Pac, le virtù anti-crisi dei piccoli passi

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
21.3.2022
Tempo di lettura: 5'
I piani di accumulo consentono di entrare sui mercati azionari attraverso versamenti periodici, attenuando l’impatto delle fasi di maggiore volatilità sui portafogli. E possono essere un buon alleato dei consulenti finanziari. Federico Pons, country head Italy di Janus Henderson Investors, società di asset management globale, con masse pari a oltre 430 miliardi di dollari, spiega perché

Il piano di accumulo consente di dilazionare l’ingresso sul mercato e di mediare i prezzi di acquisto, attenuando le oscillazioni violente

I pac sono adatti anche agli investitori con patrimoni importanti che vogliono cogliere un’opportunità di ingresso favorevole, mitigando il rischio di inciampare in una finestra temporale sfavorevole

Questi strumenti aiutano a inquadrare l’investimento in un orizzonte di lungo termine

L’invasione russa dell’Ucraina lascerà un’ombra di dolore e disorientamento, ben oltre i confini del Vecchio continente. Evoca ricordi cupi di un pezzo del secolo scorso, paure che molti credevano sopite, cristallizzate nelle pagine dei libri di storia. 

Ma per chi guarda alle recenti vicende con gli occhi dell’investitore, il mondo non è cambiato. È una storia che si ripete, fatta di brusche cadute e di ripartenze. “Spesso più veloci e impetuose di quanto generalmente si sia portati a credere”, ricorda Federico Pons, country head Italy di Janus Henderson Investors, società di asset management globale, sorta nel 2017 dalla fusione tra Janus e Henderson Investors, che oggi gestisce massi pari a oltre 430 miliardi di dollari.  

Gli errori da evitare

“Nelle fasi di maggiore volatilità non bisogna farsi prendere dal panico”, argomenta Pons. Vendere nei momenti di massima tensione sui mercati, infatti, equivale a capitalizzare le perdite subite, precludendo la possibilità di cavalcare la successiva fase rialzista. “La storia dei mercati finanziari insegna che le grandi fortune si sono fatte nei momenti di grande incertezza”.


Qual è quindi la strategia corretta per proteggere il portafoglio?

Mantenere i nervi saldi: chi è assistito da un consulente finanziario o un private banker sa che la sua asset allocation è ben calibrata in base al proprio profilo di rischio, all’orizzonte di riferimento e agli obiettivi finanziari. Lo shock di mercato non mette in discussione nulla di tutto questo. Al limite, si può valutare con il proprio consulente qualche aggiustamento: una brusca correzione di Borsa, infatti, può aver mutato il peso relativo della componente azionaria. L’equilibrio iniziale tra bond e azioni andrebbe eventualmente ripristinato.

Le virtù dei piani di accumulo


E chi vuole giocare d’attacco, approfittando della crisi per cogliere le opportunità di crescita future?

In questo caso, il piano di accumulo è forse lo strumento migliore: consente di dilazionare l’ingresso sul mercato e di mediare i prezzi di acquisto, attenuando le oscillazioni violente alle quali ci si esporrebbe effettuando una sola operazione nel momento sbagliato. Del resto, chi cerca di fare market timing - vuole provare, cioè, a cogliere il momento propizio per cavalcare la fase rialzista, con l’obiettivo di uscire al picco di Borsa, capitalizzando i guadagni – tende a distruggere valore. Meglio un piano per entrare un po’ alla volta, ma in modo automatico e sistematico. Così facendo, si riesce a mantenere un approccio disciplinato, che aiuta a non farsi condizionare dall’andamento di Borsa e dal rumore di fondo dei mercati. 


Quindi il pac non è solo uno strumento “democratico”, per iniziare a investire anche con piccole somme?  

Nel 1993, quando ero in Programma Italia, già era utilizzato, per incoraggiare i risparmiatori italiani, inizialmente poco propensi a investire in Borsa, a entrare gradualmente sui mercati azionari, con metodo. Ma i piani di accumulo sono adatti anche agli investitori con patrimoni importanti che vogliono cogliere un’opportunità di ingresso favorevole, mitigando il rischio di inciampare in una finestra temporale sfavorevole. D’altra parte, prima della recente correzione, il mercato era reduce da una lunga fase rialzista, durata anni, al netto del crollo di febbraio e marzo del 2020, in piena pandemia: il rally impetuoso aveva reso i listini vulnerabili a possibili cadute. Da questo punto di vista, il piano di accumulo è uno strumento utile anche per i consulenti finanziari.

 

In che senso?

Aiuta i banker a inquadrare l’investimento dei loro clienti in un orizzonte di lungo termine e quindi a misurare la qualità della consulenza sulle corrette coordinate temporali, a prescindere dal fisiologico saliscendi dei mercati. Sono un modo efficace per fidelizzare i clienti.


Per qualcuno i piani di accumulo sono un vero e proprio strumento di educazione finanziaria, perché permettono di guidare le scelte degli investitori e prevengono errori, dettati dall’emotività, che potrebbero costare cari. In che modo l’industria incoraggia questa forma di risparmio?

Janus Henderson ha lanciato un’iniziativa promozionale per promuovere i pac: ci facciamo carico dei costi di apertura del piano e, da fine marzo, anche delle spese di banca corrispondente. Un modo concreto per avvicinare gli investitori a questo strumento.

 

 

Azioni e bond in equilibrio


In fasi di persistente incertezza, come quella che stiamo attraversando, resta molto difficile però realizzare un compromesso virtuoso tra l’esigenza di protezione, affidata tipicamente al reddito fisso, e l’obiettivo di crescita del capitale, demandata alle azioni. Come si trova il giusto equilibrio?

I fondi bilanciati sono un modo semplice per delegare la scelta di allocazione del portafoglio a un gestore professionale, che – entro un certo perimetro prestabilito – abbia la facoltà di aumentare e ridurre tempestivamente il rischio di portafoglio, in funzione dell’andamento dei mercati. Nel caso del nostro Janus Henderson Balanced Fund, ad esempio, la componente azionaria può oscillare tra il 45% e il 65%, a discrezione del fund manager. In questo momento, il peso delle azioni è del 63,7% (dato al 31 gennaio). Il nostro è uno strumento molto semplice, che mescola azioni e bond, senza avvalersi dell’uso di derivati. Può entrare nella parte core di un portafoglio, interpretando il ruolo di una tipica gestione patrimoniale.

 


Wealth management al femminile


In questo numero di We Wealth dedichiamo ampio spazio al wealth management declinato al femminile. La variabile di genere influenza l’approccio degli investitori alla gestione del patrimonio, ma interviene anche sul versante opposto, quello di chi fa consulenza finanziaria. In che modo supportate le professioniste del wealth?

L’iniziativa più recente riguarda il tema della negoziazione. Le ricerche dicono che le donne tendono in media ad avere uno stile di contrattazione meno efficace degli uomini, che le penalizza enormemente.

 

In che termini?

Cito un esempio: negli Stati Uniti si calcola che nel corso della propria carriera lavorativa le donne subiscano una perdita di valore compresa tra 650mila dollari e un milione di dollari, per il fatto di non aver negoziato il primo stipendio. A penalizzare l’universo femminile contribuisce un insieme di cliché, che attribuiscono agli uomini caratteristiche “dominanti”, come l’essere determinati, ambiziosi, concreti e risoluti, e proietta sulle donne, per contrapposizione, l’immagine di individui accoglienti e gentili, senza pretese, materne ed emotive. Uomini e donne finiscono per essere condizionati dagli stessi stereotipi.

 

Come si risolve questa distorsione cognitiva?

Nell’ambito dei Knowledge Labs di Janus Henderson Investors, a Denver, abbiamo sviluppato una guida pratica che incoraggia le donne a migliorare la propria capacità di negoziare, attraverso un vero e proprio percorso di self couching, che le aiuta a mettere a fuoco diversi stili di trattativa e a padroneggiare le diverse fasi della negoziazione, da quella preparatoria alla contrattazione vera e propria.

 

Cosa imparano le consulenti che seguono questo percorso?

Che ogni giorno ci sono occasioni per allenarsi alla negoziazione. Che possono cambiare la propria storia. Che tutto è negoziabile. E che possono prepararsi, formare e indirizzare per tempo la prossima generazione. D’altra parte una delle caratteristiche che più frequentemente è associata alle donne, come l’empatia, rappresenta un fattore di successo straordinariamente potente nel lungo termine. Vale senza dubbio anche per chi si occupa di consulenza finanziaria.

 

Quante donne ha nella sua squadra?

A Milano ho un team di nove persone, sette sono donne.

 

Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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