banker e dei nostri gestori, dislocati in più di 17 paesi che ci permettono, unici in Italia, di avere 24 ore su 24 un collega che in tempo reale investe sui mercati finanziari di tutto il mondo i soldi dei nostri clienti”.
Giuliani ha poi continuato, dicendo che per la terza volta sono costretti a cambiare il meccanismo di calcolo commissionale: in particolare, le commissioni di performance. La società ha infatti presentato istanza per una modifica alle commissioni applicate ai fondi lussemburghesi presso l'autorità di vigilanza locale che allineerà il metodo di calcolo delle commissioni variabili (performance fee) alle nuove linee guida Esma. Tale nuovo sistema di calcolo implicherà un Ter per i clienti in linea con la media storica, con una componente ricorrente più elevata e l'introduzione di un sistema che, in caso di sottoperformance rispetto al benchmark, prevedrà la restituzione di una parte delle commissioni ricorrenti. “Ci aspettiamo a giorni l'ok”, ha precisato.
Il presidente si è poi soffermato sull'ultima riga del bilancio, spiegando che Azimut prevede di chiudere il bilancio 2021 con il miglior utile netto consolidato della storia del gruppo, compreso fra 600 e 605 milioni di euro, superiore alla guidance fornita al mercato, che era di 350 milioni a inizio anno, poi alzata a 500 milioni a luglio e nuovamente incrementata in novembre.  “L'utile netto di oltre 600 milioni di euro e la raccolta netta di 18,7 miliardi realizzati nel 2021 confermano da più di 7 anni la superiorità del nostro gruppo rispetto ai concorrenti sia in termini di crescita che di redditività. Dalla nostra quotazione (luglio 2004) ad oggi il titolo Azimut ha reso il 1.193% (risultando il terzo titolo della Borsa italiana e di gran lunga il primo tra i finanziari, bancari e assicurativi) rendendo all'azionista oltre il 68% all'anno da oltre 17 anni”, ha detto Giuliani, che poi ha trattato il tema della sottovalutazione del titolo. “Sono almeno 7 anni che noi facciamo più utili e più raccolta netta di tutti i nostri concorrenti Eppure, loro hanno dei valori di borsa superiori”, ha dichiarato.

Alla conferenza hanno poi preso parte quattro dei cinque amministratori delegati del gruppo: in particolare, Gabriele Blei e Alessandro Zambotti hanno illustrato i dati di pre-chiusura, e quindi hanno parlato di numeri e strategie, mentre Paolo Martini e Giorgio Medda si sono focalizzati sul fintech, mondo in cui Azimut è ancora poco conosciuta.

“Siamo una holding di partecipazioni, che si basa su 4 pilastri principali e ha un modello fortemente integrato: il primo pilastro è dato dai mercati quotati, il nostro business tradizionale in cui abbiamo un track record molto lungo e una diversificazione molto forte di prodotti e canali distributivi; il secondo, dai mercati emergenti, dove siamo andati per crearci quella diversificazione globale e apportare al gruppo delle competenze; il terzo è rappresentato dall'economia reale che oggi è sempre più un qualcosa che ci serve per stare al passo con i tempi, per costruire portafogli moderni, generare rendimenti per i nostri clienti; infine, c'è il fintech, che ci permette di entrare in nuovi business e arrivare a portare prodotti e servizi con metodologie diverse a target di clienti diversi che altrimenti non raggiungeremmo”, ha spiegato Blei, che in merito ai conti ha spiegato che in tre anni hanno “generato utili netti cumulati per oltre 1,35 miliardi di euro, mentre i clienti hanno beneficiato di una performance media netta ponderata di oltre il 16% nello stesso periodo”.

La raccolta netta nel 2021 è stata di 18,7 miliardi (raggiungendo così un patrimonio complessivo di 83,2 miliardi, in crescita del 38% rispetto a fine 2020) e il 40% è arrivato dal business estero. Nell'anno appena concluso ha spiccato il segmento dei private market, più che raddoppiato rispetto all'anno prima, che a dicembre 2021 ha raggiunto 4,6 miliardi di euro di AuM (dai 2 miliardi precedenti), grazie allo sviluppo di nuovi prodotti in Italia e negli Stati Uniti. Il gruppo ha inoltre dato una forte spinta alle attività fintech, come evidenziato dal recente rafforzamento della partnership con Mamacrowd.

Del mondo fintech ha parlato poi Martini, che ha detto che oggi hanno “una realtà, in termini finteck, molto più importante del percepito esterno” e ha ricordato che il mondo del fintech sta crescendo enormemente con tassi di crescita, negli ultimi anni, del 20-40% a seconda che si guardi il fenomeno a livello europeo oppure americano e asiatico.

“Anche in Italia si è avuta una esplosione: oggi abbiamo 564 realtà fintech, un numero raddoppiato negli ultimi due anni. Noi siamo concentrati soprattutto sulla parte lending, crowdfunding e capital market. È un mondo in fortissimo sviluppo, che si rivolge principalmente o alla clientela privata o alle pmi. Il nostro focus – ha proseguito – è rappresentato dalle pmi. In Italia ci sono 5 milioni di pmi che pesano quasi il 70% sul Pil e hanno una necessità di debito del 33% circa. Il nostro target principale è dato da 1,8 milioni di pmi che presentano fatturati che vanno dai 250 mila a 250 milioni di euro. In pratica, la nostra strategia è molto chiara: vogliamo diventare l'alternativa al canale bancario in Italia per supportare le pmi nella loro crescita, sia lato equity, sia lato debito sia lato consulenza. Quindi, da un lato, costruire un network di imprese che accompagnano gli imprenditori facendo fortemente leva sul mondo fintech della loro crescita; dall'altro lato, continuare a democratizzare gli investimenti nell'economia reale”.

Martini ha poi parlato delle novità appena lanciate. “Per i consulenti finanziari abbiamo lanciato una piattaforma di intelligenza artificiale che permette di ottimizzare i portafogli della nostra clientela, portando un rendimento medio atteso dal 4,5 al 6%”, ha detto.

Ma la tecnologia è anche un modo per interagire con una tipologia di clienti che il gruppo Azimut storicamente non ha mai guardato. “Parliamo della clientela giovane, di quella clientela che non ha patrimoni significativi in cui anche il concetto di consulenza finanziaria, probabilmente, non ha un valore – ha detto Zambotti, che ha poi concluso dicendo: “Oggi lanciamo Beewise, un'applicazione mobile di investimento, dedicata alle generazioni y e z (che comprende una fascia di età che va dai 12 ai 27 anni) e consente loro di iniziare a investire sfruttando la blockchain”.
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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