Prologo: nessun tolga la fontana dalla piazza!
Negli ultimi mesi, la Vaillancourt Fountain, imponente scultura brutalista ubicata nella Embarcadero Plaza di San Francisco, è al centro di una controversia che intreccia arte, urbanistica e diritto d’autore. L’artista che l’ha ideata e realizzata nel 1971, Armand Vaillancourt, scultore nato in Quebec (Canada) nel 1929, ha inviato una formale cease-and-desist letter alla città, sostenendo che ogni intento di smantellamento o distruzione della fontana costituisca una violazione dei suoi diritti morali.
La disputa nasce dopo il voto dell’Arts Commission di San Francisco che, a maggioranza (8-5), ha approvato la rimozione temporanea della fontana per motivi di “emergenza per la sicurezza”. Il dipartimento parchi cittadino ha denunciato problemi strutturali ed un deterioramento della fontana dovuto a carenza di manutenzione, oltre al fatto che la stessa è da tempo non più funzionante. È stato inoltre indicato che il costo per la ristrutturazione sarebbe pari a 29 milioni di dollari, mentre un progetto di riqualificazione dell’area finalizzata a realizzare un parco comporterebbe una spesa pubblica di poco maggiore (32,5 milioni).
In particolare, Villaincourt contesta che la rimozione della scultura non solo violerebbe i suoi diritti morali, ma sarebbe anche contraria all’interesse pubblico associato alla conservazione in situ della sua opera.
Per quanto riguarda i diritti morali, negli Stati Uniti questi diritti sono stati riconosciuti a livello federale tramite il Visual Artists Rights Act (VARA) del 1990 che ha introdotto il 17 U.S. Code § 106A. Questa norma garantisce agli autori di arti visive (come gli scultori) il diritto di opporsi a “distorsione, mutilazione o altra modificazione” della loro opera, nonché alla distruzione, ma solo se l’opera è di “recognized stature” (importanza riconosciuta). In base al VARA solo l’artista è titolare dei diritti morali relativi alla sua opera, non i suoi eredi.
Giuseppe Calabi
Il riconoscimento dei diritti morali all’autore di un’opera visiva in base alla legge federale è possibile solo per le opere create dopo il 1° giugno 1990 ovvero, se realizzate prima, cedute dall’artista dopo tale data (fonte: Simon Frankel, San Francisco Daily Journal, 29 ottobre 2025, p. 4): poiché il municipio di San Francisco acquistò l’opera assai prima di tale data, è verosimile che nessun diritto sia riconosciuto in capo all’artista in forza del VARA.
A livello statale, la California Art Preservation Act (CAPA) (Cal. Civ. Code § 987) concede ulteriori tutele: protegge opere di “fine art” (incluse sculture) di “recognized quality” contro alterazione o distruzione non autorizzata. Secondo questa normativa, l’artista può chiedere sia risarcimento che un provvedimento inibitorio. La protezione dura per la vita dell’artista più 50 anni, e in caso di morte i diritti possono essere fatti valere dagli eredi.
Inoltre, in base al § 989 del Civil Code, che consente a enti non profit di promuovere azioni per preservare opere d’arte di grande valore pubblico: tuttavia, se l’opera non può essere rimossa senza danneggiarla (come appunto nel caso della fontana).
La contestazione è aperta e sarà interessante seguire la sua evoluzione.
Qualora una contestazione analoga sorgesse in Italia (rimozione di un opera d’arte monumentale di proprietà pubblica in uno spazio pubblico), quali diritti potrebbe vantare l’artista e quali interessi pubblici potrebbero essere tutelati ì? In Italia, le norme sui diritti morali sono previste dalla legge sul diritto d’autore (L. 633/1941, articoli 20-24).
In base alla legge italiana i diritti morali sono inalienabili, imprescrittibili e non possono essere ceduti. Inoltre, a differenza di quanto previsto dal § 106A del VARA, anche gli eredi possono far valere i diritti morali, che non hanno come presupposto l’accertamento dell’importanza (“recognized stature”) dell’opera.
Dal punto di vista comparato, il modello italiano di tutela dei diritti morali appare più protettivo, ma anche meno flessibile; quello californiano, pur fornendo strumenti di difesa significativi, dipende fortemente da criteri soggettivi (“recognized quality / stature”) e dal contesto politico e finanziario. Il caso potrebbe orientare dibattiti futuri su quanto un’opera d’arte pubblica debba essere preservata a scapito di altri interessi urbani.
Sharon Hecker
La fontana di Vaillancourt a San Francisco mostra quanto sia alto il prezzo della manutenzione dell’arte pubblica e le tensioni tra artisti e proprietari. In Europa, il proprietario è responsabile della conservazione delle opere pubbliche. In Italia, lo Stato tutela il David di Michelangelo come tesoro nazionale; a Parigi i bronzi vicino alla Torre Eiffel sono restaurati da città o governo, a volte con supporto privato, finanziati dai proventi dei biglietti.
In Germania, le opere Bauhaus come quelle di Oskar Schlemmer ricevono fondi culturali federali, talvolta integrati da finanziamenti privati. Anche senza grande fama dell’artista, alcune opere diventano icone: la Sirenetta di Copenaghen, scolpita da Edvard Eriksen nel 1913, è mantenuta dalla città. Nel Regno Unito, Knife Edge Two Piece di Henry Moore e i bronzi all’aperto di Barbara Hepworth sono conservati dai consigli locali e da fondi pubblici; l’Estate di Hepworth controlla il rispetto dell’intento artistico. Another Place di Antony Gormley potrebbe presto richiedere interventi, con costi a carico dei proprietari.
Negli Stati Uniti, la proprietà decide. Il Sunken Garden di Isamu Noguchi è gestito dai proprietari; gli stabiles di Calder da città, musei e donatori; i muri di Louise Nevelson dai bilanci municipali o musei, con possibili sovvenzioni. Separatamente da costi di restauro, controversie come Tilted Arc di Richard Serra mostrano che anche artisti famosi possono perdere battaglie legali se la rimozione serve all’interesse pubblico. Il costo del restauro può determinare la rimozione, anche contro l’artista. Gli artisti influenzano le decisioni, ma la responsabilità e l’onere economico ricadono sulle istituzioni. La vicenda Vaillancourt lo conferma: l’artista può opporsi alla rimozione della fontana, ma è la città a sostenere il peso pratico ed economico, ricordando che conservare l’arte pubblica richiede lungimiranza e risorse. Cercare un compromesso tra integrità artistica e obblighi civici resta la soluzione più realistica



