Consulenti, la scelta del gestore passa da un sito web fatto bene

alberto-battaglia
Alberto Battaglia
10.12.2021
Tempo di lettura: 3'
Un sondaggio dei consulenti ha mostrato come molti gestori stiano sottovalutando l'importanza dei loro siti, spesso poco user-friendly

Per il 93% dei consulenti, un sito web "ottimo" indica che verranno incrementati i rapporti con l'asset manager “con estrema probabilità": lo ha messo in luce una nuova indagine di JD Power condotta fra gli advisor americani

Eppure, solo il 37% degli intervistati ritiene che le informazioni sui siti dei gestori siano facilmente reperibili

Le performance del passato? Il marketing? Le relazioni? Non sono gli unici fattori che influenzano le decisioni dei consulenti, nella loro scelta dell'asset manager. Anche un sito web di qualità, che contenga le informazioni necessarie e che le presenti in modo accessibile è emerso come “il punto di contatto più significativo con i consulenti finanziari”. Eppure, a giudicare dall'ultimo rapporto U.S. Advisor Online Experience Study, realizzato da JD Power, il sito web è spesso un punto debole nella strategia di comunicazione dei gestori patrimoniali.

Infatti, solo l'11% dei consulenti intervistati (oltre 3100, negli Usa) ha attribuito ai siti degli asset manager una valutazione pari o superiore agli 800 punti su mille. Eppure, per oltre nove consulenti su dieci (93%) un sito web con questo punteggio indica “con estrema probabilità” che verranno incrementati i fondi provenienti da quel gestore nei successivi tre mesi. L'importanza del sito web, dunque, sembra assai elevata – ma ad eccellere in questo campo sono solo in pochi.

Nella parte alta della classifica, priva però di una graduatoria definita, ci sarebbero i siti web di BlackRock, Capital Group, JP Morgan Chase (tutti e tre nel ventesimo percentile più elevato). Gli altri attori coinvolti nell'analisi sono stati, fra gli altri, Columbia Threadneedle Investments, Franklin Templeton, T. Rowe Price, Prudential Financial, MFS Investment Management, Nuveen, Charles Schwab, Fidelity e Pimco.

"I gestori patrimoniali devono riconoscere che i loro siti web sono spesso il punto di contatto più significativo che hanno con i consulenti", ha detto in una nota Mike Foy, direttore senior del wealth intelligence di JD Power, "siamo tutti abituati a essere in grado di trovare rapidamente informazioni online senza dover prendere il telefono o inviare una e-mail per ogni domanda. Questa stessa esperienza si estende alla relazione consulente-gestore patrimoniale”.

Secondo Foy, la ricerca mostra come i consulenti siano “significativamente più propensi a investire di più con un'azienda che rende facile per loro trovare rapidamente le informazioni e gli strumenti di cui hanno bisogno. Alcune aziende stanno mantenendo questa promessa, mentre altre sono molto indietro".
Entrando più nel dettaglio delle caratteristiche dei siti web viene ampiamente confermata l'impressione che molti degli asset manager non stiano offrendo quanto i consulenti si aspettano. Solo il 26% degli advisor, infatti, sostiene di aver ottenuto dai siti dei gestori le informazioni necessarie in tema Esg (investimenti sostenibili). E solo il 34% e il 37% degli intervistati ritiene “molto facile” localizzare, rispettivamente, i vari strumenti e le informazioni disponibili online.

Inoltre, meno di un quarto dei consulenti ha avuto ha avuto a disposizione una demo o un tour delle risorse disponibili sul sito web dell'asset manager. Quelli che hanno potuto beneficiarne, però, hanno riportato una soddisfazione di 103 punti più alta rispetto agli altri.
"Come stiamo vedendo costantemente in ogni settore, le aspettative dei clienti per la gratificazione immediata e il facile accesso a strumenti e informazioni stanno aumentando costantemente, poiché una parte sempre più grande delle nostre vite passa attraverso i canali digitali", ha detto Amit Aggarwal, direttore senior delle soluzioni digitali di J.D. Power, "questo pone l'attenzione sui siti web rivolti ai consulenti come una componente critica dell'esperienza dell'utente finale e fa luce su alcune sfide significative che molte aziende stanno affrontando quando si tratta di costruire il coinvolgimento online".
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti