L’ascesa degli investimenti tematici è a tinte green

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Cresce l’attenzione di wholesale e istituzionali per gli investimenti tematici, complici soprattutto i timori per il Pianeta. Fanno gola anche i maggiori rendimenti

L’88% degli investitori wholesale e il 36% di quelli istituzionali già utilizzano o prevedono di utilizzare strategie tematiche

Tra i temi considerati più interessanti, accanto alla sostenibilità, anche la salute, la robotica, l’intelligenza artificiale e le tecnologie dirompenti

Puntare sui fondi tematici per placare la febbre del Pianeta. Ma non solo. È il nuovo mantra degli investitori wholesale e istituzionali che, nei numeri raccolti da Greenwich associates per Bnp Paribas asset management, già utilizzano o prevedono di utilizzare tali strategie rispettivamente nell’88 e nel 36% dei casi. Un cambiamento di rotta che, si legge nella nota della società specializzata nella gestione del risparmio del gruppo francese, “evidenzia una modifica fondamentale nell’approccio all’asset allocation” che abbandona il focus su classi di attivo, geografia e settore imprenditoriale a favore di uno “più orientato al tema d’investimento”. Con un impatto positivo anche sulle performance a lungo termine (secondo nove investitori su dieci).
Per il 76% degli intervistati, la scelta dei fondi tematici è trainata dall’obiettivo di indirizzare l’investimento verso la sostenibilità e i criteri esg (environmental, social, governance). Il 42%, invece, parla della possibilità di incrementare i rendimenti, il 36% del desiderio di adottare un approccio d’investimento più innovativo o dirompente e il 30% di aumentare la diversificazione. Quanto al fronte “green”, il 41% segnala l’interesse per gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, il 21% le soluzioni ai cambiamenti climatici e il 18% le energie rinnovabili. Ma non manca anche chi considera interessanti alcuni temi legati all’innovazione e alla tecnologia, come la salute (28%), la robotica e l’intelligenza artificiale (23%) e le tecnologie dirompenti (13%). Questi tre, nel dettaglio, sono indicati da oltre il 50% degli intervistati. Segnalati poi altri trend “disruptive” come la cyber security, le biotecnologie, il 5G e le smart city.
“La crescita dell’investimento tematico è stata notevole, si è triplicata tra il 2017 e il 2020, con il significativo sostegno di distributori e investitori privati”, spiega Pierre Moulin, membro del comitato esecutivo e global head of product & strategic marketing di Bnp Paribas asset management. Nelle cui attese questa tendenza accelererà, guidata “dall’imminente cambiamento normativo, compresa l’integrazione delle preferenze esg nelle scelte degli investitori nel quadro di Mifid2, così come la crescente domanda di strategie tematiche da parte degli investitori istituzionali”. A premere in particolare sull’acceleratore a tinte verdi, secondo i ricercatori, è stato infatti proprio il contesto regolamentare, dalla Sustainable finance disclosure regulation entrata in vigore lo scorso 10 marzo alla Tassonomia dell’Unione europea, fino all’Eu green deal. Per non dimenticare i nuovi impegni dell’amministrazione Biden (e non solo) sulla riduzione dell’impronta di carbonio degli Stati Uniti e il raggiungimento dell’obiettivo “net zero”.

Lo studio, infine, ha rivelato come l’87% degli investitori utilizzi o prenda in considerazione l’azionario per tale tipologia di investimenti, seguito dal reddito fisso (42%) e dai mercati multi-asset e privati (entrambi al 30%). Ma costruire l’intero portafoglio partendo dai fondi tematici, secondo Roberta Rudelli, responsabile fund selection di Cordusio sim e Unicredit wealth management intervistata da We Wealth nel mese di maggio, potrebbe essere una scelta un po’ estrema. “Un esempio? Le soluzioni azionarie globali, nel cui recinto si muovono tipicamente i fondi tematici, potrebbero essere inadatte agli investitori che prediligono un’esposizione alle Borse europee o vogliono limitare l’esposizione ai mercati emergenti”, osserva l’esperta. “Bisogna partire dagli obiettivi del singolo investitore”. Optando, conclude, per un “approccio analitico ed equilibrato, scevro da facili entusiasmi”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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