Giù i compensi dei ceo nel 2019: quale sarà l'effetto-covid?

Rita Annunziata
10.12.2020
Tempo di lettura: 3'
Nel 2019 la remunerazione media dei ceo delle società quotate era di 2,8 milioni di euro. Per le imprese di medie e di piccole dimensioni, invece, si parlava rispettivamente di 1,8 e 0,6 milioni. Quali saranno le conseguenze della crisi sulle stime relative all'anno in corso? Ne parliamo con Marcello Bianchi, vicedirettore generale di Assonime

La componente variabile dei compensi collegata all'andamento dei titoli ha riportato una contrazione del -30%

La retribuzione media dei ceo si è contratta del 7%, ma il calo è stato più marcato nelle piccole imprese (-12%) rispetto alle medie (+3%) e alle grandi imprese (-7%)

Marcello Bianchi: “Considerando che la remunerazione dei manager è in gran parte variabile, probabilmente riscontreremo un effetto di riduzione generalizzato anche nel 2020”

Nel corso del 2019 la remunerazione degli amministratori delegati delle principali società quotate italiane ha subito un calo del -7%. Una situazione legata in gran parte a una generale diminuzione della componente variabile dei compensi collegata all'andamento dei titoli, che ha riportato una contrazione del -30%. Secondo il rapporto annuale sulla corporate governance di Assonime, giunto alla 20esima edizione, non emergono invece prove significative sul fronte del gender pay gap, né per coloro che rivestono la carica di amministratori delegati né per gli amministratori indipendenti, anche se, precisa l'associazione, “il livello inferiore di retribuzione delle donne a livello aggregato è dovuto alla loro presenza in società caratterizzate da una retribuzione inferiore, piuttosto che al divario di genere all'interno di ciascuna categoria aziendale”. Ma quali saranno le conseguenze della crisi pandemica sulle stime relative all'anno in corso?
“Gli impatti saranno rilevanti perché il covid-19 ha comportato per molte imprese un ridimensionamento delle attività – spiega a We Wealth Marcello Bianchi, vicedirettore generale di Assonime – Considerando che la remunerazione dei manager è in gran parte variabile, probabilmente riscontreremo un effetto di riduzione generalizzato”. Un effetto, precisa Bianchi, che sarà diversificato sulla base dei settori più colpiti dalle stasi produttive (come il trasporto e il turismo). “Ci sono alcuni comparti che in qualche misura hanno addirittura beneficiato di questa situazione. Avremo dunque remunerazioni particolarmente in calo, altre che subiranno una minore riduzione, ma in generale potrà prevalere un effetto di contenimento, perché anche le imprese meno toccate dalla crisi si trovano oggi in un contesto difficile”.

Stando ai dati raccolti dall'associazione su 220 società italiane quotate al 31 dicembre 2019 sul mercato Mta gestito da Borsa italiana (le cui relazioni erano disponibili al 15 luglio 2020), la retribuzione media corrisposta agli amministratori delegati è pari a 1,3 milioni di euro, che sale a 2,8 milioni nel caso delle società quotate sul Ftse Mib e scivola a 1,7 milioni e a 559mila euro rispettivamente per le mid cap e le small cap. Come anticipato, la retribuzione media dei ceo di tutte le società si è contratta del 7%, ma il calo è stato più marcato nelle piccole imprese (-12%) rispetto alle medie (+3%) e alle grandi imprese (-7%). Cresce, intanto, la tendenza a includere obiettivi non finanziari (in prevalenza esg) nella componente variabile della remunerazione: si parla di un incremento del 30% per tutte le aziende (dal 20% del 2012 a circa il 50% nel 2020) e del 50% per quelle di grandi dimensioni (da circa il 20% nel 2012 al 70% nel 2020).
Per quanto riguarda invece il modo in cui i compensi degli amministratori delegati possano essere influenzati dalle differenze di genere, secondo Assonime risulta difficile considerare la questione dal punto di vista statistico, tenendo conto che il numero di ceo donne è ancora particolarmente basso (12 su 223). Considerando tutte le aziende, spiega l'associazione, “emerge un apparente divario di genere, poiché le donne ceo guadagnano il 25% in meno rispetto agli uomini, ma ciò è dovuto al fatto che sono presenti solo in società non finanziarie di piccole e medie dimensioni”. L'unica differenza rilevante riguarda la composizione dei compensi, poiché gli amministratori delegati uomini riceverebbero una remunerazione in gran parte fissa, mentre le donne godrebbero di un maggior numero di bonus.

“Noi guardiamo ovviamente a una categoria molto ristretta, quella degli amministratori delle società, dove non esiste uno strutturale gender gap, anche se abbiamo rilevato che normalmente le donne svolgano funzioni meno remunerate perché meno impegnate come manager, ceo o presidenti, e più spesso presenti in società piccole e non finanziarie”, spiega Bianchi. Poi conclude: “Il gap femminile non riguarda tanto le remunerazioni ma la collocazione delle donne, che anche nei Consigli di amministrazione sono più impegnate nelle funzioni di controllo, tipicamente meno retribuite, che in quelle manageriali. Gli effetti della pandemia non credo possano influenzare la collocazione e la remunerazione delle donne nei Consigli di amministrazione, mentre possono avere conseguenze sulla condizione delle donne lavoratrici in generale, perché spesso collocate in funzioni più marginali e quindi più esposte agli effetti della crisi”.

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