Allarme di Moody’s: default ai massimi dal 2010

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Il tasso di insolvenza negli ultimi 12 mesi delle società con rating speculativo ha raggiunto i livelli più elevati dall’ultimo decennio e, secondo Moody’s, nello scenario peggiore, potrebbe superare perfino il picco toccato nel 2009. Il Nord America registra il maggior numero di fallimenti

27 emittenti hanno dichiarato il fallimento solo nel mese di luglio

Per gli analisti il tasso di insolvenza salirà all’8,8% entro la fine dell’anno per poi toccare il 9,3% nel primo trimestre del 2021

Prevista una contrazione dello spread high yield statunitense nei prossimi quattro trimestri

Lo shock pandemico e il conseguente rallentamento economico pesano sulla tenuta delle imprese: il tasso di insolvenza negli ultimi 12 mesi delle società con rating speculativo è ai livelli più elevati dal 2010, avendo sfiorato il 6,1% a fine luglio contro il 2,4% dello stesso periodo del 2019. Secondo un’analisi di Moody’s, 27 emittenti hanno dichiarato default solo nel mese di luglio, portando il totale a 140 da inizio anno.
I settori che hanno registrato il maggior numero di insolvenze nel primo semestre sono oil&gas (30), retail (18) e business services (14), trascinati da un lato dal calo del prezzo del petrolio e dall’altro dall’interruzione delle attività legata all’andamento dell’emergenza epidemiologica. Per la società di rating statunitense, nei prossimi dodici mesi i business services manterranno il primato negativo, seguiti dall’oil&gas, dagli hotel, dal gaming e dal tempo libero.

In termini di distribuzione geografica, il Nord America fa i conti con 103 default, di cui 99 negli Stati Uniti e quattro in Canada, seguito da Europa (15), Asia-Pacifico (12), America Latina (otto), Medio Oriente e Africa (due). Otto dei 27 default del mese di luglio hanno riguardato debiti di oltre un miliardo ciascuno, con Noble holding international limited (unità di Noble corporation plc, società londinese di perforazione offshore) che da sola ha registrato circa quattro miliardi di dollari di debito insoluto.

E il picco non è stato ancora raggiunto. Secondo gli analisti, il tasso di insolvenza salirà all’8,8% entro la fine dell’anno per poi toccare il 9,3% nel primo trimestre del 2021 e iniziare a scendere verso il 7,5% entro luglio. La natura insolita dell’attuale recessione, spiegano, fa sì che la ripresa nella seconda metà dell’anno potrebbe essere relativamente modesta. “Prevediamo che lo spread high yield statunitense si restringerà nei prossimi quattro trimestri e scenderà a 448 punti base tra maggio e luglio 2021”, aggiungono. Il tasso di disoccupazione statunitense, invece, potrebbe oscillare nello stesso periodo tra l’8,5% e il 9,9%, tenendo conto che la Federal Reserve continui con le proprie iniezioni di liquidità.

Per la società di rating, infatti, l’economia globale ha iniziato il proprio cammino verso la ripresa, ma non potrà toccare i livelli pre-recessione entro la fine dell’anno. Le prospettive in termini di default, in particolare, saranno legate alla capacità dei governi di riavviare l’attività economica salvaguardando la salute pubblica, ma di fronte alle incertezze legate al contenimento dei contagi e ai progressi nello sviluppo del vaccino si aprono due scenari contrastanti. In uno scenario pessimistico, che prevede una recrudescenza del virus e conseguenti rinnovate interruzioni dell’attività economica, il tasso di insolvenza potrebbe toccare il 15,5% nel 2021, superando di 2,2 punti percentuali i livelli toccati nel 2009. In uno scenario ottimistico, invece, il tasso di insolvenza potrebbe scendere al 3% entro il primo semestre del 2021, scivolando addirittura al di sotto dei livelli pre-crisi del 3,2%, ma sarebbe necessaria una combinazione di stimoli politici, contenimento della pandemia e un più rapido miglioramento del sentiment delle imprese e dei consumatori.

Ma gli indici obbligazionari stanno prezzando questi dati? Le obbligazioni high yield globali guadagnano lo 0,34% da inizio anno, mentre il corrispettivo paniere europeo cede il 2,5% circa, a fronte di una performance del 5,5% per i governativi globali e del 3,16% per i titoli di Stato europei. Intanto, dopo una violenta fiammata degli spread di credito registrata a marzo, il differenziale di rendimento dei titoli speculativi americani rispetto alle emissioni del Tesoro è sceso rapidamente, posizionandosi attorno ai livelli di inizio 2019. Le performance dell’universo speculativo continueranno a essere dettate dall’andamento dei numeri macroeconomici, che nell’ultima fase sembrano superare positivamente le attese, ma potrebbero deteriorarsi ulteriormente nella seconda metà dell’anno.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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