Mps, via al nuovo piano: maxi aumento di capitale e 4mila esuberi

Rita Annunziata
23.6.2022
Tempo di lettura: 3'
Presentato il nuovo piano industriale 2022-2026 di Mps. Via a un aumento di capitale di 2,5 miliardi. Lovaglio: “Prevediamo di far crescere le masse in gestione di circa 8 miliardi”

La nuova strategia del gruppo si articola in tre pilastri: un modello di business con redditività sostenibile, un bilancio solido e resiliente e la gestione delle legacy

Prevista la fusione per incorporazione in Banca Mps delle società controllate: Mps capital services, Mps leasing & factoring e Mps consorzio operativo

Su il velo dal nuovo piano industriale di Mps. Il Consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni, nella serata del 22 giugno, ha approvato una strategia quinquennale a tre velocità che vede nel raggiungimento di un livello di profittabilità sostenibile una delle sue punte. Ma che ingloba anche un aumento di capitale di 2,5 miliardi entro la fine dell’anno e circa 4mila esuberi.


Mps: una strategia a tre pilastri

“Vogliamo diventare una banca commerciale chiara e semplice”, ha dichiarato Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Banca Monte dei Paschi di Siena in occasione della conference call di presentazione del piano industriale 2022-2026. “Una vision sostenuta da una missione altrettanto semplice: raggiungere una redditività sostenibile, con un bilancio solido, ottimizzando la nostra piattaforma operativa e facendo leva sulla nostra rete commerciale storica e sulle nostre persone di talento”. La nuova strategia del gruppo si articola infatti in tre pilastri:

  • un modello di business con redditività sostenibile, attraverso un’offerta di prodotto focalizzata su famiglie e imprese oltre a importanti interventi per la digitalizzazione;
  • un bilancio solido e resiliente, attraverso il completamento di un maxi aumento di capitale entro fine anno che sarà poi restituito agli azionisti sulla base degli utili al 2027;
  • la gestione delle legacy della banca


“Non si può cambiare marcia se non si parte dall’organizzazione”, continua Lovaglio. “E l’organizzazione deve diventare agile, fluida, modificando anche il business mix. Riteniamo poi che la digitalizzazione non sia solo una questione di tecnologia ma anche di mentalità. Tecnologia e digitale potranno aiutarci infatti non solo a ridurre i costi ma anche a migliorare le nostre capacità commerciali”. Per affrontare le legacy, spiega inoltre il ceo, non esiste una ricetta vincente. Ma è sufficiente avere un approccio basato sui dati per affrontare e risolvere tutti i contenziosi che derivano dal passato.


Verso la chiusura di 150 filiali

Al fine del raggiungimento di un modello di business sostenibile, l’istituto senese punta innanzitutto a semplificare la struttura del gruppo attraverso la fusione per incorporazione in Banca Mps delle società controllate: Mps capital services, Mps leasing & factoring e Mps consorzio operativo. Inoltre, è previsto un piano di uscite volontarie attraverso il Fondo di solidarietà che coinvolgerà quasi 4mila risorse e innescherà una contrazione dei costi pari a 270 milioni di euro su base annua a partire dal 2023. Senza dimenticare poi l’ottimizzazione della rete distributiva. “Vorremmo chiudere 150 filiali, di cui 100 entro il 2024”, spiega Lovaglio. “Non per risparmiare sui costi perché andrebbe a scapito dei ricavi, ma chiudendo quelle non redditizie. Che non riescono sempre a performare. Il tutto accompagnato da un apposito programma di riconquista dei singoli clienti della filiale locale in questione”.


Masse in gestione: +8 miliardi

“Quanto al risparmio gestito, solo il 13% del totale dei nostri clienti è classificabile come affluent. La media di mercato è del 17%. Le questioni sono due: o non abbiamo le informazioni corrette riguardo ai nostri clienti o non è stato sfruttato a pieno il potenziale di clienti considerati di un livello più basso. Ecco perché prevediamo di far crescere le masse in gestione di circa 8 miliardi”, aggiunge Lovaglio. La banca punterà inoltre inoltre a valorizzare il ruolo di advisor per la gestione del risparmio delle famiglie, si legge in una nota ufficiale, raggiungendo “il pieno potenziale commerciale nel wealth management attraverso la consolidata partnership con Anima e la nuova piattaforma di advisory per supportare al meglio i clienti con un’offerta prodotti completa e perfettamente rispondente” ai loro bisogni e al loro profilo di rischio. Quanto invece a Widiba, la challenger bank del gruppo, sono stati inseriti nel piano oltre 30 milioni di euro di investimenti.


Un piano anche per il green

Sul fronte della sostenibilità, ambito nel quale Lovaglio ricorda come Mps abbia fatto da apripista, l’istituto punterà a ridurre le emissioni dirette del 60% rispetto al 2017 anche grazie all’adozione della firma digitale. Inoltre, continuerà il proprio cammino verso il raggiungimento dell’obiettivo del 40% di donne in ruoli apicali, l’adozione di regole sull’inclusione e l’ottenimento di certificazioni sulla parità di genere. “Abbiamo già integrato i fattori Esg (Environmental, social, governance) nella nostra strategia di credito, siglato accordi con Sace per la transizione verde e prevediamo di ampliare ulteriormente la nostra offerta commerciale di prodotti d’investimento sostenibili”, racconta Lovaglio. In termini numerici, tali obiettivi si traducono nel perseguimento di almeno il 20% di nuove erogazioni per finalità Esg, l’emissione di green e social bond per 2,5 miliardi, il raggiungimento del 50% di nuovi acquisti di corporate bond e del 40% di asset under management Esg sul totale collocato.


I principali target finanziari

In chiusura, il ceo non ha mancato di ricordare i principali target finanziari. Si parla di un contributo incrementale al risultato operativo lordo di 370 milioni di euro al 2024 e di 527 milioni al 2026, sulla base di un aumento dei ricavi commerciali di 424 milioni al 2024 e 612 milioni al 2026, una contrazione del contributo del Tltro, dei ricavi da trading e degli altri ricavi della gestione finanziaria di 303 milioni al 2024 e 306 milioni al 2026, e infine un abbattimento dei costi operativi di 248 milioni al 2024 e 221 milioni al 2026. “Mps fa parte dell’economia e del retaggio culturale e sociale di questo paese. E naturalmente di Siena”, conclude Lovaglio. “Pensiamo che possa riconquistare un ruolo chiave nel sistema bancario europeo e italiano”.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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