L’80% dei bond globali rende più del 4%: è un’occasione?

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Uomo con occhiali riflette su grafici finanziari sovrapposti.

Persino il decennale giapponese è salito oltre il 3%, ai massimi da 30 anni: in tutto il mondo i bond a lunga scadenza stanno scontando scenari di tassi alti più a lungo. BlackRock invita alla selettività e privilegia le scadenze brevi e medie.

Indice

I rendimenti obbligazionari continuano a salire, segnando diversi record pluriennali in varie parti del globo. Il caso più eclatante è quello del Giappone, dove gli storici rendimenti ultrabassi hanno lasciato spazio a un decennale che il 1° settembre ha superato per la prima volta dal 1996 la soglia del 3%, dopo un aumento di oltre 90 punti base dall’inizio dell’anno. Il Gilt britannico a dieci anni è tornato ai massimi dal 2008, mentre il Bund tedesco ha raggiunto livelli che non si vedevano da circa 15 anni. Negli Stati Uniti, il picco del Treasury decennale intorno al 4,79% ha riportato il bene rifugio globale per eccellenza sui rendimenti più elevati dal gennaio 2025.

Anche l’Italia ha partecipato al movimento: il rendimento del Btp decennale ha toccato un nuovo picco del 2026 al 4,21%, circa 64 punti base in più rispetto all’inizio dell’anno. Da gennaio il Bund è salito di circa 50 punti base e il Treasury di oltre 60: numeri che mostrano come il repricing non riguardi più una singola area geografica o una specifica banca centrale, ma stia attraversando contemporaneamente i principali mercati obbligazionari.

Grafico a linee che mostra i rendimenti dei titoli di stato decennali di Regno Unito, USA, Germania e Giappone dal 1990 al 2026.

Dal petrolio torna lo scenario “higher for longer”

La ripresa dei bombardamenti in Iran e la nuova risalita dei costi petroliferi, con il Brent oltre quota 92 dollari, hanno spinto gli investitori ad adeguare le proprie attese sulle mosse delle banche centrali, riportando al centro lo scenario dei “tassi elevati più a lungo” – higher for longer. Il movimento è stato ulteriormente alimentato dalle parole pronunciate a Jackson Hole dal presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, che ha ribadito come la lotta all’inflazione non possa ancora considerarsi conclusa. I mercati sono così tornati a prezzare con decisione la possibilità di nuovi rialzi dei tassi negli Stati Uniti.

Nell’Eurozona, nel frattempo, il dato sull’inflazione di agosto ha aggiunto un altro elemento al quadro. La crescita dei prezzi è accelerata dal 2,9 al 3,3%, trainata quasi interamente dalla componente energetica, che su base annua è passata dal 10,3 al 14,3%. Per il momento, tuttavia, il contagio al resto del paniere appare limitato: l’inflazione di fondo, al netto di energia, alimentari, alcol e tabacchi, è scesa dal 2,5 al 2,4%, mentre l’inflazione dei servizi è rallentata dal 3,3 al 3%. Lo shock energetico sta facendo risalire rapidamente l’inflazione headline, ma non ha ancora prodotto gli effetti di secondo livello su prezzi e salari che costringerebbero le banche centrali a una stretta molto più aggressiva. Allo stesso tempo, però, mantenere il petrolio su livelli elevati rende sempre più difficile sostenere la tesi secondo cui la politica monetaria possa evitare nuove strette.

Per Idanna Appio, portfolio manager e senior research analyst di First Eagle Investments, “i mercati stanno prezzando un percorso più elevato per i tassi a breve termine negli Stati Uniti, ma anche a livello globale. Gli investitori stanno iniziando a rivedere le proprie stime su quale sia il livello neutrale dei tassi di politica monetaria, e queste stime sono gradualmente aumentate”.

“Il mercato obbligazionario non sta implodendo, ma sta mandando un messaggio molto chiaro: un’inflazione più persistente significa, come minimo, tassi di politica monetaria più alti più a lungo”, ha affermato Prashant Newnaha, senior strategist sui tassi dell’area Asia-Pacifico di TD Securities a Singapore.

Bond globali: rendimenti e variazione YTD
Mercati obbligazionari

Bond globali, la risalita dei rendimenti

Rendimento dei titoli di Stato a 10 anni al 1° settembre 2026 e aumento da inizio anno. Le due barre utilizzano scale indipendenti.

Paese
Rendimento 10 anni
Variazione YTD
USA
4,796%
+61,40 pb
Francia
4,215%
+65,74 pb
Italia
4,213%
+63,99 pb
Spagna
3,827%
+52,50 pb
Germania
3,379%
+50,42 pb
Giappone
2,996%
+92,27 pb

Non è soltanto inflazione: cresce anche il premio per prestare agli Stati

Dietro la risalita dei rendimenti non c’è però soltanto la politica monetaria. Soprattutto sulla parte lunga delle curve, gli investitori stanno chiedendo una remunerazione maggiore anche per assorbire quantità crescenti di debito pubblico e per proteggersi dall’incertezza su inflazione e finanze statali: il cosiddetto term premium. Secondo il BlackRock Investment Institute, il rialzo simultaneo dei tassi ufficiali e del premio a termine è una delle ragioni per cui proprio i titoli governativi a lunga scadenza hanno subito la parte più violenta del repricing.

Il fenomeno si inserisce inoltre in un cambiamento strutturale più ampio. BlackRock individua nella scarsità di risorse – energia, lavoro e capitale – e nella necessità per governi e imprese di investire nella resilienza delle catene produttive, nella difesa e nelle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale una fonte di pressione persistente sui tassi reali. A questo si aggiungono deficit pubblici elevati e una maggiore quantità di obbligazioni che i mercati devono assorbire. La risalita dei rendimenti è quindi considerata un possibile fattore di stress futuro per le finanze dei Paesi più indebitati. Ma ciò che rappresenta un costo crescente per gli Stati può trasformarsi, dall’altra parte del mercato, in un’opportunità per chi costruisce le allocazioni di portafoglio.

Bond, torna il reddito. Ma non tutti i rendimenti valgono allo stesso modo

“L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato globali ha creato opportunità di reddito più interessanti in tutto il mercato obbligazionario, con il rendimento medio del nostro portafoglio strategico salito al 5,6% dal 2,3% di cinque anni fa. Gli investitori devono però essere selettivi rispetto ai rischi che assumono per ottenere questo rendimento”, ha affermato in una nota il BlackRock Investment Institute.

Secondo l’analisi di BlackRock sui dati LSEG, oltre l’80% dell’universo obbligazionario globale offre oggi rendimenti superiori al 4%. Nel portafoglio strategico utilizzato dall’asset manager, la quota di bond sopra questa soglia è arrivata addirittura al 91%, contro appena il 2% registrato ai minimi dei rendimenti del 2021.

“Quando i rendimenti obbligazionari erano bassi o addirittura negativi, i ritorni erano determinati soprattutto dalle variazioni dei tassi d’interesse piuttosto che dal reddito cedolare. Rendimenti più elevati hanno creato un’opportunità di reddito più ampia e più duratura”, spiegano gli analisti di BlackRock.

Il ritorno delle cedole, tuttavia, non cancella il rischio di duration. Anzi, proprio il brusco aumento dei tassi ha mostrato quanto possano essere vulnerabili i titoli a più lunga scadenza: secondo i dati citati da BlackRock, i governativi long term dei mercati sviluppati hanno perso complessivamente circa il 30-40% dall’inizio del 2021, a seconda della durata, senza avere ancora recuperato interamente quelle perdite.

Inoltre si è indebolito il tradizionale ruolo di stabilizzatore dei titoli di Stato a lunga scadenza, che per decenni avevano contribuito ad attutire i ribassi degli asset rischiosi. Se inflazione, tassi e premio a termine possono salire proprio mentre le azioni sono sotto pressione, la vecchia correlazione negativa tra equity e bond diventa meno affidabile. “Questo contesto rende la selettività ancora più importante”, precisano gli analisti di BlackRock: “il rendimento a scadenza di un’obbligazione non offre sempre la stessa remunerazione per il rischio assunto”.

Da qui una preferenza molto precisa nella costruzione del portafoglio: medie e brevi scadenze. “Su un orizzonte strategico di cinque anni o più privilegiamo i titoli di Stato a breve e media scadenza, mantenendo invece un sottopeso sugli indici obbligazionari corporate più ampi e sui titoli di Stato a lunga scadenza”.

Domande frequenti su L’80% dei bond globali rende più del 4%: è un’occasione?

Qual è la tendenza generale dei rendimenti obbligazionari a livello globale, secondo l'articolo?

I rendimenti obbligazionari globali stanno continuando a salire, raggiungendo diversi record pluriennali in varie parti del mondo. Questo indica un periodo di maggiore remunerazione per chi investe in obbligazioni.

Quali sviluppi significativi si sono verificati nel mercato obbligazionario giapponese?

In Giappone, il rendimento del decennale ha superato la soglia del 3% il 1° settembre, segnando la prima volta dal 1996. Questo aumento è stato notevole, con un incremento di oltre 90 punti base dall'inizio dell'anno.

Come si sono mossi i rendimenti obbligazionari nel Regno Unito e in Germania?

Il Gilt britannico a dieci anni è tornato ai massimi registrati dal 2008, indicando un significativo aumento dei costi di finanziamento per il Regno Unito. Anche il Bund tedesco ha raggiunto livelli che non si vedevano da tempo, riflettendo una tendenza simile nell'Eurozona.

Quali fattori, oltre all'inflazione, contribuiscono all'aumento dei rendimenti obbligazionari?

Oltre all'inflazione, l'articolo suggerisce che un fattore chiave è la crescita del 'premio per prestare agli Stati'. Questo si inserisce nello scenario di 'higher for longer' che emerge anche dal settore petrolifero, indicando aspettative di tassi elevati per un periodo prolungato.

Cosa implica l'attuale scenario di rendimenti elevati per gli investitori obbligazionari?

L'attuale scenario di rendimenti elevati implica che per gli investitori 'torna il reddito' dalle obbligazioni, rendendole potenzialmente più attraenti. Tuttavia, l'articolo avverte che 'non tutti i rendimenti valgono allo stesso modo', suggerendo la necessità di un'analisi attenta.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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