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Una storia: quando è nata e chi dirige la Federal Reserve

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Alex Ricchebuono
Alex Ricchebuono

02 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 10 min
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Tutti criticano la Fed, lunga vita alla Fed… Ma quando è nata e chi dirige la Federal Reserve Bank?

Donald Trump, in uno dei suoi numerosi attacchi all’attuale numero uno della Federal Reserve, ha sparato cannonate, rivendicando il suo diritto a poterlo licenziare.  Ma il Presidente può avere questo potere?

E soprattutto quando è nata l’attuale Banca Centrale Americana che tutti invocano a gran voce quando le cose vanno per il verso sbagliato? Per rispondere a queste ed altre domande riguardo all’istituzione finanziaria più influente del pianeta, bisogna fare un passo indietro e ritornare nel lontano 1789. In quei mesi tumultuosi ci fu non solo la presa della Bastiglia a Parigi ma George Washington fu eletto Presidente degli Stati Uniti d’America promulgando la nuova Costituzione.

Il primo tentativo di istituire una moneta nazionale negli Stati Uniti ebbe luogo già durante la Guerra d’indipendenza ancor prima dell’unificazione nel 1776. In quel periodo il Congresso, così come le singole colonie, cominciarono a stampare i cosiddetti Continentals. Queste emissioni ibride tra banconote e obbligazioni, furono prodotte su una carta filigranata spessa e grossolana, ed erano garantite unicamente dalla riscossione delle tasse nei territori controllati. Non c’erano quindi depositi di metallo prezioso a supporto e questo ben presto si rivelò un enorme problema. Durante la rivoluzione, il congresso emise quasi 250 milioni di Dollari di valuta Continentale.

Un profluvio di banconote che unito alla stampa incontrollata di falsi da parte dei coloni, provocò una fortissima svalutazione con conseguente caduta del loro potere d’acquisto. Nel 1780 i biglietti arrivarono a valere meno di un quarantesimo del valore facciale. Il congresso cercò di promulgare delle leggi per ritirare dalla circolazione i vecchi biglietti ed emetterne di nuovi; ma fallì miseramente. A furia di produrli fuori controllo, i Continentals erano diventati carta straccia cessando di circolare già nel maggio 1781. Dopo questo tracollo, Robert Morris venne nominato sovraintendente alle Finanze e ottenne l’approvazione per costituire un istituto finanziario centrale, ovvero la Bank of North America, che prese vita nel 1782.

La banca fu finanziata grazie a un prestito in oro offerto dalla Francia che il dirigente utilizzò in buona parte per supportare le fasi finali della guerra d’indipendenza. Proprio a causa della dolorosa esperienza dei Continental Dollars i delegati alla Convenzione di Filadelfia si sentirono in dovere di includere nella Costituzione una clausola che obbligasse ad emettere titoli o banconote esclusivamente garantite da metallo prezioso. Ma come detto la prima vera istituzione che abbia svolto le funzioni di banca centrale fu la First Bank of United States autorizzata proprio dal Presidente George Washington nel 1791, su sollecitazione di un altro padre della Patria Alexander Hamilton. L’istituzione fu approvata nonostante la forte opposizione di diversi parlamentari tra cui il futuro presidente Jefferson.

Negli anni successivi ci fu moltissima confusione, fin quando Andrew Jackson strenue oppositore dell’idea di una banca centrale, nel 1833 decise di prelevare tutti i depositi federali per farli convogliare su un numero di istituti privati selezionati dal suo esecutivo. Queste società creditizie erano state create sul modello della Banca d’Inghilterra ma ebbero vita breve. Fra il 1837 e il 1862 non ci fu nessuna banca centrale, e i 25 anni che trascorsero sono ricordati come “the Free Banking Era”. Anni nei quali vennero emesse banconote su carta velina da un gran numero di piccoli istituti aprendo una fase raccontata sapientemente da molti film Western con rapine di banditi incappucciati in filiali di Banchette regionali servite da diligenze. Per porre fine al caos di quel periodo, nel 1863 fu istituito un sistema di banche nazionali ma anche questo comportò l’ennesima crisi e la necessità di una profonda riforma del sistema finanziario. In poco tempo si verificarono una serie di crisi economiche, prima fra tutte quella del 1873, che passò alla storia col nome di prima grande depressione, e poi quelle del 1893 e del 1907 che non lasciarono più spazio a soluzioni tampone. Durante l’Ottocento, e in particolare nella seconda metà del secolo, gli Stati Uniti furono protagonisti di una straordinaria espansione territoriale, demografica ed economica che, dopo il primo conflitto mondiale, li portò a subentrare all’Inghilterra come nazione egemone dell’economia mondiale. Gli States come spesso vengono chiamati, si porranno all’avanguardia anche per il progresso tecnologico e dell’organizzazione imprenditoriale. All’inizio dell’Ottocento la popolazione americana superava a malapena i cinque milioni di abitanti, in gran parte concentrati nelle originarie 13 colonie della costa atlantica, mentre alle soglie del ‘900 la popolazione raggiuse quasi i 90, sparsi su un territorio di più di otto milioni di chilometri quadrati con ricchezze naturali e paesaggistiche senza pari. Con l’annessione della California nel 1850 e successivamente dell’Oregon e di Washington, gli Stati Uniti acquistarono la fisionomia definitiva di nazione affacciata sui due oceani. Ma per dare forma ad una banca di emissione nazionale con un consiglio ed un presidente indipendenti dalla politica bisognerà attendere lo scoppio della prima guerra mondiale. Infatti la Banca Centrale Americana più comunemente conosciuta come Federal Reserve System, o più informalmente FED, nacque nel bel mezzo di un panico diffuso che avrebbe potuto comportare la fine del sistema finanziario Statunitense ancor prima del suo definitivo consolidamento.

Ma andiamo per gradi. Tutto iniziò nell’Ottobre del 1907 quando il Dow Jones cadde del 50% dal suo picco dell’anno precedente.  File di persone si precipitarono agli sportelli diffondendo il panico in tutta la nazione e molte banche statali e locali furono costrette a dichiarare bancarotta. Alla base di questo tracollo ci fu la manipolazione del prezzo delle azioni della United Copper Company, una società produttrice di rame. Molte delle banche coinvolte nel progetto speculativo persero una fortuna, subendo perdite immense che si diffusero successivamente a tutto il territorio nazionale. Questo disastro unito ad un panico generalizzato scatenò la corsa agli sportelli. Una situazione che avrebbe potuto essere ancora peggiore se non ci fosse stato l’intervento del finanziere John Pierpont, alias J.P., Morgan, che impegnò grandi somme personali, e convinse gli altri banchieri di New York a fare lo stesso, per sostenere il sistema bancario ormai allo sbando. La situazione lentamente si calmò e si riuscì a fermare l’emorragia. Pochi mesi più tardi il Congresso Americano emanò l’Aldrich–Vreeland Act, che prese provvedimenti per una moneta sotto il controllo statale costituendo una commissione d’intervento, la National Monetary Commission. La Commissione avanzò diverse proposte per l’introduzione di un’istituzione che avesse il compito di prevenire e contenere eventuali crisi finanziarie. Nonostante il partito Democratico fosse inizialmente contrario all’idea, nel novembre del 1912 vincendo le elezioni sia al Congresso che per la Casa Bianca, con l’elezione di Woodrow Wilson, le cose subirono un’improvvisa accelerazione. La proposta di Aldrich fu approvata diventando legge. La FED fu istituita dal Congresso degli Stati Uniti con l’approvazione del Federal Reserve Act il 23 dicembre del 1913 e iniziò le sue operazioni nel 1916. Il Federal Reserve System da quel momento fu costituito da una banca centrale con sede a Washington e da quindici banche regionali nelle principali città del Paese. La nuova istituzione fu posta sotto l’autorità del Governo, che nominava i membri del Federal Reserve Board, il Segretario del Tesoro ed il Controllore della politica monetaria. Sembrava finalmente la soluzione a tutti i problemi. Invece nel bel mezzo di un’atmosfera di euforia economica, sostenuta da una crescita senza precedenti, improvvisamente, nell’Ottobre del 1929, la Borsa di New York crollò inesorabilmente aprendo un periodo di lunga depressione che trascinò dietro sé tutto e tutti.

Negli Stati Uniti fallirono 640 banche e decine di migliaia di risparmiatori finirono sul lastrico. La crisi ben presto dilagò in tutti gli altri paesi occidentali. A questo si accompagnarono una serie di effetti sull’economia reale che decretarono una drastica riduzione degli scambi internazionali crollati in pochi mesi di oltre l’80%. Tutto questo non fu passeggero e divenne il sinonimo del tracollo stesso di un intero sistema economico, industriale ed agricolo. La crisi del ’29 fu dunque, in primo luogo, un’occasione per ripensare alla struttura economica stessa di un capitalismo che aveva fatto il suo tempo e che se avesse voluto continuare a vivere, avrebbe dovuto sottoporsi a una cura da cavallo. L’errore iniziale della Fed fu continuare a contrarre l’offerta di moneta rifiutandosi di salvare le banche in difficoltà a causa della corsa agli sportelli. La crisi aveva mostrato i limiti del sistema. Conseguentemente il Banking Act del 1935 trasformò il Federal Reserve Board, in Board of Governors, che acquisì un potere di controllo sulle banche regionali. Venne inoltre istituito il Federal Open Market Committee (FOMC), il comitato che decide la politica monetaria e in particolare regolamenta i tassi d’interesse. È una struttura privata e indipendente dal governo statunitense, con finalità pubblicistiche e con alcuni aspetti di natura privatistica. La Fed viene considerata una banca centrale indipendente perché le sue decisioni non sono ratificate da alcun organo del potere esecutivo o legislativo. Il Federal System è oggi costituito da una agenzia governativa centrale, il Board of Governors of the Federal Reserve System, con sede a Washington D.C. e composto da 7 governatori nominati dal Presidente degli Stati Uniti e da dodici banche regionali. Sia il Board che le 12 Reserve Bank condividono responsabilità nel campo della vigilanza sugli intermediari finanziari e le loro attività, nonché l’offerta di servizi bancari alle istituzioni creditizie ed al governo. Ma è il FOMC responsabile della definizione delle operazioni di mercato aperto, il principale strumento della Fed per influenzare i tassi di interesse sui mercati monetari e finanziari.  Quindi per rispondere alla nostra domanda iniziale, i membri del Board una volta nominati non possono essere rimossi fino alla scadenza del loro mandato. Come disse un giorno un saggio: “Gli insicuri camminano modesti a testa bassa, gli spavaldi incedono fieri a testa alta: in entrambi i casi il rischio di inciampare è elevato.”

Alex Ricchebuono
Alex Ricchebuono
Alex ha oltre 24 anni di esperienza nel settore dell’Asset Management, vive e lavora tra Milano e Londra ed è Managing Director di New End Associate, piattaforma Inglese per la distribuzione di importanti gestori alternativi internazionali (. Ha ricoperto ruoli di responsabilità Europea in società di primaria importanza tra le quali : Credit Suisse, Janus Capital, American Express e Bnp Paribas. È stato tra i soci fondatori dell’Associazione Italiana del Private Banking e membro del primo consiglio di amministrazione. Insegna all’UPO, Storia ed evoluzione della Moneta. Ha inoltre condotto il documentario MoneyArt per RAI 5.
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